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Golinelli: “Regole e priorità, innanzitutto” Stampa E-mail
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di Davide Canevari


Marco Golinelli, Vice President Power Plants Wärtsilä
Davvero imprevedibile? Fino a un certo punto... L’incontro di Nuova Energia con Marco Golinelli, Vice President Power Plants Wärtsilä, parte dalla svolta nucleare del post Fukushima che sembra aver colto molti di sorpresa. Ma non tutti.
“Alcuni anni fa abbiamo costituito un gruppo di lavoro - racconta Golinelli - per definire i possibili scenari di utilizzo dell’energia elettrica al 2023. Dopo un anno e mezzo di lavoro, nel 2009, abbiamo pubblicato i risultati di questo studio, delineando tre alternative potenziali. Nella ipotesi Grey World avevamo proprio previsto la fine della rinascita nucleare a seguito di un incidente che si sarebbe potuto verificare in una nazione sviluppata e con un livello tecnologico consolidato. Anche in conseguenza di ciò, il gas naturale sarebbe diventato l’opzione prevalente (da qui la scelta del grey come colore di riferimento). Non si trattava di una lettura nella sfera di cristallo, ma di una semplice indagine delle alternative possibili a seguito di determinati accadimenti plausibili. Il fatto che più mi colpì, allora, fu che molti degli esperti interpellati segnalarono tra i possibili fattori di svolta un incidente nucleare. Allo stesso tempo, oggi si vanno concretizzando anche alcune delle ipotesi che allora avevamo valutato nel Blue Globe scenario”.


Vediamole.
**Il ruolo della CCS in un’economia in forte crescita che non poteva rinunciare al carbone; e il posizionamento ancora preminente all’interno del sistema energetico mondiale delle grandi utility. Non solo generazione distribuita, quindi, ma anche ottimizzazione della potenza centralizzata, guidata da due esigenze primarie: ridurre le emissioni di anidride carbonica e spingere l’economia. Con il possibile elemento dirompente dello shale gas...


Torniamo con lo sguardo sul passato. Cosa è cambiato negli ultimi cinque anni nel mondo dell’energia?
**Se guardiamo al mercato nazionale ed europeo, va sicuramente rilevata la maggiore attenzione per la generazione distribuita. La forte diffusione delle rinnovabili discontinue ha aumentato il tasso di imprevedibilità e di incertezza e questo elemento - forse - è stato un po’ sottostimato dal legislatore e dagli stessi player per i suoi effetti di lungo periodo.
Su scala globale, l’elemento di rottura è rappresentato dalla Cina, un Paese che, anche per ragioni politiche, ha una struttura tale per cui le decisioni prese possono essere portate avanti senza troppi inconvenienti e dove si può far riferimento a una politica energetica ben definita.


Noto un pizzico di invidia...
**Da noi la situazione è certamente meno chiara. Siamo passati dalla campagna elettorale “rinnovabili contro nucleare”, al 25 per cento di share previsto per l’atomo, al referendum, alla proposta di sostituire con la geotermia il no al nucleare.


A questo punto, quale dovrebbe essere secondo lei il ruolo ideale di politica, mercato, legislatore?
**Sicuramente oggi l’elemento carente è la stabilità delle regole e la definizione delle priorità, compito che spetterebbe ai politici. Se davvero il 20-20-20 è una priorità riconosciuta, allora devono anche esserci le regole per poter arrivare a questo traguardo. A quel punto, la selezione delle singole tecnologie e delle soluzioni possibili potrà spettare al mercato. Ma il mercato, per poter scegliere adeguatamente, deve avere la certezza dei tempi e delle risposte. Siamo una multinazionale finlandese e, sinceramente, trovo sempre difficile spiegare ai colleghi del Nord Europa certe anomalie degli iter autorizzativi italiani.


Quale potrebbe essere, dunque, il modello ideale?
**Il nostro, se solo funzionasse! La Conferenza dei Servizi è una soluzione logica e coerente. Recentemente abbiamo partecipato a un’indagine europea sui meccanismi di autorizzazione e proprio il nostro modello nazionale è stato valutato come un’ottima scelta. Il problema è il passaggio dal disegno teorico alla pratica.


