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Un colpo di vento per abbattere le barriere burocratiche Stampa E-mail
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di Simone Togni | presidente ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento)


La definizione del target europeo di incremento delle rinnovabili al 2030 rappresenta, nel dibattito attuale sull’energia, uno dei temi più caldi. L’ANEV ha espresso sin dall’inizio la propria posizione, ritenendo opportuno un innalzamento della quota del 27 per cento indicata dalla Commissione europea ad almeno il 45 per cento e auspicando l’individuazione di un vincolo per i singoli Stati membri.


La consapevolezza che è in atto un cambiamento del sistema energetico mondiale, votato a soluzioni green e sempre più low carbon, unita alla necessità di porre un rimedio ai cambiamenti climatici, spinge a pensare ad un futuro in cui le rinnovabili saranno protagoniste e imprescindibili.
Ciò detto, il raggiungimento di un accordo ambizioso tra gli Stati membri dell’Unione europea, che si auspica sarà ottenuto prima di ottobre, rappresenterebbe un segnale importante perché fornirebbe certezze e stabilità agli investitori nazionali e internazionali, stimolerebbe l’occupazione e renderebbe più sicure le nostre forniture energetiche, fragili e soggette a possibili messe in discussione, come la recente crisi in Ucraina ha dimostrato.


In tale percorso, l’eolico in Italia ha già dato prova di avere una marcia in più e di aver raggiunto maturità, sia dal punto di vista tecnologico e di knowhow (tanto da far diventare l’Italia oramai da alcuni anni esportatrice netta di componentistica), sia dal punto di vista economico (essendo una delle fonti rinnovabili ad aver raggiunto la grid parity e a puntare alla market parity). In tale contesto, va detto che l’eolico, spesso incriminato con le altre rinnovabili di gravare troppo sulla bolletta per il finanziamento degli incentivi, riuscirebbe oggi a reggersi ugualmente, qualora si sostituisse il meccanismo di incentivazione come attualmente concepito con sistemi più moderni di sgravi fiscali e contributi in conto capitale. [...]


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