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Efficienza energetica: la nuova direttiva non dev’essere un cappio Stampa E-mail
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di Andrea Molocchi


L’efficienza energetica è ormai ad una svolta, non solo in Europa ma in tutto il mondo. Soprattutto nell’ultimo anno, dopo il disastro alla centrale nucleare di Fukushima e la conseguente rivalutazione di tutte le opzioni energetiche alternative, da obiettivo indicativo della strategia UE su energia e clima, subordinato rispetto alle rinnovabili, l’efficienza nell’uso dell’energia è diventata una politica obbligata a livello globale, sia per contenere le emissioni in atmosfera, sia per far fronte alle criticità economiche determinate dall’uscita di molti Paesi dal nucleare. Molteplici sono le opportunità di una strategia di efficienza energetica del nostro Paese, anche e soprattutto a livello globale.
Innanzitutto, nell’efficienza energetica possiamo vantare alcuni primati. Prendendo in esame l’indicatore generalmente considerato più rappresentativo, l’intensità energetica primaria (che va interpretato come l’inverso dell’efficienza, in quanto rapporta i consumi totali di energia in termini primari al PIL 2005 a parità di potere d’acquisto), l’Italia è ai primi posti dell’UE27, con una performance del meno 15 per cento rispetto alla media UE27, sopravanzando Spagna (del 3 per cento), Germania (12 per cento) e Francia (23 per cento), in ritardo invece rispetto alla Gran Bretagna (più 5 per cento), che ha compiuto progressi continuativi nell’ultimo trentennio. [...]


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