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IL GIORNALIERO - Ora c’è una riforma della fiscalità in chiave ambientale Stampa E-mail

2 aprile 2014 - Dal 27 marzo è entrata in vigore la legge n. 23/2014, di delega al governo in materia fiscale (Disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita), che prevede, all’art. 15, un disposto specifico per la riforma della fiscalità ambientale. Questa la notizia “pura e semplice”.
Non deve trarre in inganno e nemmeno spaventare il formulario che inevitabilmente sa un po’ di burocratico. Non deve spaventare anche la presenza di una parola, fiscalità, che non incontra da tempo molta simpatia tra imprese e cittadini. Questa la premessa, entriamo, nel merito della notizia. Entro un anno il Governo dovrà adottare, con opportuni decreti legislativi, nuove forme di fiscalità finalizzate a orientare il mercato verso modi di consumo e produzione sostenibili, e a rivedere la disciplina delle accise sui prodotti energetici e sull’energia elettrica, anche in funzione del contenuto di carbonio e delle emissioni di ossido di azoto e di zolfo.
Un provvedimento, quindi, di significativa importanza e che vale la pena di approfondire. Lo fa l’indagine di ECBA Project sui costi ambientali e sanitari delle emissioni dei settori di attività economica in Italia. Lo studio fornisce informazioni preziose a supporto del processo di riforma della fiscalità ambientale, in applicazione del principio “chi inquina paga”, secondo il quale l’imposta ambientale deve colpire il soggetto che inquina (e che, quindi, può decidere se migliorare le proprie prestazioni ambientali, o pagare la tassa) e la base imponibile dell’imposta deve basarsi su un impatto ambientale provato e specifico.
Dall’indagine emerge che la stima totale dei costi esterni associati alle emissioni in atmosfera di tutti i settori di attività nel 2012, famiglie incluse, ammonta a 48,3 miliardi, pari al 3,1 per cento del PIL. Poiché, in base all’ultima indagine dell’Istat, il gettito dell’attuale regime di imposte ambientali, includendo le imposte sull’energia, è stato di 45,5 miliardi di euro nel 2012, il grado di copertura delle esternalità ambientali da parte del fisco è apparentemente molto elevato, pari al 94 per cento.
In realtà, l’analisi di dettaglio condotta da ECBA Project evidenzia forti iniquità fra settori e, soprattutto, l’approccio di valutazione dei costi esterni permette di evidenziare le incoerenze e la scarsità di relazioni fra l’attuale regime di fiscalità e i costi esterni derivanti dai consumi energetici e dalle altre attività inquinanti dei settori economici.

Le note contenute in questa rubrica sono l’anticipazione di un ampio intervento
curato dagli autori dell’indagine, Andrea Molocchi e Donatello Aspromonte
,
che i lettori di Nuova Energia potranno sfogliare nel numero di marzo-aprile.

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