DI TUTTO UN PO' 240 - L’efficienza energetica non è sempre di casa. Anzi, la buttano fuori Stampa E-mail

Che cosa abbia a che fare la ristrutturazione di una casa e il trasloco per poi abitarla con il mondo dell’energia, è presto detto. Dopo aver detto che l’aggancio si regge – e da qui si parte – su considerazione che muovono dall’ovvietà.

Sono testimone di un caso recente, consumato ad un piano rialzato, e con una serie di accadimenti che rendono veramente auspicabile che il futuro dell’umanità sia davvero nel segno della sostenibilità. Bando alle note tradizionalmente ambientalistiche… Ma no, un attimo. Dove lo mettiamo l’andirivieni random della coppia lungo il poligono casa da ristrutturare, casa provvisoria, consulenti, luogo di lavoro e fornitori di servizi e manufatti? E, sopra il conto, le pratiche burocratiche che non hanno nulla di geometrico e per la loro contorsione meriterebbero l’intervento di uno psicanalista.

In totale, i chilometri macinati con mezzi propri (loro), altrui e pubblici risultano difficilmente quantificabili (come l’usura delle parti meccaniche) ma sicuramente hanno contribuito ad elevare il livello dell’inquinamento. Non ci addentriamo sulla quantificazione di quest’ultimo qualora potessimo calcolare quanto si è consumato per produrre elettrodomestici, infissi, sanitari, intonaci e così via.

Le cose, poi, corrono il rischio di peggiorare, e così è stato per i nostri eroici traslocanti, se i lavori non sono eseguiti a regola d’arte. In questi casi, bisogna esercitare l’arte della pazienza. E così deve essere se apri una porta che balla dieci centimetri; se i muri che dovevano contenere un mobile sono ingrassati di qualche centimetro; se nel montaggio il mobile si è fatto in due (nel senso che si è spezzato); se il piatto doccia non ha lo stesso lindore del piatto in cui si mangia ma esibisce un imprinting non proprio da prima ballerina e che richiederà molta energia nel riportare il tutto alle origini.

Ma ora si entra negli aspetti energeticamente più hard. Il gas. Chi può farne a meno? Essendo una ristrutturazione, cambiano gli spazi e si procede a nuovi collegamenti delle tubazioni. Quelle dell’acqua? Ok! Ma i due potevano andare ko se avessero acceso l’interruttore durante una visita e se, soprattutto, come direbbe Orazio, non avessero in dotazione naturale emunctae naris. Infatti, per cause imprecisate (così parlò il responsabile del lavoretto) si sentiva un forte e pericoloso odore (indovinate di che cosa?). Pare sia seguita una messa dopo la maldestra messa in opera.

A questo punto, bisogna parlare di energia. Perché, fino ad ora non se ne è parlato? Certo, ma adesso tocca a quella energia necessaria a far funzionare (anche) l’energia più o meno sostenibile. Gli episodi narrati narrano che se il cervello è povero di energia, gli sprechi non si contano e al massimo si raccontano. Ecco, quindi, la conferma che non si può fare efficienza energetica se non c’è efficienza cerebro-energetica.

Per questi motivi, non trovo giusto che le nostre vittime attualmente si trovino in una condizione di scarsa efficienza energetica. Ovvero, occhi pestati e fiato in riserva. Frasi pronunciate come se avessero succhiato un tubetto di vinavil. Movenze apparentemente felpate ma, in vero, dovute a stanchezza articolare. Com’è finita la vicenda? Non si sa se il trasloco sia finito e se loro siano (s)finiti. Il colmo? Se fossero lettori di Nuova Energia! Peggio, se ci lavorassero.



Giuliano Agnolini
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