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Acqua, il risultato del referendum? L’incertezza Stampa E-mail
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di Adolfo Spaziani | direttore generale Federutility



Adolfo Spaziani, direttore generale FederutilityOra che si è posata la polvere del ciclone rappresentato dal referendum sulle risorse idriche, bisogna guardarsi intorno per capire cosa è successo e cosa c’è da fare. L’esito è evidente e indiscutibile. Il messaggio dei cittadini è chiaro. Non so se sia altrettanto evidente il pensiero sottinteso ad alcune scelte.
Mi preoccupano gli esiti della “proprietà transitiva” che ha guidato la campagna elettorale precedente il referendum. Stressando il concetto, potremmo riassumerla così: siccome ha vinto il no ai privati che avrebbero aumentato le tariffe, “di conseguenza” la gestione sarà pubblica e le tariffe non aumenteranno.

Chi pensa davvero che esista una correlazione di questo tipo nei complessi rapporti che regolano la gestione di un servizio pubblico come l’acqua, pecca d’ingenuità. Il nuovo quadro regolatorio va creato ex novo, tenendo però conto di tutte le norme nazionali ed europee che continuano ad esercitare la loro efficacia, non essendo state minimamente toccata dal referendum. L’esigenza di un’autorità di regolazione autonoma e indipendente - che come Federazione che associa oltre il 90 per cento dei gestori delle risorse idriche chiediamo da anni - è divenuta una necessità assoluta e impellente.

Manca ancora una valutazione dell’impatto economico che potrà avere l’eliminazione della quota del 7 per cento come remunerazione del capitale investito (il terzo quesito referendario) e anche un metodo tariffario nuovo che possa contemplare tutti gli elementi necessari. Servono oltre 64 miliardi di euro per nuovi impianti e manutenzione, di cui solo l’11 per cento finanziabile con soldi pubblici. Se non realizzeremo le opere andremo incontro a sanzioni comunitarie [...].



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