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Demarchi: ‘‘Un antidoto alla crisi? Liberalizzare (di più)” Stampa E-mail
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di Davide Canevari



Complice la perdurante crisi economica, sembra che il mercato elettrico italiano non sia più promettente come nei primi anni della liberalizzazione. Si moltiplicano le voci di operatori (anche stranieri) costretti a fare i conti con pesanti problemi di over-capacity e forse addirittura pronti a fare le valigie... Davvero il nostro Paese sta pericolosamente virando da terra promessa a terreno minato?
Ecco cosa ne pensa Simone Demarchi, direttore business di EGL Italia, consociata del Gruppo EGL, uno dei principali player di settore nel panorama europeo. “La situazione attuale è certamente seria. La contrazione della domanda di energia e il market decoupling del gas, che ha ridotto o annullato le marginalità agli impianti a ciclo combinato, hanno determinato pesanti perdite nei conti economici degli operatori del settore, che trovano difficoltà a ottenere i ritorni attesi dagli investimenti effettuati sul parco di generazione”.



Prospettive?
**Riteniamo che i prezzi sulla filiera dell’energia, o i meccanismi di remunerazione della capacità installata, dovranno trovare una dimensione economicamente accettabile per poter garantire la sostenibilità del sistema. Questa situazione, alla lunga, non è sostenibile per nessuna azienda.


Quali driver guideranno, secondo lei, l’evoluzione del mercato italiano nei prossimi mesi?
**La disponibilità e il prezzo del gas restano inevitabilmente l’elemento discriminante del mercato, ma le politiche di incentivazione alle rinnovabili, o di penalizzazione delle emissioni, giocheranno un ruolo chiave nello sviluppo del mercato e nelle strategie degli operatori. Questo anche per l’inevitabile peso di tali politiche sul sistema elettrico ed economico in generale.


A che punto siamo con il processo di liberalizzazione dei mercati elettrici e del gas? Secondo alcuni osservatori, dopo una partenza lampo c’è stato in Italia un certo rilassamento. O addirittura, qualche passo indietro. Cosa manca al Paese per poter considerare concluso (positivamente) il percorso?
**La filiera dell’energia è solo parzialmente liberalizzata: producendo per quasi il 60 per cento energia da gas naturale, dobbiamo necessariamente confrontarci con il mercato di questa materia prima. Attendiamo quindi una seria liberalizzazione di tale settore, una effettiva Borsa del gas e la contendibilità della capacità di stoccaggio.

             
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The Italian electricity market is no longer what it was in the early years of liberalization; the scenario has deeply changed. EGL’s general manager Simone Demarchi helps us figure out what is going on in the sector. “We are at a serious juncture. A lower demand for energy and the decoupling of the gas market have caused huge losses in the financial performance of operators in this industry, who are facing difficulties in getting the expected return on investments from their plant stock. No company will stand this in the long term”.

Specific issues like liberalization, also, did not reach satisfactory outcomes. “The energy supply chain has been only partially liberalized: 60% of the energy we produce comes from natural gas, so we can’t but tackle this raw material’s market issues. We are looking forward to a genuine liberalization of the gas industry, a true gas stock exchange as well as to contestable storage capacity”.

And what does he see as viable measures, considering that Italy has no control over gas and oil prices? “Grids inadequacy, industry regulations often lacking consistency, senseless economic incentives, endless permit issuance processes: all these are internal issues that can be tackled. The same can be said about policies, measures and technologies for energy efficiency that could be implemented with a positive impact on the cost of energy procurement”.*

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Come ha funzionato in questi anni, a suo avviso, la Borsa elettrica? E quali ulteriori margini di sviluppo potrebbe avere?
**Abbastanza bene, ma non ha ancora espresso tutte le potenzialità e mi riferisco soprattutto alla Borsa dei future, che difetta ancora di liquidità e non attrae sufficientemente i rappresentanti della domanda. Ritengo che questo ritardo possa dipendere anche da un fattore culturale e di limitata informazione, ma l’attenzione su questo aspetto sta aumentando.


Allora non è vero che al cliente finale interessa solo ed esclusivamente risparmiare sul costo del MWh. C’è anche dell’altro...
**Il cliente sta iniziando a pensare in maniera più attiva alla gestione dei costi energetici, di cui il prezzo puntuale del MWh consumato è solo una componente. Il mercato libero può offrire infatti alle aziende consumatrici concrete opportunità, oltre alla possibilità di scelta tra più offerte di fornitura. Come EGL riteniamo che sia compito degli operatori di settore offrire strumenti e servizi per rendere direttamente accessibile il mercato alla domanda, consentendole di coglierne i trend migliori e sfruttare così le dinamiche del prezzo lungo l’intero arco dell’anno. Nel contesto attuale di elevata volatilità, è infatti opportuno per le aziende gestire il portafoglio di approvvigionamento suddividendo il rischio in acquisti differenziati, traguardando ampi periodi con adeguate coperture e opzioni.


