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Cinque domande pedalando tra i chilowattora Stampa E-mail
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di Davide Canevari



GIOCO-QUESTIONARIO PROPOSTO DA NUOVA ENERGIA AI VISITATORI DI KEY ENERGY-KEY WIND




La mobilità sostenibile e le piste ciclabili non c’entrano nulla, anche se l’unità di misura è la pedalata. Durante la tradizionale trasferta di inizio novembre a Rimini per il salone Key Energy-Key Wind, come ogni anno Nuova Energia ha voluto proporre ai visitatori del proprio stand una sorta di curioso gioco-questionario.
Immaginate che l’unico modo per generare l’elettricità consumata nelle nostre case sia quello di pedalare e accumulare l’energia così prodotta per poi utilizzarla in un secondo tempo. Dunque, staccate il contatore e iniziate a ragionare solo in termini di muscoli, calcolando quanta fatica occorre impiegare per poter alimentare elettrodomestici o apparecchi di uso comune. Questo spunto è stato tradotto in un questionario di cinque domande; per ciascuna sono state proposte quattro diverse alternative in termini di ore o minuti passati ai pedali. Dunque: quanto dovrebbe pedalare un adulto di sana e robusta costituzione per...

fare un ciclo completo con la lavatrice a 60 °C;
lavorare per due ore al computer connesso a internet;
ricaricare un cellulare di ultima generazione;
tenere in funzione il frigorifero per un mese;
accendere una lampadina da 60 W per un’ora intera.

Prima di andare oltre, invitiamo anche il lettore a cimentarsi con il gioco, compilando il questionario che trova pubblicato clliccando qui o sull'immagine in pagina.


Fatto? Allora possiamo procedere, evidenziando le ipotesi di partenza che hanno poi generato le “soluzioni” alle domande. Possiamo immaginare che un adulto ai pedali di una normale cyclette da palestra possa generare circa 120 watt di potenza. Un uomo che pedala per un’ora intera - presumibilmente non alla massima velocità per tutti i 60 minuti - può quindi produrre un quantitativo di energia pari a circa 100 Wh, ovvero 0,1 kWh (stiamo naturalmente ragionando in termini di ordine di grandezza). Tanto? Poco? Dipende chiaramente da cosa occorre fare...


Partiamo proprio dal carico in lavatrice. La scelta di un ciclo a caldo - il grosso del consumo lo fa la resistenza, necessaria per il riscaldamento dell’acqua - comporta un fabbisogno di circa 1 kWh. Quindi il nostro uomo dovrebbe pedalare per una decina di ore ininterrottamente prima di poter stendere il bucato. Certo, se si optasse per un ciclo a freddo il consumo potrebbe calare sensibilmente, ma la nostra ipotesi di partenza era quella di un lavaggio più impegnativo (lenzuola, asciugamani & co, tanto per intenderci).
Frigorifero: nota dolente. Questo elettrodomestico sembra sonnecchiare in un angolo delle nostre cucine, innocuo e poco esigente in termini energetici. E invece è una macchina piuttosto energivora, che ci costringerebbe ad un superlavoro a tempo pieno! Anche considerando i moderni apparecchi di classe A, occorre stimare un consumo annuo di circa 250 kWh. La nostra ipotesi di partenza era quella di usarlo un mese intero, quindi di confrontarci con un fabbisogno di circa 20 kWh, il che si traduce in ben 200 ore di pedalata. Bisognerebbe insomma dedicare 8 ore il giorno per 6 giorni la settimana solo per poter tenere in fresco le nostre pietanze e bevande. Decisamente meglio riattivare il contatore!


Ce la caviamo più a buon mercato con PC e cellulari. Infatti, anche se i tempi di ricarica casalinghi di un cellulare sono lunghi, il consumo di questo apparecchio è piuttosto ridotto. Diciamo che 8/10 watt dovrebbero bastare per una ricarica completa. Il nostro pedalatore da 100 wattora se la cava quindi con pochi minuti di fatica. Quanto al computer, lavorare al PC portatile per due ore significa assorbire - sempre come ordine di grandezza - circa 100 wattora (l’ipotesi è quella di un consumo nell’ordine dei 50 watt l’ora) e quindi pedalarne una, minuti più minuto meno.
Infine, la nostra vecchia, tradizionale, ormai bandita, lampadina a incandescenza da 60 W. Qui il conto sembra essere più facile. Occorre infatti pedalare una quarantina di minuti. Se in un’ora genero 100 Wh, in 40 minuti ne produrrò tra i 60 e i 70, sufficienti appunto per tenere ben accesa la mia lampadina.


