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Sul tracciato della sostenibilità Stampa E-mail
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di Davide Canevari

             
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Dal dire al fatto

Strano il destino (italiano) delle infrastrutture. Sul piano teorico sono spesso citate come presupposto - quasi un sinonimo - di sviluppo e competitività, uno degli strumenti più efficaci per accelerare la transizione da una fase di crisi ad un percorso di nuova ripresa.
Nel concreto, tuttavia, quando occorre calare un’opera in un determinato luogo, sembrano improvvisamente prevalere gli aspetti negativi: l’invasività, la sottrazione di territorio, l’alterazione degli equilibri preesistenti, l’impatto visivo, l’interferenza - soprattutto in fase realizzativa - con la microeconomia locale, l’inquinamento...

Quello che in astratto, sì, lo si può considerare motore del progresso, quando si avvicina troppo al giardino di casa rischia di ridursi soltanto ad una colata di cemento e asfalto, da contrastare con ogni mezzo. E siccome l’Italia è un mosaico di giardini di casa, il rischio del non fare - o del dilatare all’infinito i tempi del fare - è più che mai concreto.
Esistono comunque esempi differenti, che sembrano aver trovato la strada giusta per conciliare i due aspetti dello sviluppo e della sostenibilità, e che sono riusciti a dialogare con il territorio durante tutte le fasi, propositive e realizzative, evitando il muro contro muro (di quelli sì che in Italia se ne costruiscono molti, anzi troppi).

Dopo averne visitato il cantiere all’inizio dello scorso aprile, Nuova Energia ha scelto di presentare la case history della Corda Molle, che sembra davvero configurarsi come un’infrastruttura ad alto gradimento.
L’approccio che ha portato alla sua progettazione, alla sua accettazione da parte del territorio e alla sua realizzazione (oggi in fase di completamento il primo stralcio di 17 chilometri, con 430 persone direttamente impiegate in cantiere) potrebbe fare scuola - pur nella specificità di ogni opera - anche per altri progetti di questa tipologia.

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La Corda Molle - il nome è stato scelto perché il tracciato ricorda quello di un nastro allentato, non teso - è una sorta di gronda che raccoglie e smista la viabilità che proviene dal sud di Brescia. Si è quindi configurata, fin dall’inizio, come un’occasione per riqualificare e snellire un sistema di viabilità ormai troppo congestionato. Un’opera sostitutiva e migliorativa più che addizionale.
Tale valenza sembra essere stata subito percepita dai Comuni interessati e dalla popolazione locale, con episodi limitati o marginali di opposizione. La stessa fase espropriativa dei terreni agricoli, nell’area interessata dal tracciato, ha raggiunto tassi del 95 per cento di accordi bonari. Questo è stato anche il primo progetto definitivo approvato con legge Obiettivo in Italia.

Più nel dettaglio, i lavori della Corda Molle riguardano la realizzazione del raccordo autostradale tra il casello di Ospitaletto (lungo la A4), e l’aeroporto di Montichiari. L’opera anticipatrice, ossia il nuovo casello di Brescia Sud, è già stato interamente realizzato ed è aperto al traffico ormai da quasi tre anni. [...]

[...] Una delle carte vincenti di questa iniziativa è stata la scelta della compensazione dei materiali. L’infrastruttura è infatti autonoma sul piano dell’approvvigionamento di inerti. Un ampio tratto dell’opera è stato realizzato in trincea, sotto il piano della campagna. In questo modo si è ottenuto un duplice risultato: nascondere allo sguardo la tratta in questione - il punto più basso è di 9 metri sotto il piano campagna - e nel contempo ricavare i materiali necessari per la realizzazione della strada, anche nel resto del tracciato.

Non c’è stato, quindi, il lascito di cave invasive, a differenza di molte altre realizzazioni di questo genere. Inoltre non è stato previsto il ricorso alla discarica per il materiale di scavo e di scarto. Quelli più pregiati sono stati direttamente impiegati per la realizzazione dei rilevati; quelli meno nobili (limitatamente alle esigenze di una infrastruttura) sono stati comunque reimpiegati nelle opere di mitigazione. In questo modo è stato anche possibile ridurre fortemente il traffico dei mezzi con origine o destinazione il cantiere, limitando il disagio per le aree limitrofe. Sempre con l’intento di risparmiare territorio, dove consentito è stato scelto uno stretto affiancamento del tracciato alla (costruenda) Alta Velocità.[...]



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