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L’Italia ci mette poca energia nella ricerca Stampa E-mail
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di Edgardo Curcio



Si è tenuto recentemente all’ENEA un convegno sul tema La Ricerca energetica in Italia: nodi e prospettive, dove è stato fatto un quadro di quanto spendiamo per ricerca e sviluppo in generale e quanto, specificatamente, per la ricerca nel settore energetico. Pochi i dati statistici e non sempre coerenti fra loro. In particolare, mentre esistono dati sul settore pubblico, mancano totalmente quelli sul settore privato. Una prima analisi è stata fatta sulla spesa totale di ricerca e sviluppo in Europa, che risulta nel 2010 - in base ai dati Eurostat - pari al 2,09 per cento del PIL (contro un obiettivo del 3 per cento dal Trattato di Lisbona) conuna graduatoria di Paesi che vanno dal 3,5 per cento del PIL (Finlandia) allo 0,5 (Cipro).
L’Italia in questa graduatoria si pone - sempre nel 2010 - nelle ultime posizioni con un 1,27 per cento di spesa sul PIL, poco prima di Lituania, Malta, Croazia e Grecia. Sempre secondo questi dati, la spesa delle imprese rappresenterebbe lo 0,68 per cento del PIL e la spesa pubblica lo 0,59; quindi con una prevalenza della spesa privata su quella pubblica.

Secondo i dati ISTAT la spesa di R&S in Italia nel 2011 è scesa ancora, perché è passata dal citato rapporto sul PIL dell’1,27 per cento a 1,25 con un valore totale di 19,8 miliardi di euro. Questa cifra è sostenuta per il 42 per cento - e cioè 8,3 miliardi di euro - dal settore pubblico (soprattutto Università) e per 11,5 miliardi di euro, pari al 58 per cento, dal settore privato (principalmente imprese).[...]


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