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Rinnovabili, tocca alle biomasse scendere in campo Stampa E-mail
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di Ugo Farinelli


Si sa che non c’è nulla di nuovo “sotto il sole”. E si sa anche che in tema di energia si va molto a mode, con soluzioni che risolvono tutto e che dopo un po’ diventano la causa di tutti i problemi. Io credo che oggi e nel prossimo futuro siano le biomasse a godere la fortuna del momento. E vediamo un po’ perché.

Fotovoltaico ed eolico non sono molto popolari, non solo perché la loro promozione incide un po’ troppo sulla nostra bolletta, ma anche per la loro aleatorietà e scarsa programmabilità. Tra i costi di sistema di queste energie rinnovabili appaiono sempre più importanti quelli che vanno a far fronte a questo carattere capriccioso del sole e del vento: occorre prevedere una adeguata capacità di riserva che permetta di affrontare repentini cambiamenti di regime; rafforzare le linee elettriche; ripensare tutto il sistema di distribuzione. Almeno le biomasse sono una fonte rinnovabile (quando sono realmente rinnovabili; ne riparleremo tra breve) che è programmabile, disponibile quando è richiesta, accumulabile con spese modeste. Insomma, può essere vista come una aggiunta ideale a un mix di fonti rinnovabili non programmabili, costituendo un elemento di stabilità del sistema.

Un altro elemento che si è aggiunto recentemente al quadro generale è la possibilità di utilizzare biomasse in centrali termoelettriche dotate di sistemi di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (CCS). Novità relativa, perché l’ipotesi era stata fatta già nei programmi del Dipartimento dell’Energia americano oltre vent’anni fa, ma che ritroviamo oggi in forma più precisa e quantizzata nello scenario al 2050 presentato dal governo del Regno Unito.
Può sembrare eccessivo eliminare i gas serra quando si usa un combustibile che è già per sua natura neutrale, cioè non aggiunge CO2 all’atmosfera. Il risultato netto è quello di sottrarre CO2 dall’atmosfera: infatti, nella previsione sopra citata troviamo che l’intero sistema elettrico britannico al 2050 avrà complessivamente un bilancio negativo di emissione di gas serra (nel senso che l’assorbimento di CO2 da parte delle piante per crescere non viene compensato dall’emissione di CO2 quando queste piante vengono bruciate). [...]


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