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PAUSA-ENERGIA
 
Sic stantibus rebus, cosa si può fare ora e per il domani? Stampa E-mail
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di Alessandro Clerici | presidente onorario FAST e chairman del Gruppo di Studio
WEC Risorse energetiche e tecnologie



Energia e ambiente sono realtà sempre più interdipendenti e con impatti globali, nonostante le specificità delle singole nazioni e dei diversi Continenti. Questo vale in particolare per quanto concerne gli effetti ambientali. Prima di addentrarci nella realtà italiana – che in termini energetici conta meno del 2 per cento sui consumi totali – vale quindi la pena verificare qualche aspetto globale. La popolazione mondiale è oggi pari a 7 miliardi di persone e ha visto negli ultimi 10 anni un incremento del 12 per cento, contro un aumento del 20 per cento dei consumi primari di energia e del 30 per cento dei consumi di elettricità.

L’elettricità sta assumendo quindi sempre maggiore importanza per la sua facilità di trasporto, distribuzione e utilizzo finale. Nel 2030 è previsto che assorbirà il 44 per cento delle risorse energetiche primarie consumate annualmente. La produzione di elettricità è causa tuttavia del 40 per cento della produzione di CO2 derivante da attività umane. Nonostante la sempre maggiore penetrazione dell’elettricità, esistono ancora 1,5 miliardi di persone che ne sono prive. Il Continente più povero – l’Africa – con il 14 per cento della popolazione mondiale consuma solo il 3 per cento dell’energia elettrica globale; ma ben il 40 per cento è consumato da una singola nazione, il Sud Africa che ospita il 5 per cento della popolazione totale africana.

In tale contesto occorre sottolineare che l’energia, e quella elettrica in particolare, è stata ed è fattore dominante per lo sviluppo sociale ed economico delle popolazioni, ed esiste un chiaro legame tra energia e sviluppo. Appare altrettanto chiaro come l’aspetto sviluppo delle popolazioni più povere abbia la prevalenza sugli aspetti ambientali. Quindi, il futuro aumento della CO2 a livello globale risulta fondamentalmente concentrato nei Paesi emergenti e in via di sviluppo. Nel 2035 infatti, Stati Uniti, UE e Giappone considerati assieme saranno responsabili del 22 per cento dei 45 miliardi di tonnellate di CO2 emessi a livello mondiale rispetto al 36 per cento attuale (calcolato su un totale di 30 miliardi). Cina ed India arriveranno al 39 per cento (ora sono al 27) e le altre nazioni al 38 per cento (percentuale sostanzialmente invariata rispetto all’attuale).

Il target di riduzione del 20 per cento delle emissioni di anidride carbonica per il 2020 che si è posto l’Unione europea non può quindi risolvere – da solo – il problema ambientale, anzi rischia di peggiorarlo. Queste politiche aumentano il costo dell’energia ai clienti finali in modo sproporzionato e stanno portando fuori da un mercato sempre più globale le nostre industrie, specie quelle energy intensive “costrette” a rilocalizzarsi in aree a più basso costo. Là dove comunque… l’energia è prodotta in modo più contaminante. Venendo alla nostra Italia con i suoi 60 milioni di abitanti [...].



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