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La generazione di energia elettrica a 10 anni dal Decreto Bersani Stampa E-mail
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“RISULTATI RAGGIUNTI E AGENDA FUTURA” IN UNA RICERCA DI IEFE BOCCONI


Un decennio può significare molto o poco sotto il profilo temporale. Se questo arco comprende il processo di liberalizzazione del settore elettrico in Italia, si può essere certi che è trascorso poco tempo, ma molto è stato fatto… L’analisi dello IEFE non poteva trascurare tutta una serie di passaggi e cambiamenti ormai consegnati alla storia più recente ma che costituiscono la base per aggiornare il molto che è stato fatto in quanto sarà necessario fare.
Da simili elementi di discontinuità parte l’ampia sintesi che Nuova Energia pubblica e che illustra uno scenario all’interno del quale si evidenziano sviluppi e nodi da sciogliere. È un’elaborazione che si dispiega partendo dall’individuazione di precisi momenti. Ovvero, i primi sette anni successivi al Decreto Bersani, che “hanno rappresentato un periodo di assestamento in cui diverse distorsioni, sia strutturali che regolatorie, hanno pesantemente influenzato il funzionamento del mercato”.

Una svolta decisiva coincide con l’avvio della Borsa elettrica, nell’aprile 2004, e il ruolo attivo del GME e dell’Acquirente Unico, in un’ottica sempre più proiettata verso l’integrazione con i mercati esteri. Un altro dato importante emerge con assoluta evidenza.
Il lunghissimo balzo in avanti della potenza efficiente lorda, con il picco più significativo negli impianti termoelettrici e in particolare di cogenerazione. Ma proprio agli investimenti e al rinnovo del parco di generazione la ricerca IEFE dedica una sottolineatura: “Non tutti gli investimenti realizzati dopo il D.lgs. 79/1999 di liberalizzazione del mercato elettrico sono stati l’esito naturale di dinamiche di mercato. Infatti, nonostante l’incremento della capacità di generazione si sia concentrata nella seconda metà del decennio, una quota non irrilevante degli investimenti è stata imposta dal legislatore nell’ambito del piano di dismissione delle Genco e del connesso programma di riconversione a ciclo combinato di alcuni impianti. Se a questi ultimi aggiungiamo le decisioni influenzate dalle politiche pubbliche di promozione (impianti in cogenerazione e rinnovabili), è possibile affermare che gran parte degli investimenti non è stata guidata dall’interazione concorrenziale nel mercato”.

Quindi, una costante progressione con, tuttavia, un risvolto che nello studio IEFE apre un capitolo di riflessione su Come si è arrivati a un eccesso di capacità. “La forte crescita della capacità di generazione non trova riscontro nell’andamento dei consumi annuali di energia elettrica e del relativo picco orario. Nel periodo 2000-2009 i consumi sono cresciuti in media soltanto dello 0,8 per cento l’anno, e il picco orario soltanto dello 0,6 per cento. Anche escludendo dal calcolo il 2009, nel quale si è registrata una riduzione dei consumi di energia elettrica, i tassi di crescita medi annui del picco e dei consumi ammontano rispettivamente all’1,5 e all’1,7 per cento. Le differenti dinamiche hanno portato a un significativo eccesso di capacità rispetto alle necessità di copertura del fabbisogno, come mostrato dall’andamento del margine di riserva alla punta.

Certamente è tempo di bilanci e soprattutto di proiettarsi in una lettura degli scenari futuri partendo dagli interventi necessari per incidere nel miglioramento del quadro attuale. Un obiettivo al cui conseguimento contribuisce la ricerca IEFE e il dibattito che auspicabilmente seguirà. L’analisi dello IEFE è stata divulgata ufficialmente in occasione dell’assemblea generale di Assoelettrica. [...]


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