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La maledizione dell’ultimo miglio? Stampa E-mail
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di Michele Governatori| presidente Aiget




Quando nella scorsa primavera in Aiget (l’Associazione dei grossisti e trader di energia italiani) c’è stato da predisporre la nuova edizione del position paper, non ho visto dubbi da parte degli associati: i rapporti tra venditori e distributori di energia sarebbero stati la nostra maggiore area di attenzione e pressione. Mi sembra che in ciò abbiamo in qualche modo precorso i tempi...
Infatti, per esempio, vedo in questi giorni un appello condivisibile in materia di un gruppo di aziende anche non associate; allo stesso tempo il tema della qualità delle misure è “esploso” su blog e giornali online, come Linkiesta. Anche la stampa generalista su carta - con l’Espresso - si è occupata della questione, mentre dal canto suo il Parlamento, soprattutto grazie ad alcuni deputati della Commissione Attività Produttive della Camera, è sensibilizzato in modo crescente. Dunque, cosa preoccupa i venditori di elettricità e gas rispetto al rapporto con i distributori?


Di alcuni aspetti hanno già scritto proprio su questa testata Massimo Protti e Filippo Giusto (vedi numero 4|2013 - Grossisti, il pericolo non è il nostro mestiere). Ci sono questioni legate soprattutto all’assetto competitivo del mercato, altre alla qualità del servizio. Partiamo dalle seconde.
Le forniture di energia funzionano bene se funziona bene tutta la filiera. E se la continuità del servizio da tempo non è più una questione, per fortuna, lo sono ancora invece la qualità e tempestività delle misure e l’affidabilità delle interruzioni per morosità. Senza misure sicure dai distributori, i venditori non sanno quel che vendono e sono costretti a fatturare in acconto. Senza tempestività nelle interruzioni per morosità (è un problema soprattutto nel gas) i venditori – e in ultima analisi l’intero sistema – sono esposti a scoperti evitabili.


E attenzione: i soldi che il venditore deve comunque pagare anche se non pagato non sono solo quelli relativi all’approvvigionamento dell’energia intermediata (cosa questa normale). Ma anche quelli degli oneri di sistema (che valgono metà della bolletta di un piccolo cliente), comprese componenti puramente fiscali e parafiscali che non hanno nulla a che vedere con il servizio energia. Per questi oneri il venditore è del tutto assimilabile a un esattore.
Ebbene: quale esattore risponde in solido con il debitore (e fornisce le relative garanzie, salvo essere buttato fuori dal mercato) e non ha un aggio riconosciuto? E in più è anche lasciato solo da tutti gli altri operatori della filiera? (Provate a chiedere a un distributore, o al gestore della rete di trasmissione, di darvi una mano a recuperare un credito anche per la sola parte di remunerazione delle reti…).


E poi c’è la categoria dei vulnus alla concorrenza. Oggi distributori e venditori dello stesso gruppo operano con lo stesso marchio, il che aumenta il rischio di esposizione a comportamenti scorretti di agenti di vendita che possono approfittare della confusione con un ruolo legato alla sicurezza della fornitura (quello del distributore) per entrare in casa a fini commerciali.
E ancora: l’accesso ai dati anagrafici e di misura, dati originariamente in mano ai distributori, deve essere reso identico per operatori societariamente integrati o meno con distributori, completando l’attivazione del Sistema Informativo Integrato di Acquirente Unico.


Infine, e questo è un tema un po’ più “di frontiera”: occorre permettere ai venditori di accedere ai dati dei misuratori smart, anche quelli che oggi il distributore stesso non utilizza né raccoglie ai fini della fatturazione. Un accesso che verosimilmente sarà non centralizzato, ma legato alla possibilità, per esempio, di un impianto di domotica di interfacciarsi con il contatore intelligente installato nell’edificio. Non è una cosa da poco, ma credo che prima o poi dovremo affrontarlo dal punto di vista tecnologico e regolatorio. E chi gestisce gli apparecchi, per il bene del mercato, non dovrà chiamarsi fuori.

 
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