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di Federico Santi



“Come si cambia, per non morire...” constatava la Mannoia nel lontano 1984, mentre Carl Lewis vinceva 4 medaglie d’oro alle olimpiadi di Los Angeles, Bruce Springsteen pubblicava “Born in the USA”, Indira Ghandi veniva uccisa da due guardie della sua scorta, moriva Enrico Berlinguer, il cattolicesimo cessava di essere religione di Stato, Carlo Rubbia riceveva il premio Nobel per la fisica, Arnold Schwarzenegger appariva sul grande schermo con Terminator, sir Richard Branson lanciava la prima compagnia aerea low-cost della storia, la Virgin Atlantic, al Tampa Stadium in Florida, durante il diciassettesimo Super Bowl – Washington Redskins contro Los Angeles Raiders – la Apple di Steve Jobs introduceva per la prima volta il computer Macintosh: “On January 24th, Apple will introduce Macintosh. And you’ll see why 1984 won’t be like 1984”.


Questo elenco non è un giro nei (meravigliosi) ricordi di chi all’epoca viveva intensamente i suoi tredici anni, bensì un monito, ben riassunto dal commercial di una famosa assicurazione: “Because change happens”. I cambiamenti accadono. Non sembra, non sempre ne siamo coscienti, non sappiamo prevederne la portata, talvolta ci rifiutiamo di vederli, ma, che lo vogliamo o no, accadono. Potremmo mai immaginare un mondo senza Mac (o senza Windows, che da esso deriva) o un aeroporto senza low-cost? Eppure, nel 1984, trenta anni or sono, il mondo era così. Quanto è cambiato? Potevano IBM o Alitalia prefigurarsi le rivoluzioni che Apple e Virgin Atlantic avrebbero portato nel loro business?


Eppure, proprio gli antitetici casi di Alitalia ed IBM illustrano l’importanza di essere sensibili ai cambiamenti, aperti e pronti a reagire: la prima, del tutto insensibile alla scomparsa del monopolio, alla insostenibilità del protezionismo, alla rivoluzione del settore, è arrivata sull’orlo di una bancarotta vergognosa; la seconda, il più grande gruppo informatico del mondo, in pochi anni ha cambiato totalmente missione (“mai più solo hardware”) ed è oggi ventesima nella classifica Fortune 500. Ecco un esempio di come si cambia per non morire. “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi” sentenziava Tancredi ne Il Gattopardo: curiosamente, IBM l’ha capito bene, Alitalia per niente.


Vengo al punto. Nel 2008, le venti maggiori utility europee valevano nel complesso un trilione di euro; oggi, valgono meno della metà. In cinque anni è andato in fumo oltre mezzo trilione di euro. Nello stesso periodo, la perdita di valore delle banche europee è stata inferiore. Il fatturato complessivo di E.ON, la più grande utility tedesca, è diminuito di un terzo dal 2010 ad oggi; RWE, la seconda nella lista, ha seguito la stessa sorte. Il valore delle azioni di E.ON. si è ridotto del 70 per cento in cinque anni. Un’azione ENEL superava i sei euro all’inizio del 2008, oggi supera di poco i 3 euro. Le azioni di GDF Suez, il maggior produttore di energia elettrica al mondo, si scambiavano a 30 euro nel 2008, oggi bastano 15 euro. E così via discorrendo, sulle utility europee si è abbattuto un tifone di proporzioni inimmaginabili. [...]


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