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Sussidi e incentivi: fossili vs rinnovabili Stampa E-mail
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di Elio Smedile



In Europa, la crisi del debito sovrano ha reso necessaria l’adozione di eccezionali misure di austerità che hanno investito tutti i campi della spesa pubblica, in- fluendo negativamente sulle prospettive di crescita.
La crisi finanziaria ha tra l’altro colpito duramente le aziende del settore dell’energia, che sono state costrette a tagliare i loro margini operativi e a ridimensionare le previsioni di sviluppo. In particolare, il taglio alle sovvenzioni per le energie rinnovabili attuato in diversi Paesi (Spagna, Regno Unito, Grecia, Irlanda, Italia, Svizzera, eccetera) ha fatto sorgere un interrogativo sul futuro del settore: è possibile oggi un suo sviluppo senza sostegno statale?

È interessante a tal proposito la presa di posizione dell’Unione europea. Il tema è stato affrontato nel corso dell’importante Consiglio dei Ministri dell’energia svoltosi a Bruxelles il 3 dicembre 2012. Il documento che traccia le conclusioni del meeting è, sotto questo aspetto, chiaro. “Noi riconosciamo la necessità di incentivare opportunamente le rinnovabili per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2020. (…) Tenuto conto delle specificità nazionali il supporto alle rinnovabili deve essere rimosso gradualmente per i nuovi progetti quando uno Stato stabilisca che la sostenibilità economica e la competitività nel mercato di alcuni tipi di fonti rinnovabili siano state raggiunte”. [...].



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