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Anche l’Italia nel futuro energetico della Lega Araba Stampa E-mail
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di Matteo Codazzi | amministratore delegato CESI


IL CESI SI È AGGIUDICATO LA GARA INTERNAZIONALE PER DETERMINARE LO SCENARIO OTTIMALE
DELLE INTERCONNESSIONI ELETTRICHE E DEI GASDOTTI, PER LA CREAZIONE ENTRO IL 2030
DI UN MERCATO INTEGRATO DEL’ENERGIA TRA 20 PAESI



             
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CESI Middle East - a market leader in power systems consulting and testing - has been selected by the Arab Fund for Economic and Social Development to undertake a feasibility study to determine the best electric energy and natural gas trade scenario to create a single energy market for 20 Arab Countries.
Commenting on this agreement, Matteo Codazzi CEO of CESI said: “As a global leader in consulting and engineering services to the energy industry, we see our project with the Arab Fund for Economic and Social Development as a major contribution towards the creation of an integrated energy market among 20 Arab countries. By determining the best electric energy and natural gas trade scenario for each Arab country separately and for the region as a whole, the study will identify key infrastructures to be developed or enhanced to maximize the use of the nation’s gas resources. Once deployed, those infrastructures will significantly foster the economic development of the region and benefit each of the 20 participating countries”.

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I Paesi Arabi stanno assistendo a un importante sviluppo della domanda energetica interna, trainato sia dall’incremento della popolazione sia – in alcuni di essi – da una notevole crescita economica, guidata per lo più dall’esportazione di risorse fossili (petrolio e gas). In questo scenario energetico (ma non solo) in rapida evoluzione anche il know-how italiano potrebbe dire la sua. Anzi, dice la sua, poiché qualcosa di concreto è già in essere.

CESI si è infatti aggiudicato la gara internazionale promossa dal Fondo Arabo per lo Sviluppo Economico e Sociale (AFESD – Arab Fund for Economic and Social Development), per determinare lo scenario ottimale delle interconnessioni elettriche e dei gasdotti, per la creazione entro il 2030 di un mercato integrato dell’energia tra 20 Paesi della Lega Araba.
Le nazioni coinvolte sono: Mauritania, Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Sudan, Gibuti, Giordania, Siria, Libano, Autorità Palestinese, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, UAE, Oman e Yemen. Si tratta quindi di un progetto particolarmente ambizioso. CESI guiderà un consorzio con Ramboll, società danese specializzata tra l’altro nei servizi per l’industria del petrolio e del gas.

La maggior parte dei Paesi della Lega Araba sono, notoriamente, tra i più ricchi al mondo in termini di risorse energetiche disponibili, ma presentano anche tassi di sviluppo importanti delle proprie economie che determineranno fabbisogni energetici interni sempre più rilevanti. Ad esempio, nel settore elettrico la domanda annua, complessivamente pari a 907 TWh nel 2011, è prevista aumentare fino a 2.550 TWh nel 2030. A titolo di confronto ricordiamo che nel 2011 in Italia la domanda è stata pari a 335 TWh, mentre il sistema interconnesso europeo ENTSO-E ha avuto una domanda complessiva di 3.317 TWh. Parallelamente all’aumento della richiesta di elettricità, è prevista una sensibile crescita della domanda di gas, che dagli attuali 344 bcm (miliardi di metri cubi) annui raggiungerà i 630 bcm nel 2030. Anche in questo caso vale la pena fornire un termine di paragone: in Italia l’attuale richiesta di gas è di circa 80 bcm annui.

Va tuttavia rilevato che, all’interno dei Paesi della Lega Araba, le risorse di gas sono distribuite in modo disomogeneo, con Nazioni in possesso di vasti giacimenti (ad esempio: Algeria, Libia, Qatar, Yemen, Arabia Saudita) ed altre con disponibilità limitate o nulle (come Marocco, Giordania, Libano). Ciò crea l’opportunità di scambi di gas tra Paesi Arabi, a condizione ovviamente che siano soddisfatti due requisiti: la presenza di sufficienti infrastrutture di trasporto (gasdotti o LNG) e la definizione di regole per la commercializzazione della materia prima (definizione di procedure trasparenti per l’allocazione della capacità e per la definizione dei prezzi).