Quanto è importante oggi l’innovazione di prodotto e di servizio?
**In generale l’innovazione è sempre fondamentale. Non necessariamente deve trattarsi di tecnologia: entra in gioco anche la capacità di rendere servizi sempre in linea con l’esigenza di un sistema elettrico che sta cambiando. Questo vale anche per noi. Come Wärtsilä non ragioniamo solo in tema di bielle e pistoni - pur essendo i nostri motori all’avanguardia tecnologica - ma anche, ad esempio, di celle a combustibile.


Esistono ancora? Fino a pochi anni fa erano al centro dell’attenzione, anche in termini di comunicazione. Ora sembrano quasi sparite e il ruolo di primo attore sembra essere passato dall’idrogeno al fotovoltaico.
**È vero che dal punto di vista della comunicazione (ma non solo) il fotovoltaico ha dominato la scena degli ultimi anni, mostrando - concretamente - una curva di sviluppo sconosciuta ad altre tecnologie. E in proiezione futura avrà certamente un ruolo fondante. In questo contesto lo sviluppo delle celle a combustibile è rimasto per così dire sotto traccia, ma non si è mai fermato. Nel futuro mix energetico anche le celle a combustibile potranno avere un ruolo importante. Forse più nello stazionario o nella propulsione navale che nel settore automotive terrestre, per i noti problemi di infrastruttura e di rete.


Quanto ancora resta da innovare nella generazione tradizionale?
**Le tecnologie cosiddette mature - come potrebbero essere motori e turbine - hanno tre linee di sviluppo: efficienza, affidabilità, riduzione delle emissioni. In teoria - agendo ad esempio su materiali e cicli di funzionamento - c’è ancora molto spazio di manovra prima di arrivare ai limiti fisici dei principi termodinamici. Non siamo distantissimi, ma neppure in vista del traguardo.


Negli ultimi anni le tematiche energetiche si sono avvicinate sempre di più al cittadino, e questo è un bene. Di converso, ha cominciato però a prevalere l’approccio del tifoso: nucleare contro solare, rinnovabili termiche contro elettriche, e così via...
**Questo approccio non ci appassiona. Per noi lo sviluppo ideale di un sistema energetico passa dal concetto di mix e il comportamento del tifoso tende invece a portare in una sola direzione. È positivo che il tema energetico sia diffuso, discusso, condiviso, appassionante. Ma il confronto dovrebbe essere fatto sui numeri. Non può diventare un ragionamento di pancia. Da questo punto di vista temo che in Italia manchi ancora una informazione di livello, al pari di quella che si può trovare sui più prestigiosi quotidiani stranieri.


Europa, Stati Uniti, Cina, come se la giocano sui grandi temi della ricerca e sviluppo?
**L’Europa è divisa, non ha un piano organico di ricerca nel quale siano messe davvero insieme tutte le migliori risorse e competenze; cosa che invece sarebbe indispensabile proprio per poter competere con Cina e Usa, che al momento sono molto più avanti di noi. Entrambe hanno capito che la loro esigenza primaria è quella di produrre di più con meno (risorse o emissioni) e hanno quindi focalizzato la R&S su questo chiaro obiettivo riuscendo a compiere notevoli balzi in avanti. Come Wärtsilä siamo presenti anche in Cina e possiamo toccare con mano ogni giorno la loro fame di apprendere e la loro capacità di migliorare. Quella fame che, probabilmente, noi europei abbiamo un po’ perso..


Soluzioni possibili?
**Servirebbe anche a noi una ricerca più condivisa. Se, ad esempio, ci fosse un vero piano di sviluppo del fotovoltaico di nuova generazione, che coinvolgesse l’Unione europea nel suo complesso, alla fine per l’industria di settore le ricadute sarebbero certamente più positive, anche nel medio e lungo periodo, di quelle garantite dagli attuali schemi di incentivo. L’Europa dovrebbe diventare un unico grande laboratorio di sviluppo delle nuove tecnologie energetiche.

 
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