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Fino a non molti anni fa, forse perché non c’erano i telegiornali e i giornali si occupavano d’altro, la zanzara non era una star mediatica e se qualcuno veniva punto… amen. Un po’ d’acqua fresca e un’applicazione con il manico di una posata e qualche garbata imprecazione bastavano. Salvo soluzioni cruente finalizzate allo spiaccicamento del molestatore ronzante.
Dopo arrivarono le zanzare tigre che a pericolosità nulla avevano da invidiare alle commerciali tigri asiatiche, assai più aggressive di quelle tanto amate da Putin, incline - proprio perché indifese - a proteggerle.
Con gli anni della modernità ipertecnologica si scatenò la tolleranza zero portata avanti con ogni rimedio: pomate, spray, zanzariere metalliche e di tessuto, insetticidi vari, profumati candelotti respingenti, barriere floreali, braccialetti, friggitorie luminosamente attraenti, e racchettoni simil tennis con micidiali accordature fulminanti come un ace di Federer. Un impegno e un impiego di mezzi che contribuisce ad alimentare un mercato che a sua volta alimenta un’economia punta sul vivo, in alcuni casi a sangue e in ogni caso abbastanza esangue.
Adesso, in queste afose giornate, tanto per non pensare solo allo spread e alle vacanze dei vip, arriva la notizia dell’arrivo della zanzara coreana, l’ultima (fino alla prossima) e ancor più temibile, ci annunciano via media, della versione tigrata. Ormai le zanzare sono come le epidemie che periodicamente ci allarmano e, per fortuna, portano meno danni del previsto. Non si sa se con l’atterraggio della coreana, ministeri e organizzazioni varie abbiano predisposto piani d’emergenza e misure antipanico.
Potrebbe essere in agguato il solito, accorato consiglio che fa il paio con quello fornito durante la canicola: “State chiusi in casa!”. Bisognerebbe essere più precisi nel fornire informazioni. Infatti, coreana è troppo poco. Meglio specificare se del Nord o del Sud, considerando che nel primo caso potrebbero essere più affamate e nel secondo trovare alloggio in numerose gamme di auto, confezioni hi-tech comprese.
Qui, a Milano, tuttavia, sta capitando qualcosa di strano. A casa mia, non ho mai visto così poche zanzare. L’anno scorso giustiziai l’ultima a fine novembre, provai un po’ di pietà ma ho dovuto farlo. Festeggiare il Natale con le zanzare mi sembrava un ossimoro stagionale.
A questo punto, il fenomeno merita una spiegazione. Si procede per ipotesi. Ho saputo che il Comune ha parcheggiato in apposite casette dei pipistrelli, notoriamente assai ghiotti di zanzare. Quindi, vampiri contro vampiri. In generale, si sprecano le battute su altri prelievi assai fastidiosi per i quali non sono in commercio balsamici rimedi.
Altra ipotesi. Il mio portinaio non allaga come gli altri anni il cortile e una miriade di vasi riducendo l’acqua stagnante e, quindi, la possibile formazione di larve.
Ultima ipotesi. Constato che le poche zanzare che si sono aggirate nei miei paraggi volteggiano con movenze molto lente esponendosi facilmente e ceffoni e ciabattate. Mi sembrano decisamente addormentate, stordite e spaesate (ovvio, se arrivano dalla Corea). Sarà colpa dei cambiamenti climatici?
Giuliano Agnolini
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