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Alla roulette del mercato petrolifero il banco vince sempre Stampa E-mail
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Drilling


Dopo mesi in cui si è parlato di ripresa della domanda per giustificare l’aumento del prezzo del petrolio oltre il livello di 120 dollari/barile, improvvisamente a inizio maggio il prezzo del Dated Brent è crollato di quasi 13 dollari/barile nel giro di 4 giorni. Il WTI ha registrato una perdita addirittura maggiore: 15,7 dollari/barile nello stesso periodo.
Come accade regolarmente in questi casi, è partita la caccia al fattore del bilancio petrolifero di cui non si era tenuto conto o che è emerso all’improvviso, spiazzando gli operatori.

Potremmo sbizzarrirci nell’elencare tutte le trovate raccontate dagli esperti del settore, ma preferiamo rivolgere l’attenzione verso una analisi di altra natura, la sola che secondo noi può darci una chiave di lettura razionale e credibile.
Vediamo anzitutto alcuni fatti. Ormai da un paio di mesi il mercato è privo del petrolio della Libia, e non è cosa da poco. Proprio all’inizio della stagione delle benzine negli USA, la cosiddetta driving season, e in Europa, è venuta a mancare la disponibilità di circa 1,5 milioni di barili/giorno di greggi di alta qualità, leggeri e senza zolfo, che consentono anche a raffinerie a ciclo tecnologico semplice di produrre un elevato quantitativo di benzine.

Subito dopo l’esplodere delle crisi, i Paesi OPEC si sono dichiarati disponibili ad aumentare la produzione di greggio per compensare la perdita di quello libico. In particolare, l’Arabia Saudita ha attivato un meccanismo di selezione delle sue produzioni in modo da aumentare sul mercato l’offerta di greggi leggeri per circa 500 mila barili/giorno. Dopo qualche settimana, l’Arabia Saudita ha dovuto interrompere queste produzioni aggiuntive soltanto perché nessun raffinatore ha cercato di comprarle, non avendone evidentemente bisogno. In questa cornice, fino alla fine del mese di aprile i prezzi del petrolio hanno continuato a salire, superando 125 dollari/barile, in mezzo a messaggi allarmanti in cui gli eventi del Nord Africa e del Medio Oriente sono tornati a essere il leit motive per spiegare da dove viene il pericolo per tutti noi: troppo petrolio in mano a governanti inaffidabili di Paesi islamici; così ogni volta che una rotella del meccanismo si spezza, si verificano rischi e costi per noi Occidentali, per cui vale la pena di cercare di mettere in ordine il funzionamento di questi Paesi e successivamente, a una scadenza imprecisata, trovare alternative al petrolio. [...]



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