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Concorrenza, ci vuole altro non “ben altro” Stampa E-mail
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di Giuseppe Gatti



Ha ragione Mario Monti: il suo è proprio un governo strano. Composto da tecnici, riesce a muoversi con consumata sapienza sul terreno politico, sostenendosi su di un’opinione pubblica che avverte l’esigenza di voltare pagina e di modernizzare il Paese, riagganciare il percorso degli altri Paesi europei e mettendo quindi nell’angolo le forze politiche che non sanno guardare oltre gli interessi corporativi delle proprie tradizionali constituency elettorali.

Al tempo stesso, scivola proprio sulla formulazione tecnica dei provvedimenti. Caso esemplare di questa discrasia tra indirizzo politico e gestione tecnica è rappresentato dal capitolo sull’energia del Decreto Concorrenza (impropriamente chiamato Liberalizzazioni). L’intervento più significativo è indubbiamente la separazione proprietaria tra Eni e Snam (tutta la Snam, non soltanto Rete Gas, come si era ipotizzato inizialmente). La misura è certamente positiva, anche se purtroppo arriva in ritardo (ma di questo non si può certo far colpa a Monti e alla sua squadra).
Se la separazione fosse stata adottata un anno fa, Snam non avrebbe dovuto cedere le sue partecipazioni negli asset strategici, che erano i gasdotti di adduzione di gas dalla Russia e dal Nord-Europa. Allora però Eni, che oggi plaude alla decisione del Governo, si era strenuamente opposta per difendere la stabilizzazione dei flussi di cassa che le veniva da questo business regolato.
Meglio tardi che mai... [...].



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