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L'Algeria ha piani ambiziosi, soprattutto per le rinnovabili Stampa E-mail
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di Alessandro Clerici | ABB Spa e Presidente Onorario WEC Italia


             
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Le impressioni di viaggio sono diventate una piacevole costante. Anche su questo numero, infatti, Alessandro Clerici propone ai lettori i suoi appunti sull’energia. Si tratta di riflessioni, dati e spunti raccolti durante alcuni meeting internazionali che si sono svolti in giro per il mondo.
Dopo le tappe in Estonia, Svizzera, Dubai, Austria, Inghilterra, Israele e Kazakhstan, nelle scorse settimane è stata la volta dell’Algeria.*

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Nel nuovo e bellissimo Convention Centre di Orano si è tenuta dal 21 al 24 novembre l’assemblea esecutiva WEC per il 2011; l’ospitante è stato il Comitato Algerino del WEC, presieduto da Noureddine Boutarfa, CEO di Sonelgaz Holding, che con le sue circa 40 società partecipate e 65.000 dipendenti occupa una posizione dominante nel settore dell’elettricità e della distribuzione del gas nel Paese. L’altra società energetica, Sonatrach, si occupa di tutte le fasi del settore oil&gas, esclusa la distribuzione del gas sul territorio algerino.
Durante l’assemblea si sono discussi i vari approfondimenti in corso presso i comitati di studio e le task force, definendone le scadenze future, e i problemi generali del settore energetico a livello mondiale. È stato inserito anche un Algerian Energy Day (il 22 novembre) e un Africa – China Meeting (il 23 novembre). La rappresentanza cinese ha così avuto modo di sfoggiare la propria potenza tecnologica nel settore delle rinnovabili, in particolare nel solare, nei pannelli termici, nel fotovoltaico a concentrazione.

È stato ricordato che oltre 1 milione di cinesi in Africa sta realizzando infrastrutture fondamentali per il continente e tra queste si rileva una forte pressione per espandere le infrastrutture elettriche, settore nel quale la Cina vanta il primato mondiale in tutte le tecnologie di generazione (hanno superato per potenza installata ed energia prodotta gli Stati Uniti) e di trasmissione (sono l’unica nazione ad avere in servizio sistemi a 1.000 kV in corrente alternata e a ± 800 kV in corrente continua, e hanno allo studio il ± 1.000–1.100 kV in corrente continua).
In queste mie note riporterò alcune impressioni sull’Algeria a seguito di quanto emerso nei meeting ufficiali e in colloqui personali con esponenti di spicco del sistema energetico algerino. Lascio ad un prossimo intervento alcuni spunti risultati dalle riunioni dell’Executive Assembly del WEC.

L’Algeria con i suoi circa 2,4 milioni di km2 è il più vasto Paese dell’Africa e tra i più dotati per risorse energetiche, con particolare riferimento al gas. La sua popolazione è cresciuta dai 10 milioni del 1962 (indipendenza dalla Francia dopo 8 anni di guerra) agli oltre 35 milioni attuali; occorre notare che circa i due terzi della popolazione ha un’età inferiore ai 30 anni, con un notevole tasso di disoccupazione. Tale situazione è vista con particolare attenzione e timore dalla classe politica dominante (c’è la paura che possa aprirsi localmente una primavera araba), la quale ha in atto una politica di progressiva localizzazione di tutto quanto viene consumato; tale visione sembra sopravvalutare spesso il grave e importante aspetto sociale rispetto ad una possibile sostenibilità economica sul lungo periodo.

Il settore energetico non è esente da tale visione ma anzi ne sta diventando il pivot principale, tenendo conto delle notevoli riserve specialmente di gas; il gas è ora visto come una risorsa da conservare anche per le prossime generazioni, dandogli un valore economico di mercato pari a circa 8 dollari/MBTU (e non l’attuale valore per usi interni, che è bassissimo e legato ai soli costi di estrazione). L’obiettivo politico è costruire un sistema industriale algerino energetico integrato lungo tutta la catena, dalla fabbricazione dei componenti alla costruzione di impianti e al loro esercizio e manutenzione.
È stato menzionato che l’Algeria ha probabili risorse di petrolio vicine ai 18 miliardi di barili e di gas pari a circa 3.500 miliardi di metri cubi pur avendo esplorato meno di un terzo del territorio e senza considerare l’offshore su 1.200 km di coste.

La produzione annua equivalente di petrolio e gas è di circa 165 MTEP (i consumi primari italiani sono pari a circa 185) dei quali 125 sono esportati, costituendo la principale risorsa del Paese. L’Algeria si propone di incrementare fortemente le esportazioni sia di LNG sia di gas naturale per finanziare lo sviluppo del Paese; tra le future addizionali esportazioni di gas naturale è stata menzionata la grande importanza del gasdotto GALSI (Algeria, Sardegna, Italia) per 8 miliardi di m3/anno attraverso una società partecipata da Sonatrach, Edison, Enel, Sfirs-Regione Sardegna, Hera.
I consumi per capita sono circa 1,1 TEP – 1.000 kWh – con emissioni di CO2 pari a 2,4 tonnellate/capita, paragonati ai nostri in Italia di 3 TEP – 5.600 kWh – e 7,2 tonnellate rispettivamente. Con particolare riferimento al sistema elettrico, l’Algeria ha una potenza installata di circa 11.000 MW con un picco di prelievo di 10.000 e consumi pari a 35 TWh; la produzione di elettricità dai 21,4 TWh del 2000 è cresciuta del 5–6 per cento l’anno fino al 2007, con un picco del 9 per cento nel 2008. A seguito di un rallentamento nel 2009, vede nel 2011 un incremento superiore al 10 per cento.

