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La geotermia darà una scossa alla generazione di MWh Stampa E-mail
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di Valeria Barbi | Master MEA La Sapienza, Roma


             
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Nel dopo Fukushima si è parlato di alcuni possibili vincitori, ovvero di soluzioni che avrebbero potuto avvantaggiarsi dal disimpegno nucleare annunciato da vari Paesi. In prima posizione il gas, e poi le nuove rinnovabili. Poco si è detto, invece, del geotermico. Ma proprio da questa fonte potrebbero giungere delle positive sorprese.

Probabilmente a partire dallo stesso Giappone, dove si stima che il potenziale di generazione elettrica da energia geotermica possa arrivare a 20.000 MW. Si tratterebbe di un grande salto in avanti rispetto alla situazione attuale. Ad oggi, nel Paese del Sol Levante, sono in funzione 21 unità di produzione di energia elettrica in diciotto siti geotermici, situati principalmente nelle regioni del nord, Honshu e Kyushu, con una capacità totale di 537 MWe, pari a circa il 5,3 per cento della capacità mondiale totale di energia geotermica.

Ambiziosi anche i progetti di Stati Uniti e Cina che punta a coprire l’1,7 per cento della domanda di energia primaria al 2015 grazie a tale tecnologia e la inserisce tra i grandi progetti di sviluppo energetico: lo scopo è sostituire l’impiego di 68,8 milioni di tonnellate di carbone. In più, l’ultima technology roadmap pubblicata dall’International Energy Angency (IEA) descrive la geotermia come una fonte rinnovabile ideale per fornire il carico elettrico di base, quello che in molti Paesi, fino ad ora, è stato fornito dal nucleare. E anche l’Italia – che già oggi è tra le nazioni leader a livello mondiale per potenza installata e soluzioni tecnologiche – potrebbe segnalarsi tra i Paesi con ulteriori ambiziose possibilità di crescita.

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Con lo stop alle centrali nucleari annunciato in alcuni Paesi, il gas naturale e l’energia geotermica sembrano vivere il loro momento d’oro. In Giappone, dove l’incidente alla centrale di Fukushima ha scatenato una ondata di panico nei confronti dell’atomo, si stima che il potenziale di generazione elettrica con energia geotermica sia pari a 20.000 MW provenienti dai giacimenti idrotermali ad una profondità di 3 chilometri e pari - a livello teorico - a circa venti centrali nucleari.

Attualmente, nel Paese del Sol Levante sono in funzione 21 unità di produzione di energia elettrica in diciotto siti geotermici situati principalmente nelle regioni del nord, Honshu e Kyushu, con una capacità totale di 537 MWe, pari a circa il 5,3 per cento della capacità mondiale totale di energia geotermica.

A riprova di ciò, non solo gli Stati Unitima anche la Cina punta a coprire l’1,7 per cento della domanda di energia primaria al 2015 grazie a tale tecnologia e la inserisce tra i propri progetti di sviluppo energetico: lo scopo è sostituire l’impiego di 68,8 milioni di tonnellate di carbone e ridurre di 180 milioni di tonnellate le emissioni di CO2.

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I maggiori problemi che l’industria geotermica sembra attualmente dover affrontare sono rappresentati dagli elevati costi iniziali e dai rischi coinvolti nello sviluppo di nuovi progetti. I procedimenti consentiti rappresentano l’11 per cento del costo totale dello sviluppo del processo geotermico, prima che la trivellazione del primo pozzo inizi. Il passo successivo è la trivellazione che, da sola, rappresenta il 30 per cento dei costi totali: un solo pozzo può arrivare a costare fino a 5 milioni di euro e, se si pensa che per completare il progetto ne servono sempre almeno due, si può ben comprendere quanto la generazione di energia da impianti geotermici possa essere costosa.

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Inoltre, ad instillare nuovi dubbi sulla reale efficacia dei processi geotermici si è da poco aggiunto uno studio, condotto presso l’Università di Bologna, che analizza i rischi sismici collegati alla geotermia. Il campo di stress nella crosta terrestre dipende fortemente dal regime tettonico. Considerando che la fagliazione avviene solo per carichi di taglio, l’introduzione o la rimozione di fluidi crostali in generale provoca terremoti in tutte le zone in cui esiste fagliazione attiva. Variazioni di stress dell’ordine di 1 megapascal sembrano suf- ficienti per indurre sismicità in zone tettoniche attive, mentre variazioni di stress di 0,1 MPa sono sufficienti al sostentamento o all’aumento dell’attività sismica una volta che questa è stata innescata. Tali valori sono quelli necessari per sostenere l’estrazione di energia geotermica.

In base all’analisi condotta, dunque, i vincoli fondamentali per la realizzazione di un campo geotermico a rocce calde e secche sarebbero un’alta temperatura delle rocce superficiali, con gradienti superiori a 60 gradi per chilometro, e una bassa sismicità. Visti tali vincoli, lo sfruttamento geotermico per la produzione dell’energia elettrica da geotermia è ipotizzabile con ragionevole certezza solo in alcune zone dell’Ungheria, della Francia e della Spagna. In Italia l’unica area plausibile si trova in Sardegna, nel Campidano... [...].


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