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di Michele Governatori




             
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Derrick
(riserve non convenzionali) inizia oggi su Nuova Energia un esperimento a puntate.
Un racconto, che non so bene dove andrà a parare a dire il vero (ma poi la vita non è forse così? E questo dev’essere un racconto verosimile…), ma che di sicuro nell’ambientazione avrà molti elementi che si riferiscono al mondo di questa rivista e di chi la legge: l’energia.
Il mio obiettivo non è camuffare aziende e personaggi reali del nostro settore per parlare liberamente di loro, ma lanciare qualche idea o provocazione o ipotesi molto pop su come potrebbe funzionare l’energia tra, diciamo, vent’anni. Non su come penso che funzionerà, di questo non ne ho idea, faccio solo ipotesi un po’ a ruota libera. Attraverso un racconto.
Del resto ho scritto romanzi, ci ho perso le notti per anni, evidentemente la narrativa letta e scritta è un pallino nella mia vita. Non è che uno nasce e muore nel suo lavoro “normale”. Vediamo se, almeno nell’evasione di queste pagine, riesco a confondere queste mie due facce.
_______________________________________________________________Michele Governatori

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PUNTATA 1

Elisa dice che imporglielo non funzionerebbe. No. Devo invece essere suadente, far notare a Marta a cosa andrebbe incontro nell’uno e nell’altro caso, in modo che sia lei stessa, Marta, a scegliere alla fine la strada giusta: una vita normale, oppure Igor e la diseredazione?
“Sei o non sei un padre moderno?”, incalza Elisa, “Insegni o non insegni Innovazione al corso serale dell’Università della Bassa Etruria?”.
Sì, sono un padre moderno, insegno Innovazione due giorni alla settimana tre mesi all’anno all’Università della Bassa Etruria.
E però Marta ha sedici anni e io ho la patria potestà. E che cacchio. (Si dice ancora “Patria potestà”?).
“Esci?” chiedo a Marta.
“Sì, Pa’, ciao” fa lei.
“Dove?”
“Maaaa, in giro, ciao”.
“Alla centrale occupata?”
“Forse, ciao”.
Mi ricordo di quando si parlava di capacity payment alle centrali elettriche a gas per evitarne la chiusura. Ci lavoravo del resto, per quelle centrali. Ma a nessuno era venuto in mente di dire che il capacity payment servisse a evitare conseguenze sociali. Non solo economiche o elettriche o occupazionali: proprio sociali. [...]


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