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Cina gigante dell’energia ma i problemi non sono piccoli Stampa E-mail
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di Giovanni Vincenzo Fracastoro| Energy Department (DENERG), Politecnico di Torino



             
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China, the World’s most populous nation, is trying to find a balance between the ever-increasing demand for energy and the conservation of energy resources and protection of environment. The second White Paper on energy published in October outlines the country’s energy saving achievements and reductions of greenhouse gas emissions over the past five years and clarifies the country’s energy policy for the coming years.
The energy intensity dropped by almost 21 per cent and coal consumption per kWh decreased by 10 per cent from 2006 to 2011. However, energy intensity should still decrease a lot in order to reach that of developed countries. Even so, energy consumption will continue to rise, because China will have to fuel its economic growth in order to reach industrialization and urbanization levels comparable to those of developed countries.
This will require a high-tech path aiming at the increase of energy efficiency and at the decrease of environmental local and global pollution. Development of new and renewable energy (nuclear, hydro, solar and wind power) is therefore essential. Over the next three years China aims at increasing the share of non-fossil fuels from 8 per cent to 11.4 per cent.
Increasing cooperation with other countries is also important for China, in order to support the transformation of its energy production and utilization patterns, and fully contribute to global sustainable development and fight against climate change.

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L’energia è la base materiale per il progresso dell’umanità e la condizione indispensabile per lo sviluppo di una società moderna. Questa premessa spiega con poche parole “scolpite nella roccia” il ruolo che – secondo gli estensori dell’edizione 2012 del Libro Bianco sulla politica energetica cinese – l’energia ricopre nel garantire lo sviluppo socio-economico del Pianeta Cina. Il documento passa in rassegna i risultati (invero straordinari) ottenuti nel precedente piano quinquennale, non sorvolando sugli elementi di debolezza che ancora rendono la Cina lontana dai Paesi sviluppati. E descrive le linee principali su cui si articolerà la sua politica energetica per portare il popolo cinese a godere di condizioni di vita migliori.



La situazione corrente
La Cina è il primo produttore mondiale di energia con 2,23 miliardi di tep l’anno: 78 per cento di carbone, 9 per cento di prodotti petroliferi, 4 per cento di gas naturale, 8 per cento di fonti non fossili, ovvero sostanzialmente idroelettrico, nucleare ed eolico. Ha uno dei più elevati tassi di autosufficienza, riuscendo a coprire con la propria produzione quasi il 90 per cento della domanda interna. La produzione elettrica ha raggiunto i 4.700 TWh, l’estensione della rete degli oleodotti ha raggiunto i 70.000 chilometri, 40.000 km quella dei gasdotti e 279.000 km quella delle linee di trasporto elettrico. Negli ultimi 30 anni il consumo di energia è cresciuto mediamente con un tasso del 5,8 per cento annuo, a fronte di una crescita del prodotto interno lordo del 10 per cento, con una continua diminuzione dell’intensità energetica.

Nell’ultimo quinquennio (2006-11) l’intensità energetica si è ridotta del 20,7 per cento, con un risparmio di 500 Mtep (quasi tre volte il consumo lordo italiano) e una riduzione di 37 g di carbone ogni kWh prodotto per via termoelettrica. Nello stesso periodo, il consumo energetico pro-capite è aumentato del 31 per cento, e del 60 per cento quello elettrico. Le rinnovabili e il nucleare coprono – come già accennato – l’8 per cento della domanda, soprattutto grazie al contributo dell’idroelettrico che porta la Cina, con 230 GW di capacità installata, al primo posto nel mondo. [...]



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