Recentemente avete diversificato notevolmente il portafoglio delle vostre offerte in termini di servizi alle imprese. Altre novità in arrivo?
**I nuovi prodotti vanno oltre la semplice fornitura fisica di energia elettrica e gas. In particolare, stiamo proprio ottenendo un significativo successo nella proposta alle grandi aziende energivore della gestione integrata e dinamica del loro portafoglio energetico. Inoltre, l’efficienza energetica è ormai un elemento determinante per la competitività delle imprese e noi stiamo appunto iniziando ad offrire prodotti in questo ambito.


Torniamo sulla questione prezzi. Il sistema produttivo italiano ha più volte lamentato i costi eccessivi del kWh, rispetto ai competitor europei. È solo una vittima di una situazione esterna da subire passivamente o ha anche delle responsabilità? Ad esempio, la scarsa attenzione con cui affronta i temi dell’efficienza energetica o il fatto di non aver mai sollecitato l’approntamento di un Piano energetico nazionale...
**I prezzi internazionali del gas e del petrolio non dipendono certo dall’Italia, ma l’ammontare e la remunerazione di vari oneri di sistema sì. Incentivazioni a rinnovabili, elevata remunerazione delle reti di trasmissione e distribuzione, per non parlare delle code del CIP6 e degli oneri nucleari, sono solo alcune delle voci su cui probabilmente è possibile, in un mercato ormai più maturo in termini di infrastrutture, pensare a una razionalizzazione.
L’efficienza energetica, è vero, è ancora indietro, ma non l’annovererei tra le cause del prezzo italiano più elevato per l’energia. Certo, è uno strumento decisivo in mano ai clienti per calmierare la bolletta energetica e molti operatori, tra cui EGL Italia, stanno velocemente recuperando il tempo perduto in termini di servizi ai clienti.


Sembra quasi che lei dia per scontata la rinuncia ad un mix più equilibrato dei combustibili. Dopo il no al nucleare, nessuna chance per una crescita del peso specifico del carbone?
**Riporto solo un dato di fatto: la difficoltà, se non impossibilità, a sviluppare progetti con questa tecnologia in Italia. Devo tuttavia anche segnalare che nell’attuale situazione di sovracapacità produttiva e con la prospettiva di dispacciare sempre maggiore energia da fonte rinnovabile, ci sia poco spazio per nuovi impianti di baseload come i grandi impianti termoelettrici a carbone. Il sistema ha ora bisogno di flessibilità e di garantire remunerazione ed efficienza alle infrastrutture esistenti.


Pensa che il quadro degli incentivi sulle rinnovabili in Italia sia economicamente non sostenibile? Come si comporta al riguardo il resto d’Europa?
**C’è chi, come la Germania, ha investito in sussidi alle rinnovabili con altrettanto vigore, e analogamente all’Italia si trova ora con oltre 25 euro a MWh di oneri a copertura di tali incentivi. Contestualmente, questi Paesi si trovano ad affrontare anche i costi della vecchia o nuova dismissione nucleare, le richieste di rimunerazione dei nuovi impianti termoelettrici sottoutilizzati, e gli investimenti per l’adeguamento della rete al sistema di generazione diffusa. E tutto questo in un quadro economico e finanziario estremamente difficile.


Ma la bolletta italiana sembra già essere una delle più care d’Europa; e sulle quotazioni delle materie prime non può essere certo il nostro Paese a decidere in autonomia. Come se ne esce?
**Come ben sappiamo, il mercato dell’energia è libero in certi ambiti, ma nel contempo estremamente regolato in altri. Questo significa che le soluzioni – come le criticità – non possono essere solo attribuite al mercato o al regolatore. Non potendo incidere sui trend delle commodity, si possono comunque creare i presupposti normativi perché le aziende siano in grado di competere e generare valore: verrà poi premiato chi sarà in grado di coprire i bisogni energetici con elevata qualità e a costi ridotti.


Come giudica il percorso di avvicinamento dell’Italia agli obiettivi comunitari previsti per il 2020?
**Ritengo che senza un forte sviluppo dell’efficienza energetica non si possano raggiungere questi sfidanti obiettivi, almeno a costi accettabili. La questione, infatti, è legata al livello di risorse da impegnare per sviluppare le fonti rinnovabili. Ridurre il fabbisogno energetico a parità di attività economica è l’unica strada ragionevole.


E cosa stiamo aspettando? L’appuntamento è ormai praticamente dietro l’angolo.
**Gli studi hanno ampiamente evidenziato l’impatto positivo delle prassi di efficienza energetica, le tecnologie sono ormai disponibili, manca però ancora un efficace meccanismo di mercato che funga da volano, incentivando le pratiche virtuose e penalizzando quelle meno. Attendiamo quindi un quadro normativo adeguato alla sfida.


