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di Piero G. Maranesi| subcommissario ENEA e presidente RSE



Avvicinandosi la scadenza del commissariamento di ENEA, decretato quattro anni fa in attesa di un provvedimento di riorganizzazione dell’Agenzia tuttora da definirsi, ho ritenuto di esporre in una relazione indirizzata al Ministro dello Sviluppo Economico il mio personale punto di vista sulla riorganizzazione.
Ho tratto elementi di valutazione oltre che dalle esperienze in ENEA, in RSE e in Università, anche da approfondimenti sulle configurazioni e sulle modalità operative delle strutture di ricerca adottate in altri Paesi industrializzati e mi sono convinto che la riorganizzazione non debba rimanere confinata entro l’attuale perimetro dell’Agenzia, ma attuata nel contesto di un riassetto complessivo della ricerca pubblica italiana.


La relazione ha così assunto il carattere di un’ampia proposta che parte dalla constatazione che l’assetto attuale della ricerca italiana - costruito dal Dopoguerra a oggi - non palesa un sottostante disegno complessivo e nella sua disorganicità impedisce di attuare interventi di adeguamento alle dinamiche dell’innovazione che si rendono necessari per un Paese che intenda rimanere nel novero di quelli sviluppati.
In tutte le nazioni avanzate c’è consapevolezza che gli apparati di ricerca sostenuti con fondi pubblici hanno, sia pure in misure diverse, mancato gli obiettivi dell’applicazione, del trasferimento tecnologico e del ritorno nuova energia 1-2014 economico degli investimenti. Con particolare attenzione alla tempistica operativa, si sta procedendo all’introduzione di correttivi e di modifiche che possano sottrarre alle imprese multinazionali high-tech il sostanziale monopolio dell’innovazione tecnologica spesso accuratamente tutelato con un intrico di brevetti.

In Italia, prima di far questo occorre dare organicità all’impianto della ricerca pubblica, costruire la “casa” che la ricerca non ha mai avuto. [...]

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