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Chiacchiere, baruffe, inchieste, polemiche, cronaca, promesse… ma di una vera politica energetica neppure l’ombra. Nella primavera del 1993 l’Italia dell’energia continuava, ostinata, a navigare con gli occhi bendati e senza bussola. Incapace, nel quotidiano, di tracciare la rotta (o di seguire i propositi fino a ieri dati per certi), ma sicura di poter comunque approdare negli anni a venire a un porto tranquillo.


Per l’energia è il tempo delle scelte, ammoniva il Sole 24 Ore del 21 maggio (ma quante volte abbiamo letto un titolo di questo tenore?) e Giuseppe Gatti confermava. “Giri di valzer non sono più possibili. Si deve abbandonare la danza e prendere un passo più lineare, che vada in una direzione certa e precisa”. Talmente lapalissiano da non essere stato preso in alcuna considerazione. Per inciso, l’intervento dell’allora direttore generale del ministero dell’Industria era stato stimolato dalla ricorrente ipotesi di tornare al nucleare. Ben inteso, non oggi ma domani… E partendo da un piccolo presidio di ricerca, non da un vero piano di politica industriale…


Il vero e unico problema - purtroppo ragionato in termini di cassa più che di strategia - sembrava esser quello di chi e come dismettere per primo. Privatizzare, ma con giudizio; la precedenza all’industria elettrica, petrolifera e chimica (Sole 24 Ore, 18 maggio); Dismissioni, priorità all’Enel (Sole 24 Ore, 15 maggio). Sul tema interviene anche il presidente dell’IRI Romano Prodi.


Le parole consegnate al Corriere del 10 giugno sono drammaticamente dure perché fotografano senza alcuna ombra o incertezza la difficile situazione di allora e presagiscono in maniera altrettanto chiara e inequivocabile l’attuale momento della nostra economia. “O si privatizza o si muore. (…) L’Italia reagisca: troppo benessere, non si può essere ricchi e stupidi per più di una generazione. (…) In Europa più grave della crisi economica è l’assenza di una leadership politica. È una tragedia perché senza un progetto strategico di ampio respiro l’Europa non può vincere le sfide della concorrenza mondiale. Rischia di chiudersi in se stessa, di tornare ad essere protezionista, di scegliere inconsapevolmente la povertà. (…) E cosa manca all’Italia per uscire dalla crisi? Una nuova legge elettorale, le elezioni e un governo che governi”. Ecco: due mesi di (non) politica energetica del nostro Paese possono essere riassunti così, nei due appelli (inascoltati) di Giuseppe Gatti e Romano Prodi. Il resto sono solo chiacchiere, baruffe, inchieste, polemiche, cronaca, inutili promesse. [...]



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