Una simile opportunità vale anche per il settore elettrico, tenuto conto dei differenti cicli settimanali tra Paesi Arabi (venerdì o domenica festivi), dei diversi regimi climatici, delle conseguenti curve di carico sfasate tra loro; inoltre il differente mix di generazione ed efficienza delle unità produttive crea un divario tra i costi dell’elettricità che può essere colmato tramite opportuni scambi transfrontalieri. Ciononostante, allo stato attuale i sistemi energetici di elettricità e gas sono segmentati a livello regionale, non esistendo una soluzione integrata simile a quanto in Europa è avvenuto per l’elettricità (sistema interconnesso ENTSO-E) ed il gas (sistema ENTSO-G).

La prima rete elettrica di interconnessione tra nazioni Arabe è stata avviata nei Paesi del Maghreb nel 1950, e solo vent’anni dopo sono state realizzare nuove linee tra la Giordania e la Siria e tra il Libano e la Siria. Si trattava di linee con livelli di tensione modesti, compresi tra 66 kV e 220 kV. Inoltre in alcuni casi lo scambio di elettricità avveniva isolando una parte della rete elettrica. I progetti d’interconnessione sono costantemente aumentati nel corso degli ultimi anni (sulla base di trattati bilaterali e non nell’ottica di un quadro unico di integrazione), fino allo stato attuale, dove possono essere individuati tre cluster di Paesi:
Algeria, Marocco e Tunisia (Maghreb);
Libia, Egitto, Giordania, Libano, Siria (Mashreq e Libia);
Gulf Cooperation Council (GCC) comprendente: Kuwait, Arabia Saudita, Bahrein, Qatar e UAE. Nel prossimo futuro è prevista l’estensione del sistema interconnesso GCC anche all’Oman.


Gli altri Paesi Arabi della regione sono isolati (ad esempio: Gibuti e Yemen) o interconnessi solo a livello locale, ossia senza una sincronizzazione dell’intero sistema con i Paesi limitrofi (Iraq, Sudan). Infine, la Mauritania risulta del tutto isolata dagli altri ma è invece interconnessa con il Senegal nell’ambito del sistema Manatali.
Il sistema d’interconnessioni di gas è costituito da diversi gasdotti intra-arabi (ad esempio, il gasdotto arabo che si estende da Arish in Egitto ad Aleppo in Siria con una lunghezza totale di 1.200 km e una portata massima di oltre 10 miliardi di metri cubi l’anno) o in fase finale di costruzione (Gas Project Dolphin). A ciò si aggiunge un potenziale di export notevole, pari a circa 60 miliardi di metri cubi l’anno e in forte crescita grazie a nuove connessioni in fase di realizzazione come quella in Turchia per l’esportazione del gas verso l’Europa, come il Galsi, gasdotto dall’Algeria alla Sardegna, e il Medgaz dall’Algeria alla Spagna. Tuttavia, anche nel caso del settore gas, il sistema di scambi è segmentato in almeno due aree: quella del Maghreb e quella del Golfo Persico.


Lo scenario di domani
I principali obiettivi dello studio condotto da CESI per la Lega Araba comprendono la definizione di una strategia per lo sviluppo del commercio di energia tra i Paesi Arabi e la risoluzione del trade-off, ovvero dei vantaggi comparati, tra l’esportazione di energia elettrica e/o quella di gas naturale tra un Paese e l’altro. La formulazione della strategia e del piano si baserà sull’analisi dei mercati dell’energia elettrica nei Paesi Arabi, partendo dagli attuali consumi e guardando alle prospettive di crescita della domanda al 2030 (nonché delle fonti rinnovabili) di cui si è fatto cenno sopra.

L’individuazione di scenari concreti è supportata da analisi tecnico-economiche di fattibilità mediante l’utilizzo di strumenti software avanzati con algoritmi di ottimizzazione sofisticati. In particolare saranno sviluppati e confrontati tra loro tre scenari:
scenario Baseline o Business As Usual nel quale vengono applicate ed estrapolate le attuali politiche energetiche di elettricità e gas, basate essenzialmente su master plan nazionali che definiscono le necessità di nuova generazione e le quantità di approvvigionamento del gas;
scenario ad alta integrazione di elettricità, nel quale si ottimizza il sistema di generazione e trasmissione dell’elettricità localizzando la generazione di preferenza nelle regioni ricche di gas e trasmettendo l’elettricità verso i centri di consumo con rinforzo delle interconnessioni elettriche;
scenario ad alta integrazione del gas, nel quale si ottimizza il sistema di trasporto del gas (gasdotti e LNG) dando la priorità alla realizzazione di nuove centrali elettriche nei Paesi importatori di gas, potenziando pertanto il trasporto di questa commodity.

