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Abbiamo a che “Fare” anche con la demenza Stampa E-mail
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di Giuseppe Gatti



Pur apprezzabile nel suo insieme, il decreto “Fare” per quanto riguarda l’energia è una delusione. Mi limito a tre disposizioni emblematiche: una positiva (ancorché insufficiente), una iniqua e a mio avviso palesemente incostituzionale e l’ultima semplicemente demenziale.
Mi riferisco al testo presentato dal Governo, ancora suscettibile di cambiamenti nel corso della conversione in legge. Al positivo abbiamo il comma 1 dell’articolo 4, che riduce l’area dei clienti tutelati nel settore del gas naturale ai soli consumatori domestici. La portata pratica non è certo dirompente: nel gas il tutelato, con quasi 18 miliardi di metri cubi, rappresenta circa il 24 per cento del mercato, ma per lo più è fatto proprio dal domestico (con 15,3 Mm3 nel 2012); gli altri settori, quelli oggi mandati sul libero, assorbono 2,5 Mm3, cioè il 3,3 per cento del totale. Vale però il segnale politico e voglio leggere la norma come un passo per il completo superamento del regime di tutela.


Comprendo che possano esserci utenze “vulnerabili”, per usare la terminologia del Decreto Letta del 2000, e che debbano essere assicurate le forniture a strutture di pubblico servizio, come gli ospedali. Non capisco però perché la signora Maria debba essere considerata sveglia e intelligente quando deve destreggiarsi con i piani tariffari della telefonia mobile, mentre diventa pigra e ottusa quando è di fronte ad offerte per il gas e l’energia elettrica.
Come ha giustamente detto Guido Bortoni nella presentazione della Relazione annuale dell’AEEG, la vera tutela del consumatore viene dalla concorrenzialità nei mercati (l’AEEG però è pronta a trarne le conseguenze?). Sarebbe stato allora logico far seguire a questo comma uno analogo di modifica del DL 73/07, restringendo anche per l’energia elettrica il servizio di maggior tutela ai soli residenziali. Oltretutto nell’elettrico i tutelati non domestici rappresentano circa il 9 per cento del mercato, tre volte tanto che nel gas, e si palesa qui la mancanza di un disegno organico in campo energetico.[...].



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