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La politica energetica si fa con una gestione politica del bilancio pubblico Stampa E-mail
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di Carlo Andrea Bollino



I lettori di questa Rivista costituiscono il più autorevole gruppo di operatori specializzati nel settore dell’energia e vogliono leggere di politica energetica. Ma ci sono momenti cruciali nella gestione della Politica con la P maiuscola che meritano una riflessione anche al di là della politica energetica. Oggi, la classe dirigente politica fra le due sponde dell’Atlantico (in Asia, per fortuna, non ci pensano proprio) si affanna intorno ad un concetto diabolico: la proposta politica del pareggio di bilancio. Dico diabolico, nel senso della saggezza popolare - “perseverare è diabolico” - viste le nefande conseguenze del primo tentativo di portare il bilancio in pareggio e cioè quello della fine degli Anni ‘20: la Grande Crisi del 1929.


Occorre ricordare che ben cinque premi Nobel per l’Economia hanno scritto recentemente a Obama: “Un emendamento sul pareggio di bilancio avrebbe effetti perversi in caso di recessione. Nei momenti di difficoltà economica diminuisce il gettito fiscale e aumentano alcune spese tra cui i sussidi di disoccupazione. Questi ammortizzatori sociali fanno aumentare il deficit, ma limitano la contrazione del reddito disponibile e del potere di acquisto. Chiudere ogni anno il bilancio in pareggio aggraverebbe le eventuali recessioni”.

Senza pretesa di essere un grande storico o un grande economista, vorrei però dire al nostro lettore che: (i) la politica di pareggio del bilancio degli Anni ‘20 ebbe origine in USA, così come il suo fallimento; (ii) la sua applicazione portò negli Anni ‘30 e ‘40 in Europa nazismo, fascismo e la tragedia della II Guerra Mondiale: non lo scordiamo; (iii) il welfare state moderno nacque come nuova politica economica e sociale, i cui benefici sono stati evidenti dagli Anni ‘50 in poi, anche questo non lo scordiamo.

Ebbene, con il solito equivoco di democrazia fra Unione europea e Governi nazionali, nessun premio Nobel ha scritto al Presidente della UE, ma oggi esiste la questione politica della ratifica del Trattato europeo per l’equilibrio dei bilanci, firmato il 30 gennaio 2012 da 25 Paesi su 27. Io penso che questo Trattato non debba entrare in vigore nell’Unione europea e che sia interesse del nostro Paese non avere tale norma nella Costituzione, per due ragioni, una generale e una specifica.[...]



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