Morale? In un mondo immaginario - e non certo auspicabile - nel quale dovessimo cominciare a pedalare per garantirci il comfort domestico al quale siamo abituati, occorrerebbe avere a disposizione di ciascuna utenza domestica numerosi “pedalatori” a tempo pieno (8 ore il giorno, weekend compreso) solo per poter utilizzare qualche elettrodomestico e accendere alcune lampadine. Posto in altri termini, quando il nostro contatore da 3 kW eroga il massimo della potenza nominale, ci vorrebbero (teoricamente) 30 robusti pedalatori in movimento per sostituirlo. Tutto ciò solo per dire: teniamoci ben stretta l’energia elettrica e, ogni tanto, proviamo a riflettere su quanto sia prezioso, insostituibile (e per nulla scontato) il suo apporto!

             
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La risposta vale... una candela

Tutto nasce nel 2011. Nuova Energia in quella edizione di Key Energy decise di ricompensare i visitatori del suo stand (anche in quel caso era prevista la compilazione di un breve questionario) offrendo loro un caffè. Il lascito di oltre un centinaio di capsule esaurite da smaltire... tornò buono l’anno successivo.
Quei piccoli contenitori metallici colorati - e gli altri che quotidianamente produce la nostra redazione - si trasformarono in un portachiavi (rigorosamente confezionato a mano e dalle nostre mani), ovvero nel “gadget 2012”, destinato a tutti coloro che accettavano di giocare con noi. Un successone; che ha trovato una recente replica durante il salone Smart Energy Expo di Verona nell’ottobre di quest’anno.
Ma siccome (anche) l’innovazione è l’anima del commercio... non potevamo certo presentarci a Ecomondo 2013 con qualcosa di già visto! E allora ecco l’idea: utilizzare la cialda in alluminio del caffè, recuperata dopo l’uso, svuotata, ripulita, riempita di cera, e infiocchettata con della rafia colorata così da realizzare una piccola candela. il trionfo della sostenibilità e del concetto di chilometro zero, dato che tutti i caffè sono stati sorbiti in redazione e rappresentano una commodity inesauribile, la cui domanda di solito è inversamente proporzionale all’andamento dell’economia...










A questo punto ci si è accesa una lampadina: proseguire il nostro giocoquestionario aggiungendo uno spunto ulteriore. diamo una chance in più alle nostre abitazioni prive di energia elettrica: oltre all’uso dei pedali è consentito anche quello delle candele. ebbene - cari visitatori del nostro stand - provate a immaginare quanti di questi “lumicini” occorrerebbe accendere per sostituire una tradizionale lampadina a incandescenza da 60 W. Quattro le ipotesi suggerite:
basta una singola candela;
ce ne vogliono almeno 10;
da 30 a 40;
non meno di 60.
Anche in questo caso - prima della soluzione - l’invito a cimentarsi con la domanda è esteso ai lettori (ma qui la sfida è più difficile, in quanto non possono toccare con mano la candelina).
Ebbene, una candela che può essere contenuta nel palmo di una mano, come quella oggetto del nostro gadget, produce l’equivalente di una lampadina ad incandescenza da 1 solo W. Quindi ne servirebbero effettivamente almeno 60 per arrivare alla fatidica soglia dei 60 W. Per le nuove lampade a basso consumo energetico il confronto è meno diretto; per questo non le abbiamo prese come parametro di riferimento.
E le risposte? Il 12 per cento del campione interpellato, con un eccesso di ottimismo, ha pensato a un ipotetico pareggio: basta una candela per fare una lampada! Solo il 18 per cento ha invece “acceso” la risposta esatta “ce ne vogliono almeno 60”; ma conforta che la maggioranza (il 43,5 per cento) non è andata poi così lontano da una valutazione corretta, scegliendo l’opzione “da 30 a 40 candele”.

