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L'estrazione di shale gas alla prova dell'impatto Stampa E-mail
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di Francesco Andreotti

             
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In the last report commissioned by the Environment Commission of the European Parliament, entitled Impacts of oil shale and shale gas extraction on the environment and on human health published July 15th, 2011, some of the issues that political and public opinion in Europe have placed on the environmental and health impacts of extraction of shale gas are dissolved.
Contamination of groundwater is the main source of concern and further impacts are also under investigation: the wide occupation of ground, the high consumption of water resources, the air and soil pollution, the waste and wastewater production, the production of noise, the radioactive pollution, the increase in seismic activity and the production of odours.
The report concludes by ordering that, given the identified impacts, before allowing the exploitation of shale gas in Europe, should be filled the legislative vacuum, by defining certain rules to be observed for sustainable development. What is the future of shale gas in Europe then?*

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Nell’ultimo rapporto ordinato dalla Commissione Ambiente del Parlamento europeo, intitolato Impacts of shale gas and shale oil extraction on the environment and on human health (pubblicato il 15 luglio 2011) vengono sciolti alcuni degli interrogativi che politica e opinione pubblica europea si sono posti sull’impatto ambientale e sanitario delle attività di estrazione dello shale gas (gas contenuto in rocce scistose), il più noto tra i gas non convenzionali.
Infatti, un’ondata di richieste di permessi per l’esplorazione dei giacimenti europei ha recentemente investito l’Europa Centrale e Orientale che, secondo uno studio del National Petroleum Council britannico, disporrebbe di riserve potenziali di gas equivalenti a ben 92 miliardi di barili di petrolio. Stati come Germania, Polonia, Francia, Danimarca, Svezia, Austria, Ungheria e Gran Bretagna, attratti dall’opportunità di sfruttare lo shale gas per aumentare la propria sicurezza energetica e rinforzare la produzione interna europea di gas convenzionale – attualmente in diminuzione – hanno permesso a compagnie e consorzi di settore l’avvio di attività esplorative.
Tuttavia, da quanto suggerito nel suddetto rapporto, si può prevedere che lo sfruttamento delle potenziali riserve di shale gas in Europa sarà presumibilmente ostacolato proprio a causa delle questioni ambientali e sanitarie. Ad esempio, il ministero dell’Ambiente francese già a inizio 2011 ha disposto una moratoria, bloccando temporaneamente le attività di esplorazione di shale gas sul proprio territorio. In particolare in Europa, dove la questione dell’impatto ambientale e sanitario delle nuove opere è una tappa obbligata, e talvolta un ostacolo, la possibilità di installare sul territorio – come è accaduto negli Usa – migliaia di impianti di produzione e infrastrutture connesse, sembra alquanto utopistica. Ciò è dovuto al fatto che il territorio europeo è altamente antropizzato e con densità abitativa più alta e soprattutto più uniforme rispetto agli Stati Uniti, che hanno invece a disposizione grandi porzioni di territorio scarsamente popolato.
Va osservato, inoltre, che negli USA, ove in 40 anni sono stati realizzati circa 50 mila pozzi, il progresso economico assume più importanza di una valutazione di impatto ambientale e sanitario ex-ante, trasferendola ex-post rispetto allo sviluppo di una tecnologia. A tal riguardo, sempre negli USA, le società che hanno operato nell’estrazione dello shale gas sono state, fino a tempi recenti, esentate dal rispetto del Safe Drinking Water Act. [...]

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