IL GIORNALIERO - Rinnovabili: la CE auspica la convergenza dei regimi di aiuto Stampa E-mail

11 giugno 2012 - Riusciranno le energie rinnovabili là dove tutti gli altri hanno finora fallito? Günther Oettinger, Commissario responsabile per la politica energetica UE, è convinto di sì! L’obiettivo è quello di raggiungere “un approccio europeo più coordinato, una convergenza di tutti i regimi di sostegno, un ricorso più diffuso ai meccanismi di scambio di energie rinnovabili tra gli Stati membri”. Insomma – trema quasi la voce a dirlo – qualcosa di simile a una vera e condivisa politica energetica comunitaria, almeno nel settore delle renewable. Quando fino ad oggi, al di là delle dichiarazioni di facciata, ogni Stato ha sempre chiaramente fatto di testa sua.
Nei giorni scorsi il tema è stato oggetto di una comunicazione ufficiale. “La Commissione insiste sulla necessità di completare il mercato interno dell'energia e riconosce la necessità di affrontare, all’interno del mercato, il problema degli incentivi agli investimenti per la generazione di energia elettrica, in modo da consentire una facile integrazione delle energie rinnovabili nel mercato stesso.La Commissione auspica inoltre il rafforzamento della coerenza dei regimi di sostegno negli Stati membri, al fine di evitare inutili ostacoli”.
Viene un po’ da sorridere pensando all’Italia: in tutti questi anni ha fatto fatica a mettersi d’accordo con sé stessa sugli incentivi e ancora si procede a furia di polemiche, rinvii e attese di nuovi decreti. Immaginiamoci, allora quanto potrebbe essere complesso trovare una convergenza con gli altri 26 partner europei! O magari – chissà - potrebbe essere un buon appiglio per scaricare sull’Europa le responsabilità di scelte non necessariamente gradite. Nella comunicazione citata, si fa anche cenno ai meccanismi di cooperazione. “La commissione promuove un maggior ricorso a questi meccanismi che permettono agli Stati membri di raggiungere gli obiettivi nazionali vincolanti mediante lo scambio di energie rinnovabili. Ciò vuol dire che uno Stato membro può, ad esempio, acquistare energia eolica o solare da un altro Stato membro o da un Paese terzo al di fuori dell'UE. Si tratta di una scelta che può risultare più economica rispetto alla produzione di energia solare o eolica nel Paese di origine”. Meraviglia la totale assenza, negli esempi citati, delle bioenergie. Voluta? Solo un lapsus?

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