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Sfida decisiva per tutto il Paese non solo per noi Stampa E-mail
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di Chicco Testa | Presidente Assoelettrica



Alla vigilia dell’insediamento del nuovo Governo, che potrebbe mutare radicalmente il quadro di riferimento nel quale l’economia italiana dovrà cercare le forze per riprendersi, non è pedanteria chiedersi che cosa il complesso delle forze politiche in campo intende fare in materia di energia. Domanda legittima, crediamo, non solo e non tanto perché Assoelettrica rappresenta le imprese che operano in uno dei comparti chiave del settore energetico, ma soprattutto perché quello dell’energia non è un tema marginale o comunque collaterale, bensì è condizione necessaria, ancorché non sufficiente, di qualsiasi processo di sviluppo economico.
Questo detto, allora, ci si prende la briga di cercare tra le proposte delle forze politiche almeno le idee di massima che si intendono mettere in opera per risolvere le questioni più critiche: dipendenza dall’estero (che supera l’80 per cento); costi dell’energia, soprattutto quelli che derivano dagli oneri di sistema (rinnovabili, ma non soltanto); lentezza nell’adeguamento delle infrastrutture di trasporto; integrazione dei mercati elettrici europei. Ma, purtroppo, si fatica a trovare risposte convincenti, quasi le politiche energetiche non siano ritenute davvero importanti.


Il Governo uscente aveva fatto un notevole sforzo nel proporre una nuova Strategia Energetica Nazionale, della quale si aveva apprezzato anzitutto il metodo consultivo ed anche almeno una buona parte degli spunti e dei contenuti. Ora, considerato che quel documento era stato redatto da una compagine di governo sostenuta da entrambi gli schieramenti politici tradizionali, ci si aspetterebbe che esso possa essere fatto proprio dagli uni e dagli altri. Non esiste una politica energetica di destra e una di sinistra (e magari anche una centrista). Esiste soltanto una politica energetica che marcia in direzione degli interessi del Paese e di quella sessantina di milioni di persone che ci vive.


Quando nel 1981 François Mitterrand divenne il primo presidente socialista della Francia non toccò nemmeno una virgola del programma nucleare varato dal suo predecessore Valery Giscard d’Estaing ed anzi lo completò e lo portò a termine (soltanto rinunciò alla centrale di Polgoff, sull’altare dell’autonomismo bretone). Nel nostro Paese, invece, si è ondivaghi senza meta: prima si apre il settore agli investimenti privati, fino a mettere in campo quasi 30 miliardi di investimenti per oltre 26 mila MW di nuova potenza, che hanno portato il sistema di generazione termoelettrico italiano ai massimi livelli di efficienza su scala internazionale; ma poi si dà briglia sciolta agli incentivi al fotovoltaico, per un importo complessivo su vent’anni destinato a lievitare oltre i 130 miliardi di euro e lasciando soltanto briciole alle altre fonti rinnovabili (biomasse soprattutto).
Il risultato è che oggi molte centrali nuove di zecca vengono chiamate a produrre soltanto per poche ore al giorno, giusto il necessario per compensare il calare del sole o il plumbeo cielo dell’inverno o la bonaccia di un giorno senza vento.


Ma niente lamentele, per carità. Non è questione di sottolineare con il lapis blu i (troppi) errori compiuti, ma di tentare di guardare avanti. Questo sistema di generazione elettrica, infatti, pur con tutte le sue anomalie e nonostante i costi che trascinerà ancora per molto, è anche una formidabile opportunità. Oggi l’Italia dispone delle infrastrutture necessarie per lanciare un vero programma di elettrificazione degli usi finali di energia. Si deve pensare alla mobilità elettrica, dai trasporti collettivi all’auto individuale, ai più efficienti sistemi di riscaldamento degli edifici, alla domotica come sistema per “mettere in rete” le abitazioni.


Spostare sull’elettricità i consumi finali significa ridurre drasticamente l’inquinamento urbano e limitare le emissioni climalteranti, garantire più sicurezza nelle case e nei luoghi di lavoro migliorando la qualità della vita delle persone. Per offrire questa opportunità al Paese bisogna però mettere mano ad un sistema tariffario iniquo e ottocentesco, completare al più presto la rete di trasmissione, integrare il mercato elettrico italiano con quelli confinanti per offrire al Nord Europa servizi di dispacciamento e potenza. Insomma: un insieme di azioni e di iniziative che devono vedere coinvolti sia il regolatore, sia il futuro Governo. È una sfida decisiva, ma per il Paese tutto, non soltanto per le imprese che ci onoriamo di rappresentare.

 
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