Il sistema di trasmissione ha il livello di tensione di 420 (300 km di linee) – 245 (10.000 km di linee) e 90 kV come la Francia, mentre esistono differenti livelli di tensione a media tensione (MV) creando problemi per la standardizzazione di apparecchiature e macchinari. Anche in Algeria (circostanza da me inaspettata) si evidenziano in alcuni casi problemi per le autorizzazioni delle linee, specie ad altissima tensione. E questo ha creato in alcune situazioni il non pieno utilizzo di nuove centrali entrate in servizio.
Particolare importanza per il Paese riveste l’alimentazione delle molte aree isolate lontane dalla fascia costiera e ora alimentate con installazioni diesel locali, con il notevole costo del kWh prodotto legato al trasporto del petrolio per piccole quantità su lunghe distanze. L’integrazione nella rete elettrica nazionale di tali aree e villaggi risulterebbe onerosa con le tecnologie attuali, mentre l’applicazione di centrali CSP con capacità quindi di accumulo presenta aspetti interessanti.

Il piano di sviluppo del sistema elettrico di generazione prevede in 20 anni investimenti per oltre 26 miliardi di euro e di questi circa 15 per un ambizioso piano di realizzazione di impianti rinnovabili che dovrebbero contribuire nel 2030 alla produzione di circa il 40 per cento dell’energia elettrica totale. In aggiunta sono previsti 10.000 MW di FER per fornire energia all’Europa se le condizioni saranno favorevoli.
Il piano prevede quindi in totale circa 23.000 MW di rinnovabili in servizio nel 2030. In particolare, il programma dei circa 13.000 MW di rinnovabili per i consumi algerini considera 3 tappe:
2011–2013 progetti pilota per verificare le differenti tecnologie;
2014–2015 lancio del programma di realizzazione;
2016–2030 sviluppo su larga scala per raggiungere nel 2030 il 40 per cento di elettricità da rinnovabili.

Sono considerati 3 settori:
Programma fotovoltaico: 800 MW dal 2013 al 2020 e 2.000 MW dal 2021 al 2030.
Programma solare a concentrazione CSP: 1.475 MW dal 2013 al 2020; 5.700 MW dal 2021 al 2030. I primi 2 impianti sono previsti a Sud Est (deserto sabbioso) e a Sud Ovest (deserto roccioso) con circa 5.000 h/anno equivalenti di potenza massima impegnata.
Programma eolico: 270 MW dal 2013 al 2020; 1.730 MW dal 2021 al 2030.

I vertici di Sonelgaz – valutando il gas risparmiato a 8 $/MBTU e considerando le ricadute industriali e occupazionali di un programma completamente algerino (dalla produzione locale di silicio ai pannelli, agli impianti CSP e all’eolico sul quale è posta meno enfasi) – ritengono che il bilancio per il Paese sia più che positivo.
Per quanto riguarda l’efficienza energetica, sebbene sia menzionata come una priorità risulta difficile un approccio pratico, considerando i bassissimi prezzi dei prodotti energetici fondamentalmente basati su un prezzo del gas di circa un decimo rispetto a quello che abbiamo in Italia; basti pensare che un litro di benzina costa 0,2 euro e il prezzo medio dell’elettricità per l’industria è circa 0,03 euro/kWh contro i nostri 0,10–0,16. I tempi di ritorno degli investimenti in efficienza lato utenti sarebbero enormemente lunghi e occorrerà agire per implementare i pur notevoli interventi possibili lato offerta con ragionamenti spostati sul costo sociale per il Paese.

L’Algeria con il suo sviluppo demografico, le potenzialità energetiche e le ambizioni di autonomia industriale sta emergendo come il principale attore tra i Paesi al Sud del Mediterraneo. In tale situazione hanno avuto anche un ruolo importante Terna e la Tunisia per la formazione dei Gestori di Rete del Mediterraneo (METSO), che si sono posti nella riunione dello scorso 9 dicembre a Bruxelles con la Comunità europea come il principale partner mediterraneo per lo sviluppo di rinnovabili e interconnessioni dal Nord Africa all’Europa, riportando presso la Comunità quanto presentato ad Orano.
Ci si augura che tali ambiziosi programmi possano concludersi positivamente, creando occupazione e allontanando i timori di una primavera araba. Chiaramente i trasferimenti di tecnologia saranno l’ingrediente fondamentale, unitamente a partnership con l’Europa… a meno che la Cina non sia più rapida ed efficiente del Vecchio Continente.

 
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