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Dove c'era la vecchia Falck sorge la città del futuro con molta energia Stampa E-mail

di Carlo Magri

“Una città non è disegnata, semplicemente si fa da sola. Basta ascoltarla, perché la città è il riflesso di tante storie”. Parola di Renzo Piano, che può evocare il titolo di un’opera di Alberto Savinio, Ascolta il tuo cuore, città. Anche Sesto San Giovanni si è fatta da sola con la sua storia sociale e industriale cambiando via via il proprio volto urbano. Guardandola, c’è tutta la sua vita, passata e... futura.

Sul volto sono rimaste le rughe di un passato pur splendido che si possono, ora, trasformare in un aspetto nuovo. E proprio il recupero dell’ex area Falck è affidato al disegno di Renzo Piano che firma un ambizioso progetto. Una storia che s’inizia su un’area di 1.300 mila metri quadrati dove un tempo sorgevano impianti siderurgici, malinconica testimonianza di un trascorso destinato, forse o nemmeno, alla sola archeologia industriale. Ora sorgerà qualcos’altro voluto da Risanamento SpA del Gruppo Zunino. Un’altra città con e per Sesto San Giovanni. “Volevamo dar vita a un insediamento di eccellenza - sottolinea Luigi Zunino, presidente e amministratore delegato di Risanamento SpA - una parte di città integrata nelle sue funzioni interne e con le strutture urbane che la circondano, un’area metropolitana incentrata sui grandi sistemi dello spazio pubblico che fosse anche capace di preservare la memoria di un autentico patrimonio di archeologia industriale. E il progetto delinea un intervento che sono convinto farà scuola nell’ambito del recupero e della valorizzazione di quelli che lo stesso Renzo Piano definisce brownfields, ossia le aree dove storicamente si svolgevano attività industriali”.

Come sarà colmato il vuoto urbano? Dando spazio alla creatività e all’innovazione. “Quest’area dall’enorme potenziale per collocazione strategica, dimensioni e infrastrutture - aggiunge Zunino - viene interpretata da Renzo Piano in modo eccezionale e non solo dal punto di vista estetico. È quasi superfluo sottolineare che Sesto San Giovanni cambierà faccia. La Sesto che abbiamo conosciuto, la città delle fabbriche e dal tessuto urbano lacerato lascerà spazio a un’area metropolitana fatta di case, uffici, negozi e servizi, un’area non più frammentata, ma unitaria e incentrata sui grandi sistemi dello spazio pubblico; basti pensare all’enorme parco di un milione di metri quadri e al parcheggio sotterraneo lungo due chilometri”.

Si tratta di un segnale forte, non l’unico, per dare l’esatta misura di un progetto orientato alla sostenibilità. Il verde la fa da padrone non solo per gli ordini di grandezza ma anche - aggiunge Zunino - “per la sua centralità fisica e concettuale: le serre con la loro trasparenza garantiranno la percezione continua del parco e i tetti a giardino pensile delle Case Alte contribuiranno a dilatare ancora la dimensione naturalistica dei luoghi”. Ma non ci sarà solamente una “percezione continua” del verde, sarà concretamente percepibile una sensibilità ambientale estesa alle scelte energetiche che si avvalgono della consulenza del Nobel Carlo Rubbia. L’area sarà dotata di un sistema autonomo basato su una precisa strategia che prevede l’utilizzo di risorse locali e la razionalizzazione nella distribuzione energetica.Le acque di falda saranno recuperate e depurate per alimentare le pompe di calore; saranno sfruttate le biomasse generate dal parco e l’energia solare. In questo modo la preesistente centrale di cogenerazione Edison potrà essere utilizzata solo per i picchi di consumo. Il sistema di razionalizzazione nella generazione e distribuzione di energia prevede invece centrali di trigenerazione, per la produzione simultanea di energia elettrica, vapore e aria fredda. Tocco finale, la realizzazione di un laboratorio di ricerca sugli approvvigionamenti di energia.