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Ma come hanno risposto i visitatori del nostro stand? Che livello di consapevolezza hanno mostrato sul tema? Per certi versi è andata meglio del previsto, anche se non sono mancate le sorprese e di sicuro nessuno dei rispondenti si era mai posto il problema (almeno nei termini da noi suggeriti). La Tabella pubblicata mostra, nel dettaglio, come si sono distribuite percentualmente le opinioni dei 124 soggetti che hanno accettato di partecipare al nostro gioco-sondaggio. In rosso è evidenziata la risposta corretta (in base alle ipotesi di partenza).

Ed ecco alcune brevi considerazioni:
Lavatrice. I consumi di questo elettrodomestico - secondo i presupposti da noi presi in esame – sono stati nel complesso sottostimati. Meno del 30 per cento degli interpellati ha optato per le “dieci ore”, mentre la maggior parte delle risposte si è concentrata sulle cinque ore. Colpisce il fatto che ben un quarto del (pur ridotto) campione intervistato abbia fortemente sottovalutato il fabbisogni di un ciclo a caldo, orientando la propria risposta sull’ipotesi di un’ora o anche meno.

Computer. Forse perché si tratta davvero di un bene di uso comune, con il quale ognuno di noi ha a che fare quotidianamente, il PC è stato ponderato in maniera decisamente più corretta. La maggioranza delle risposte (il 41 per cento) si è effettivamente orientata sull’opzione “un’ora”. Solo una parte marginale - meno del 6 per cento - ha stimato sufficienti dieci minuti, allontanandosi quindi sensibilmente dalla realtà delle cose.

Cellulare. Senza volerlo, questa domanda conteneva un “trabocchetto tecnologico” legato alla nostra esperienza quotidiana. Infatti, la maggior parte dei rispondenti è partita dalla durata di una ricarica tradizionale, concludendo che il passaggio “dalla spina al pedale” non poteva certo accelerare i tempi. E infatti la maggioranza delle risposte (nel complesso più del 70 per cento) si è concentrata nella fascia “un’ora-mezz’ora”. Meno di un terzo del campione ha invece saputo ragionare in termini di minuti e ha quindi azzeccato la stima.

Frigorifero. Non ha tratto in inganno, invece, la domanda su questo elettrodomestico. La consapevolezza che si tratta di uno strumento tanto indispensabile quanto energivoro (nonostante gli evidenti sforzi di effi- cientamento delle ultime generazioni di prodotto) è risultata piuttosto diffusa... e a dire il vero superiore alle aspettative. 44 risposte su cento sono andate a colpo sicuro sull’ipotesi “200 ore” e altre 37 sono rimaste nei paraggi, optando per le 50 ore. Tutto sommato marginale - meno del 20 per cento - il peso specifico delle valutazioni clamorosamente errate.

Lampadina. Qualcuno ci ha tirato le orecchie per aver scelto una tradizionale a incandescenza e non qualcosa di più moderno (led compresi). Nessuna nostalgia del passato da parte nostra, ma solo il tentativo di non complicare la vita ai rispondenti che, nonostante tutto, dovrebbero ancora avere maggiore dimestichezza con le vecchie generazioni di lampade. Malgrado la suddetta precauzione, questa domanda è stata quella che, per certi versi, ha messo più in difficoltà. Le risposte si sono infatti spalmate tra le quattro opzioni temporali suggerite in maniera tutto sommato omogenea, con una leggera prevalenza (32 per cento) dell’opzione “20 minuti” e un quasi pareggio tra le alternative “40 minuti” e “un’ora”.


A consuntivo, resta una grande soddisfazione di fondo. Molti dei rispondenti, dopo aver compilato la scheda e verificato i risultati, hanno chiesto una o due “copie in bianco” del questionario per poi riproporlo a casa, coi colleghi, o a scuola... Insomma, la nostra non sembra essere stata una pedalata inutile!

 
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