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Nucleare, una ricerca proiettata nel futuro Stampa E-mail
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di Roberto Adinolfi| amministratore delegato Ansaldo Nucleare



Quando si parla di nucleare in Italia, e in particolare di ricerca nel settore, non è affatto scontato dover utilizzare i verbi al passato remoto. Per una realtà come Ansaldo, infatti, il nucleare non è soltanto una storia lontana. È il presente – pur nelle dimensioni ridotte che esso ha nel perimetro complessivo di Ansaldo Energia – e ambisce, per la sua parte, a contribuirne al futuro, nella convinzione condivisa che questa tecnologia avrà un suo posto, a livello mondiale, nel panorama energetico di lungo termine.
Ansaldo Nucleare, cresciuta come soggetto capace di operare su vari mercati e in più segmenti, reagisce quindi alla situazione post Fukushima affacciandosi in nuovi Paesi (Argentina, Regno Unito) e puntando su attività di miglioramento della sicurezza e prolungamento vita, oltre che sul decommissioning. Facendo perno ancora una volta sulle sinergie con Ansaldo Energia, ha acquisito nel 2012 contratti per circa 100 milioni di euro, il miglior risultato dei suoi ultimi venticinque anni di attività!


E per il futuro? Il nucleare continua ad essere una fonte energetica alla quale la maggior parte dei Paesi industrializzati ed emergenti guarda con attenzione, nell’ottica di una crescita sostenibile che ovviamente nulla può sottrarre alle esigenze della sicurezza. E continua inoltre a essere un formidabile incubatore di nuove tecnologie: nuovi tipi di reattori a fissione si affacciano all’orizzonte, mentre la stessa fusione è oggi una realtà, almeno a livello di grandi macchine sperimentali. Ansaldo Nucleare è già presente su questi nuovi fronti, con i suoi studi sui reattori veloci a sicurezza passiva, piuttosto che con la fornitura del Vacuum Vessel, il componente più rilevante di ITER, il più grande impianto sperimentale a fusione nucleare del mondo progettato per dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica dell’energia da fusione.


Il 18 dicembre scorso è stato firmato a Bucarest, alla presenza del ministro romeno delegato per l’Energia, Costantin Nita, l’atto costitutivo del Consorzio FALCON (Fostering ALfred CONstruction) tra i rappresentanti di Ansaldo Nucleare, ENEA, e l’Istituto di Ricerca Nucleare ICN. Questa firma costituisce il primo passo verso la realizzazione in Romania di un reattore nucleare dimostrativo di quarta generazione raffreddato a piombo liquido.
ALFRED - Advanced Lead Fast Reactor European Demonstrator, questo il nome dell’impianto dimostrativo, rappresenta la soluzione emersa dalle attività di ricerca europee, e in particolare italiane, sviluppate per far fronte alle problematiche di sicurezza degli impianti nucleari in caso di eventi estremi. Esso è infatti un reattore interamente basato su sistemi di sicurezza passivi, che non necessitano di fonti di energia esterna (diesel o altro) ma sfruttano le ottime caratteristiche del piombo liquido per assicurare la refrigerazione del combustibile in circolazione naturale. I reattori di quarta generazione si prefiggono inoltre di sfruttare efficientemente il contenuto energetico del materiale fissile e di riciclare le scorie all’interno del reattore stesso, riducendo così drasticamente la quantità di rifiuti radioattivi a lunga vita.


La collaborazione tra Italia e Romania nel settore nucleare ha una storia più che trentennale: Ansaldo Nucleare ha avuto un ruolo fondamentale nella realizzazione delle prime due unità di tipo CANDU (reattori ad acqua pesante) della centrale di Cernavoda, collaborando con i detentori canadesi della tecnologia e con numerose industrie romene. Oggi l’impianto di Cernavoda produce il 20 per cento del fabbisogno elettrico del Paese e ne è previsto un raddoppio (per il quale ancora una volta Ansaldo Nucleare si è candidata).
Per consentire al gruppo Ansaldo Energia di continuare a disporre dell’asset tecnologico rappresentato dal nucleare bisognerà puntare, anche per il futuro, sui caratteri distintivi sui quali ci si è basati sin qui: efficienza gestionale, innovazione tecnologica, internazionalizzazione. Ma, prima di ogni altra cosa, sul fattore umano: su quel mix di esperti e di giovani (oggi più del 50 per cento dell’azienda) che credono che una sfida come questa valga la pena di essere affrontata, nell’interesse dell’azienda, ma ancor più del Paese.

 
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