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Le geometrie dell’ambiente non seguono una linea retta Stampa E-mail
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di Yves Gaspar| Docente di Cosmologia e Astrofisica, Università Cattolica del Sacro Cuore (Brescia)
| Ph.D. University of Cambridge (UK)




La ricerca scientifica ha più volte dimostrato in svariati campi della conoscenza la necessità di abbandonare o riformulare punti di vista ritenuti, per la loro fecondità e la loro apparentemente illimitata applicabilità, base indispensabile di ogni interpretazione razionale. Benché questi sviluppi siano stati originati da studi particolari, essi racchiudono un insegnamento d’importanza generale per il problema dell’unità della conoscenza. In effetti l’ampliamento dello schema concettuale non solo è servito a ristabilire ordine nei singoli rami della conoscenza, ma ha anche rivelato l’esistenza di analogia fra le diverse posizioni assunte di fronte ai problemi dell’analisi e della sintesi dell’esperienza in domini apparentemente distinti della conoscenza, indicando con questo la possibilità di una descrizione oggettiva di ampiezza sempre più vasta”.


Con queste parole il fisico Niels Bohr, uno dei padri della fisica quantistica, rende evidente un pensiero che tende a mettere in piena luce l’importanza dell’unità e dell’armonia della conoscenza a partire dalla sfera dell’indagine scientifica ed apre un vasto panorama intellettuale che viene da lui esplorato nel testo I Quanti e la Vita (N. Bohr, ed. Bollati Boringhieri, 1965, riedizione 2012). Quale relazione esiste tra tali riflessioni filosofiche e la natura dell’ambiente? In questo breve articolo intendiamo mettere a confronto le descrizioni scientifiche e matematiche generali dei sistemi ambientali con le proprietà dei sistemi legati all’attività umana in generale, per rilevare una disarmonia o discordanza importante tra le loro caratteristiche formali. [...]


In senso generale, le azioni umane che mirano alla transizione da una situazione A ad una situazione B nel minor tempo possibile (come è spesso il caso nell’odierna società “frenetica”), sono costrette ad impiegare la traiettoria più breve tra A e B che è, in uno spazio piano, una linea retta e quindi l’azione sarà di tipo lineare ed esclude la potenziale ricchezza legata a traiettorie curve. Inoltre, se lo spazio del contesto non è piano, l’utilizzo del modello lineare conduce ad errori, dato che, per le geometrie non-euclidee, il percorso più breve non è una retta. Nelle situazioni concrete, vi sono sempre numerosi ostacoli lungo i percorsi, e l’aggiramento dell’ostacolo stesso implica una deviazione dalla linearità. Nel contesto di queste analogie, si potrebbe definire la corruzione come la tendenza esacerbata alla linearità, che si realizza mediante l’eliminazione o la distruzione dell’ostacolo stesso, in modo da creare una dinamica lineare che porta da A a B, senza ricorrere alla necessità di un arresto riflessivo che porta a ponderare le leggi o le regole vigenti. [...]



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