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La città sarà davvero intelligente con una sostenibilità“totale” Stampa E-mail
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di Ugo Farinelli



Vi è chi ritiene (e sono sempre di più) che i sistemi energetici del futuro differiranno da quelli presenti (o del passato) non tanto per le varie tecnologie che vi troveranno posto, quanto per gli aspetti, appunto, di sistema. Vi sono molti buoni motivi per sostenere questa tesi. Il rompicapo più di moda al momento è quello di far fronte a una domanda di elettricità che varia secondo le sue logiche (solo parzialmente prevedibili) con una quota crescente di energia da fonti rinnovabili aleatorie (a loro volta prevedibili con ampi margini di incertezza).
O, se vogliamo, come passare da un mondo fatto di produttori (pochi) e di consumatori (tutti gli altri) a un mondo di prosumer, tutti o quasi produttori e consumatori al tempo stesso (o a farci caso, per chi ha qualche fondamento di termodinamica, a imparare il mestiere dai diavoletti di Maxwell).


Come si configura lo sviluppo delle nostre società post-industriali in un nuovo contesto urbano e come ne saremo coinvolti? A volte si ha l’impressione (e più in Italia che altrove) che siamo troppo occupati a discutere di “porcellum” e di altre simili amenità per accorgerci che il mondo in cui viviamo sta cambiando e la Storia rischia di non toccarci (o meglio, siamo noi a non accorgerci di essere toccati).
A livello mondiale è in corso da poco meno di un secolo la più grande transizione demografica appunto della Storia, che porterà la popolazione mondiale da un livello di poco superiore a un miliardo a poco meno di dieci miliardi di abitanti alla fine di questo secolo (l’orologio demografico delle Nazioni Unite dice che abbiamo raggiunto i sette miliardi di abitanti il 31 ottobre 2011). Questa transizione riguarda quasi unicamente i Paesi in via di sviluppo (PVS) ed è determinata da un crollo del tasso di mortalità (soprattutto infantile) seguito solo a distanza di due o tre generazioni da una corrispondente diminuzione del tasso di natalità. Il tasso di mortalità è diminuito in seguito alla diffusione di norme igieniche, alla disponibilità di nuovi farmaci (specie antibiotici) e alla maggiore disponibilità di cibo.
A questo rapido aumento di popolazione si sovrappone nei PVS un altrettanto vistoso fenomeno di urbanizzazione, cioè di spostamento degli abitanti dalle aree rurali alle città. L’urbanizzazione è la conseguenza di una minore domanda di manodopera nelle campagne dovuta alla modernizzazione dell’agricoltura, dell’offerta di posti di lavoro in città (nell’industria e ancor più nei servizi) e della maggiore accessibilità nelle città, rispetto alle campagne, di servizi di vario genere – inclusi i servizi energetici.


Questa rapida urbanizzazione, per molti versi positiva e necessaria, ha portato anche a una serie di problemi,soprattutto per la rapidità con cui si è manifestata: sovraffollamento delle città, impossibilità di fornire servizi adeguati, insufficiente crescita dell’offerta di posti di lavoro, degrado ambientale, fenomeni di malavita organizzata.
Si sono soprattutto creati problemi dove le città sono cresciute oltre certi limiti, cioè aggregati metropolitani con oltre 10 milioni di abitanti (ce ne sono attualmente una ventina, dipende da come vengono definite le aggregazioni, e il loro numero è in rapida crescita).



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