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Il vicolo cieco della ricerca. L’incipit (potevamo utilizzare la parola italiana attacco, ma il senso poteva essere frainteso...) di questa rubrica che da oltre dieci anni spigola su quanto scrivevano i giornali di 20 anni or sono non poteva essere diverso. Non solo perché il numero in oggetto di Nuova Energia proprio alla ricerca è dedicato, con uno sguardo prospettico e tante, tante speranze. Ma, soprattutto, perché l’analisi dura ma non certo impietosa, del Corriere della Sera del 26 febbraio 1994 è di una straordinaria (e dunque inquietante) attualità.


I nodi di quel vicolo cieco appaiono per la maggior parte non sciolti; e in alcuni casi ancora più intricati di ieri. Ecco alcuni passaggi evidenziati dal quotidiano. Uno dei paradossi principali che caratterizza la ricerca italiana è il progressivo invecchiamento dei ricercatori universitari, la cui età media si aggira ormai sui 48 anni. [...] Il dottorato in Italia non è ancora riuscito a decollare e i risultati nonostante le grandi aspettative sono alquanto deludenti. L’istituzione italiana del dottorato di ricerca è avvenuta imitando il modello angloamericano, senza considerare che in Inghilterra e in USA il dottorato costituisce l’effettiva strada maestra per entrare nella ricerca. […] In Italia invece per i giovani laureati non esistono canali chiaramente definiti per accedere alle attività di ricerca. [...] Da tutto ciò hanno origine molti dei mali endemici di cui soffre la ricerca italiana afflitta da sprechi di risorse, duplicazione delle attività, bassa produttività. [...] Ecco quindi il rosso fisso della nostra bilancia tecnologica. Domandina cattiva: quanti governi si sono succeduti in questi 240 mesi e che cosa è cambiato?


Tant’è, allora come oggi le preoccupazioni sembravano essere altre non solo tra gli scranni dei politici ma anche tra coloro - vedi settore produttivo - che in linea del tutto teorica dovrebbero essere i più interessati dallo stato di salute del comparto ricerca e innovazione. Il nostro incubo? L’ingovernabilità. È sempre il Corriere della Sera (del 7 gennaio) a dar voce alle preoccupazioni dei manager italiani in merito all’evoluzione della situazione economica (toh, anche nel 1994 l’Italia sognava la ripresa e l’uscita dal tunnel). Crisi di governo, elezioni anticipate, conflitti socio-sindacali, congiuntura sfavorevole, crescita dell’inflazione e della disoccupazione, debito pubblico, sono segnalati come le bestie nere e gli incubi del business. Strano non aver citato anche lo spread o lo strapotere tedesco...


In campo energetico sembra esserci grande fermento sulla e-mobility.[...]


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