Può esistere secondo lei – almeno nel breve e medio periodo – un’Europa senza energia nucleare? E potrà davvero esistere, nel lungo periodo, un’Europa alimentata esclusivamente da energie rinnovabili?
**Oggi la componente nucleare nel mix di generazione di molti Paesi è ancora indispensabile. Pensiamo alla Francia, con oltre l’80 per cento di produzione nucleare. Attendiamo invece i nuovi sviluppi tecnologici che andranno ad impattare sull’economicità delle rinnovabili e l’apporto dell’efficienza energetica sui consumi, per valutare se ci potrà essere un’Europa a energia verde. Con le tecnologie attuali mi pare però irrealistico.


Il suo Gruppo crede nelle tecnologie di carbon sequestration?
**Avendo il Gruppo EGL e la casa madre Axpo la capacità produttiva concentrata nella generazione idroelettrica e nucleare, non è emersa la necessità di considerare questa soluzione che invece potrebbe diventare necessaria, qualora industrialmente applicabile, per gli imppianti a carbone con grandi emissioni di gas serra.


Quanto può essere limitante il fatto che manchi una vera politica energetica comunitaria e ogni decisione strategica sia affidata ai singoli Stati?
**L’Europa ha un peso fondamentale di indirizzo delle politiche nazionali energetiche: infatti, gli stringenti obiettivi che seguiamo sono stati dettati dall’Unione. Penso che sia invece una grave distorsione italiana dare poca attenzione all’Europa e avvedersene solo nelle ultime fasi negoziali di implementazione delle direttive.


Come valuta l’idea – da molti caldeggiata – di fare dell’Italia un hub del gas per il continente europeo?
**Crediamo a tal punto sull’opportunità dell’Italia come hub mediterraneo del gas che abbiamo lanciato il progetto TAP (Trans Adriatic Pipeline) nel futuro corridoio sud orientale per l’approvvigionamento di gas dal Medio Oriente attraverso Turchia e Balcani. La posizione strategica dell’Italia e l’infrastruttura di trasporto già esistente sono formidabili asset da giocare nella partita europea dell’energia.


Ci può illustrare i risultati conseguiti da EGL nel corso del 2011?
**Abbiamo la soddisfazione di poter confermare anche per il 2011 il budget previsto per la voce profitto e segnaliamo un ritocco impositivo al fatturato. Sono aumentati i clienti, ma soprattutto si è allargata l’offerta di prodotti e servizi.


Quali sono i piani di sviluppo di EGL?
**Come è noto, nei mesi scorsi Axpo – operatore di riferimento in Svizzera – ha concluso con successo l’OPA lanciata sul Gruppo EGL (che già da diversi anni controllava con una quota di maggioranza). EGL, dunque, è ora al cento per cento parte integrante di questa grande realtà. Da questa premessa parte la nuova strategia di un’azienda profondamente radicata localmente – Axpo ha oltre 3 milioni di clienti in Svizzera – ma con un orizzonte europeo, essendo già presente in 20 Paesi. Parlare di programmi futuri è, dunque, forse un po’ prematuro; ma ritengo che gli obiettivi di massima non cambieranno. Certamente il 2012 sarà un anno decisivo per il Gruppo, che dovrà dichiarare i nuovi target su cui si vorrà misurare.


Come ha influito la recente crisi finanziaria mondiale sui vostri progetti?
**I progetti principali italiani, con la costruzioni di centrali a ciclo combinato per 2.000 MW, erano stati già realizzati, pertanto la crisi ha determinato solo una revisione nell’approccio più selettivo alle nuove realizzazioni nell’ambito delle rinnovabili. L’interesse ad allargare il parco di generazione è mantenuto, ma il livello di attenzione sulle variabili economiche si è alzato e la valutazione è ora effettuata su uno scenario europeo, cercando le migliori opportunità disponibili nei vari Paesi.


Anche in termini di comunicazione EGL sembra aver scelto una strada diversa, puntando molto ad eventi di servizio (convegni, tavole rotonde, pubblicazioni, studi) più che di semplice immagine o di sponsorship tradizionale. Per quale ragione?
**Parliamo a un target selezionato e proponiamo spesso prodotti sofisticati e innovativi. Per questo è necessario utilizzare canali selettivi e sviluppare conoscenze e competenze sul mercato. Solo costruendo la consapevolezza delle opportunità esistenti in questo settore siamo in grado di far apprezzare le soluzioni che abbiamo ideato, mutuando l’esperienza nata sui mercati più liquidi e maturi del Nord Europa dove EGL è un player di riferimento.

 
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