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Ero bambino e ricordo che un giorno arrivò la bolletta dell’ENEL. Mio nonno l’aprì e disse: “Belin è aumentata la luce”. Allora salì su una sedia e tolse una lampadina dal lampadario. “E così siamo pari”. Ecco, questa è la scuola di pensiero economico che mi è più affine. Parola di Beppe Grillo affidata alle colonne del Corriere della Sera del 4 ottobre 1993. Nell’articolo (La Grillonomics) a sei colonne il noto comico genovese dissertava, appunto, di economia, di consumi, di risparmio, di politica (indirettamente anche di energia...) e caldeggiava una curiosa proposta: Facciamo le elezioni. Ma non quelle politiche: è inutile eleggere i politici perché non contano più nulla. Noi dovremmo votare gli imprenditori. Teniamo chi fa prodotti utili, economici, non inquinanti. Gli altri li mandiamo via. Come si cambia... canterebbe la Mannoia. Ma davvero poi si cambia?


Limitata l’attenzione allo scenario italiano, e vista la realtà tricolore con gli occhi di Stilus, la risposta non può che essere un laconico “no, non si cambia”. Esattamente 20 anni fa, l’economia viveva gli stessi problemi di oggi e con i medesimi attori. Qui bisogna Alitagliare. Ormai usati tutti gli strumenti finanziari per contenere il passivo. Adesso si deve affrontare il vero problema; la riduzione dei costi (Corriere della Sera, 4 ottobre); Alitalia in picchiata. Migliora il servizio ma esplodono le perdite (Sole 24 Ore, 11 ottobre); Miniere, Sulcis in fundo. In cinque anni 60 aziende sono andate in crisi (Sole 24 Ore, 7 ottobre); Sulle ristrutturazioni dell’Ilva aperture di Bruxelles a Roma (Sole 24 Ore, 22 settembre); Taranto, a picco le iniziative per creare alternative all'acciaio. Si trattava di 28 iniziative industriali alternative all’acciaio che avrebbero dovuto dare lavoro a 3.654 addetti. A tutt’oggi di quelle proposte ne sono state realizzate o avviate soltanto sei per una occupazione totale che non supera le 300 unità (Sole 24 Ore, 23 settembre); All’Ilva 6.400 esuberi in più. Acciaio in crisi: in totale i tagli riguarderanno 11.500 dipendenti (Corriere della Sera, 2 ottobre).

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I toni del dibattito - in tv, nella politica, in economia, nel sociale - sono sempre più accesi, sopra le righe (già allora, figuriamoci adesso!) e nuova EnErGia 5-2013 1993 Settembre ottobre questo spinge Francesco Alberoni a un commento che – tanto per cambiare – meriterebbe anche oggi la prima pagina (20 anni fa lo pubblicò il Corriere della Sera, il 4 ottobre) o un messaggio tv in prima serata a reti unificate. Purifichiamo il linguaggio, la violenza è contagiosa. La violenza sta lentamente penetrando nelle fibre della nostra società. (…) È violenza verbale, simbolica. La gente si diverte alle risse, agli insulti. Gode sentendo lanciare le accuse più infamanti. Va in estasi per una satira malvagia che a turno colpisce tutti, degrada simboli e istituzioni. Ma la violenza non è un gioco. Le guerre incominciano proprio così, come violenza verbale.


Ma vogliamo finalmente arrivare all’energia o almeno a qualcosa di tematicamente più affine come l’ambiente, l’acqua, i rifiuti? Certamente, ma senza troppe aspettative. Come già detto in varie occasioni nei mesi precedenti, questi temi vengono più che altro toccati di sponda: si parla di impianti in crisi o da riqualificare, di progetti bloccati o da rilanciare, di querelle politiche più o meno legate all’evolvere delle inchieste per Tangentopoli, di questioni burocratiche o amministrative. Si vagheggia e vaticina sul futuro (La fusione arriverà prima del previsto. A colloquio con il fisico italiano del MIT impegnato a realizzare il sogno dell'energia pulita e inesauribile - Corriere della Sera, 26 settembre). Ma di una seria e concreta riflessione sulla politica energetica o ambientale (in chiave nazionale e internazionale) neppure l’ombra. [...]



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