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Con gli stereotipi non si fa un passo avanti Stampa E-mail
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di G.B. Zorzoli



Ho dedicato un recente articolo su questa rivista ai mutamenti che la spesso citata, ma molto meno compresa affermazione “nel mondo dell’energia siamo in presenza di un cambio di paradigma”, sta già provocando; l’antipasto di quelli che si verificheranno nel prossimo futuro.
La frequenza con la quale, parlando di energia, si continuano a utilizzare argomentazioni ormai ridotte a meri stereotipi, conferma il divario che purtroppo continua a persistere fra la realtà, così com’e e come si evolve, e la visione datata che molti ne hanno. Divario che si traduce in proposte inadeguate o addirittura di segno contrario a quelle richieste per risolvere positivamente le situazioni più problematiche.


A una prima famiglia di stereotipi sono riconducibili le molteplici varianti dell’affermazione sono sempre possibili soluzioni non conflittuali che, declinata nello specifico energetico, obbliga a spazzare sotto il tappeto i problemi che altrimenti impedirebbero la presunta armonia universale. Ne ho avuto la riprova qualche giorno prima della stesura di questo articolo, quando in un convegno il responsabile per il settore energia di un’importante istituzione finanziaria internazionale ha utilizzato lo schema riportato in Figura per sostenere che era possibile perseguire i tre obiettivi (costo dell’energia, sicurezza energetica, sostenibilità ambientale) senza penalizzarne alcuno.


Proprio mentre lo ascoltavo, l’IPCC rendeva nota la sintesi per i decisori politici del suo V Rapporto, dove si legge che The atmospheric concentrations of carbon dioxide (CO2), methane, and nitrous oxide have increased to levels unprecedented in at least the last 800,000 years. CO2 concentrations have increased by 40% since preindustrial times, primarily from fossil fuel emissions and secondarily from net land use change emissions.
E che it is extremely likely that human influence has been the dominant cause of the observed warming since the mid-20th century (extremely likely per l’IPCC equivale a una probabilità fra il 95-100 per cento che l’ipotesi sia corretta; nel IV rapporto l’ipotesi era solo very likely). [...]



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