Sulla base dei risultati degli scenari integrati di elettricità e gas, sarà poi definito lo scenario ideale che ottimizzi i costi totali (ossia di investimento ed esercizio) delle nuove infrastrutture transfrontaliere di elettricità e gas, tenuto conto delle perdite di trasformazione e trasporto dell’energia elettrica, dell’efficienza di conversione dei moderni e futuri CCGT, nonché delle perdite di trasporto e dei costi di compressione del gas sulle pipeline internazionali. Tutti gli scenari e le relative varianti dovranno rispettare il principio di indipendenza minima energetica di ogni Paese, sia in termini di quantità minima di generazione elettrica interna (limite sul massimo livello di importazione elettrica), sia di dipendenza massima di importazione di gas da un determinato fornitore.
Nel complesso, lo studio permette di eseguire una rigorosa analisi di fattibilità tecnico-economica volta a confrontare l’esportazione di gas naturale come materia prima o l’esportazione di energia elettrica derivante dalla trasformazione del gas.


Superare le barriere attraverso un linguaggio comune
Sino ad oggi, la mancanza di chiari modelli di trading tra i Paesi Arabi ha impedito lo scambio di energia elettrica e limitato lo scambio di gas, causando una scarsa valorizzazione delle risorse esistenti. Nel settore elettrico basti pensare che nel 2008 il tasso di utilizzo delle interconnessioni è stato inferiore al 10 per cento della capacità netta di scambio. Il superamento di questa barriera, attraverso la definizione di un modello di negoziazione bilaterale/multilaterale è di fondamentale importanza ed è funzionale per sfruttare appieno i vantaggi derivanti dalle nuove interconnessioni.
Grazie all’esperienza maturata da CESI in progetti analoghi in Europa e nel bacino del Mediterraneo (Studio Medring update, Analysis and proposal of solutions for the closure of the ring and north-south electrical corridors, aprile 2010, nonché degli studi recentemente condotti come consulente di Desertec Industrial Initiative), il lavoro in corso dovrebbe permettere di superare uno degli ostacoli principali per il cross-border trading, consistente nella mancanza sia di infrastrutture sia di regole comuni per il trading.
Lunghe trattative per l’allocazione della capacità di trasporto tra Paesi e per la remunerazione dell’uso della rete di Paesi terzi attraverso i quali far transitare l’energia hanno spesso ritardato o addirittura impedito gli scambi sia di elettricità sia di gas. Anche se di recente alcuni accordi sono stati raggiunti tra la Giordania e l’Egitto, per lo scambio bilaterale di elettricità o per il transito di energia attraverso la Giordania fino alla Siria e Libano, è necessario introdurre un regolamento comunemente accettato che superi gli accordi negoziati separatamente tra le parti coinvolte caso per caso.
Inoltre, meccanismi di compensazione tra TSO (Transmission System Operators) e regole per l’assegnazione della capacità e gestione delle congestioni possono garantire il principio di reciprocità e favorire la crescita degli scambi.


Una risposta all’evoluzione
La fase finale dello studio prevede di definire il piano d’implementazione dello scenario individuato, identificando i tempi di realizzazione e le principali caratteristiche funzionali delle linee d’interconnessione elettrica piuttosto che di trasporto gas da realizzare. Il progetto condotto per la Lega Araba con il supporto finanziario di AFESD (l’equivalente della EBRD di noi Europei) è sicuramente di grande rilievo: accresce il know-how dei principali player dell’energia nel mondo arabo, coinvolge i responsabili politici, offre ipotesi concrete d’investimento per nuovi produttori e mette al centro i consumatori e lo sviluppo industriale. Senz’altro un’esperienza, quella di questi Paesi Arabi, a cui la stessa Unione europea potrebbe guardare, con maggior visione sistemica, per trarne spunti e ispirazione circa la modalità di cooperare internazionalmente per affrontare per tempo le sfide energetiche del futuro. Molti sono dunque gli stakeholder che guardano con attenzione alla possibilità di creare un vero e proprio mercato unico dell’energia tra i Paesi Arabi. E il CESI, forte della propria esperienza e della propria professionalità, è chiamato a disegnarlo.

 
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