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Cingolani: "Le nanotecnologie innoveranno il settore energetico" Stampa E-mail
di Marta Sacchi

Professore, lei è coordinatore di due progetti di ricerca europei in ambito nanotecnologico. Cosa s’intende per ricerca in questo campo?
La nanotecnologia si impone come un campo di ricerca trasversale, multidisciplinare, che riassume cioè le competenze di professionalità molto diverse: biologi, ingegneri, fisici, chimici; tutti uniti per arrivare a un risultato comune. La nanotecnologia è un insieme di discipline, che, partendo dalla manipolazione di atomi di molecole, permette di progettare sistemi inorganici, come le plastiche e i semiconduttori, e sistemi via via più complessi, come quelli organici e perfino quelli biologici.

Quali potrebbero esserne gli sviluppi futuri delle tecnologie nanomolecolari?
Particolarmente interessante è lo sviluppo dei chip molecolari per i computer. Oggi le dimensioni dell’elemento circuitale minimo vanno da 250 a 180 nanometri: il processo che ha guidato la miniaturizzazione del chip ha contemporaneamente portato a maggiori potenze di calcolo, dal momento che in ogni chip possono essere inseriti un numero maggiore di elementi. Ma ci si attende che questa progressiva miniaturizzazione arrivi, entro il 2010, al limite estremo. E gli elementi saranno così piccoli che a dominare sarà la fisica quantistica. Sfruttando un approccio completamente diverso: dal momento che i singoli elementi del chip saranno costituti da molecole e atomi, si sta esplorando la possibilità di sfruttare le capacità di self-assembling delle molecole biologiche per creare dei chip i cui elementi di base si auto-assemblino da soli. È proprio per questo motivo che i laboratori dove si svolgono ricerche nanotech devono riunire sotto lo stesso tetto competenze diverse: biologi, chimici, accanto a ingegneri e fisici. [...]


 
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