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Cambiamenti climatici a rischio dis comparsa... (come gli atolli) Stampa E-mail
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di Nicolas A. Barnes


Nella prima settimana di settembre si è svolto ad Auckland (Nuova Zelanda) il IX incontro dei leader politici dell’ACP (African, Caribbean and Pacific Group of States) cui ha partecipato anche il Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon. Tra i punti salienti all’ordine del giorno vi era il tema dei cambiamenti climatici, che già nei giorni precedenti erano stati l’argomento portante del Forum delle isole del Pacifico (quarantaduesimo Pacific Islands Forum Leaders Meeting).
In genere questi incontri non ricevono in occidente particolare considerazione da parte dei media internazionali. Questa volta, viceversa, l’evento è balzato all’attenzione generale (in Italia ne ha parlato diffusamente il Corriere della Sera) non per commentare i risultati del vertice ma perché in quella sede Ban Ki-moon ha esposto con toni drammatici le impressioni di una sua recente visita alle isole-Stato di Kiribati e Solomons.

In particolare ha colpito emotivamente la visione immaginifica - prospettata dal primo ministro di Kiribati - della popolazione di questo piccolo Stato costretta a trasferirsi, per sfuggire agli effetti del cambiamento climatico, su di un’isola galleggiante ancorata nel Pacifico. Oggi lo Stato di Kiribati è costituito da un arcipelago di 21 isole abitate da poco più di 100 mila abitanti e questo paradiso della natura vive essenzialmente di turismo, da cui deriva circa un quinto del PIL.
Confesso che questa notizia mi ha dato lo spunto per riprendere un discorso avviato qualche tempo fa sulla necessità di riaprire un dibattito a tutto tondo sui cambiamenti climatici; dibattito reso silente negli ultimi mesi dalla crisi finanziaria ed economica del mondo occidentale. A conferma che sul riscaldamento globale è calato il sipario bastano i numeri del sondaggio di Eurobarometro [...].

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