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Liberalizzazione in declino? L’interrogativo è di troppo… Stampa E-mail
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di Giuseppe Gatti



La liberalizzazione dei mercati elettrici, dopo poco più di un decennio di sviluppo, si sta già avviando al declino? L’interrogativo non è retorico e molti analisti incominciano a considerare seriamente questa prospettiva. Un recente articolo sulla rivista di una grande società di consulenza era titolato The death of Europe’s liberalized power market? e l’interrogativo era chiaramente di troppo. Il discorso riguarda l’Europa intera e in questo contesto il mercato italiano, che è coinvolto forse ancor più di altri in questo processo.


Lo scenario disegnato può essere così riassunto: l’Europa si affida sempre più alle rinnovabili, ma in un orizzonte di medio periodo, certamente fino al 2020, il problema dello stoccaggio dell’energia elettrica non sembra passibile di soluzione. Per quanto da decenni ormai ci si affanni nel ricercare nuove tecnologie, ad oggi non si intravvede un risultato convincente.


Secondo i più pessimisti neppure all’orizzonte 2030 avremo a disposizione tecniche di accumulo soddisfacenti e quindi il problema delle rinnovabili non programmabili (eolico e fotovoltaico) rimarrebbe irrisolto. Non mi pronuncio sulla seconda ipotesi, ci possono sempre essere salti nella tecnologia e il 2030 è troppo lontano per esprimere giudizi fondati. È sufficientemente certo, invece, che limitandoci al 2020 non sono prevedibili grandi progressi in questo campo. L’ulteriore crescita delle rinnovabili imporrà allora l’esigenza di continuare a disporre di potenza termoelettrica, in funzione prevalentemente di back up: si stima anzi che, sempre al 2020, in Europa saranno necessari 25.000 MW di capacità convenzionale addizionale, rispetto a quella oggi disponibile.

Chi sarà però disponibile ad investire in impianti destinati a girare poche ore l’anno e non in grado di stare sul mercato? [...].



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