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L'Europa parli con una sola “voce” Stampa E-mail
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di Ugo Farinelli


Rispondendo a una richiesta del Summit europeo dell’energia del febbraio scorso, la Commissione europea (e in particolare il suo Commissario all’energia, Günther Oettinger) ha presentato una proposta per una nuova politica energetica europea, rivolta verso l’esterno, che permetta alla Commissione di parlare con una sola voce, cioè di far valere verso l’esterno la sua dimensione complessiva economica e politica in campo energetico, sostituendosi ai singoli Stati membri che finora hanno condotto questi colloqui.

Per valutare questa ambiziosa proposta (che è accompagnata da una non banale analisi della situazione e dall’enunciazione di una serie di punti concreti) può forse essere utile richiamare qualche elemento di storia. L’Unione europea, a ben vedere, è nata proprio su temi energetici: le prime istituzioni comunitarie sono state la Comunità Europea dell’Energia Atomica – Euratom – e la CECA, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Interamente a fini energetici la prima, e dedicata la seconda alla maggiore fonte energetica dell’epoca, il carbone, e a un’industria, quella dell’acciaio, legata tecnologicamente a quella del carbone e massima consumatrice di energia. Questo inizio fu però contraddetto dai successivi sviluppi della politica europea, quando ciascuno degli Stati europei (almeno dei maggiori) volle puntare su strade differenti e su alleanze più o meno strategiche a livello di singoli Paesi.

[...] Nel 1990, dopo la caduta dei regimi a pianificazione centrale nell’Europa dell’Est, cominciava un processo, concluso solo sette anni dopo e noto come Carta Europea dell’Energia, proposto inizialmente dal primo ministro olandese Ruud Lubbers: un accordo tra tutti i Paesi europei, dell’Est e dell’Ovest, e di alcuni tra gli altri maggiori protagonisti internazionali, che riconosceva la complementarità tra i Paesi dell’Europa orientale e dell’ex Unione Sovietica, ricchi di risorse energetiche da una parte, e i Paesi della Comunità europea, che erano nella necessità di importare energia ma che potevano fornire alla controparte tecnologie avanzate ed efficienti per utilizzare molto meglio l’energia e contribuire così alla ripresa economica dell’Europa orientale. Sebbene la Carta dell’Energia sia poi sfociata in un trattato, sottoscritto e ratificato dai Paesi aderenti, le sue applicazioni pratiche sono state assai limitate, [...].

Quello che stupisce nel rileggere a distanza di vent’anni la Carta dell’energia è la sua chiarezza e la sua attualità: come se per trovare un linguaggio comune ci fosse bisogno di presentarsi all’esterno piuttosto che di chiarirci tra di noi. In nessun altro documento ufficiale sull’energia dell’Unione europea si trova un’esposizione così chiara e convincente di una politica energetica europea come nella Carta. A costo, naturalmente, di presentare il Mercato unico dell’energia come un obiettivo già raggiunto in pace e armonia e in modo uniforme in tutti i Paesi membri. [...]


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