Altro elemento che caratterizza la sostenibilità urbana, la mobilità. Nell’ex area Falck, che a regime dovrebbe ospitare circa trentamila abitanti, si punta a creare un proprio e capillare sistema di trasporto pubblico da integrare con i servizi forniti da Milano (bus, metropolitana, ferrovia). Sulle previste nove linee urbane viaggerà “Elfo” (un nome allusivamente boschivo...), il veicolo che lo studio Renzo Piano Building Workshop sta elaborando in collaborazione con Iveco. Aria nuova e soprattutto pulita negli spostamenti, usando un mezzo agile per le dimensioni contenute, a pianale ribassato, con trazione elettrica o a idrogeno. Inoltre, riduzione dell’impiego delle quattro e due ruote private grazie ai tapis roulant previsti lungo le due principali direttrici, e abbondanza di piste ciclabili. Ma non si è pensato solo alla qualità dell’aria, anche ... la terra meritava attenzione con un progetto di bonifica che si pone come obiettivo sia la decontaminazione del sito riportandolo ai livelli indicati dalla legge, sia un intervento intelligente e mirato capace di salvaguardare la memoria storica dei luoghi e la natura esistente. A tale scopo è previsto anche l’utilizzo di tecnologie innovative e poco invasive quali la phytoremediation (tecnica recente che utilizza specifici vegetali e funghi sotterranei in grado di assorbire gli elementi inquinanti) che consente di effettuare la bonifica con misure di sicurezza finalizzate al ripristino ambientale e in linea con la più recente normativa in materia.

Sesto San Giovanni, quindi, da città delle fabbriche diventa fabbrica delle idee, e (ri)parte da un suo simbolo “storico”, d’acciaio. “Il Progetto ricuce la città di Sesto San Giovanni, che sinora era frammentata in tre parti, con una equilibrata collocazione di residenze, uffici, negozi e servizi e l’insediamento di funzioni di eccellenza - afferma ancora Zunino - è la creazione di una filiera costituita da università, ricercatori e vivai di impresa, proprio in un’area che ha un’intrinseca vocazione produttiva”. Sesto ritrova l’osmosi del suo tessuto urbano fino ad oggi tripartito, ma che ne sarà di quei frammenti di fabbrica? I maggiori insediamenti industriali saranno mantenuti per conservare la memoria di un luogo che ha fatto la storia industriale e sociale d’Italia. Nomi come T3 Pagoda, T5 Laminatoio, Bliss, Rettifica filiere e Omec. Nomi che indicavano le fumose cattedrali della siderurgia, i titani che si stagliano per ora inoperosi nel parco. Alcuni edifici (T3 e T5) resteranno praticamente intatti (sono previsti solo interventi di pulizia e messa in sicurezza), come veri e propri “monumenti” che saranno originalmente valorizzati come scenografie per spettacoli e manifestazioni pubbliche. Altri edifici sono invece destinati a diventare veri e propri centri di eccellenza (Museo del Lavoro, Biblioteca, eccetera). Nel Parco saranno mantenuti, oltre a elementi che si sviluppano in alto, anche gli scavi (“Pompei”), cioè le fondazioni su cui poggiavano un tempo i macchinari delle acciaierie. L’area diventerà così un vero e proprio “Parco archeologico industriale”. Nell’ex zona Falck si concentrano passato e futuro (prossimo). Con tutta la storia che contiene e quella che si appresta a vivere, questo progetto sembra inevitabilmente (in)scritto sulle pagine affiancate di un Novecento forgiato d’acciaio e di un nuovo millennio necessariamente diverso. Le città cambiano, ma volendo resta un sottile, resistente filo conduttore che dà un senso profondo alle opere e ai giorni futuri. Nell’attesa, quel milione e trecentomila mila metri quadrati stanno in scala alla veneziana Mostra internazionale di Architettura della Biennale intitolata Città, architettura e società. Nello spazio espositivo la vecchia Falck è affiancata dal progetto Milano Santa Giulia, un altro recupero realizzato da Risanamento SpA nell’ex area Montecity. Si sperimentano nuovi modelli di vita, più sostenibile. La sfida è aperta, a Sesto si concluderà nel 2016.

 
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