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Crescita macroeconomica e shock energetici Stampa E-mail
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di Carlo Andrea Bollino



Il prezzo del petrolio aumenta, il nucleare giapponese è ancora fuori controllo, le piazze del Nord Africa sono in fiamme. Mentre in Europa ancora ci si attarda a tappare i buchi delle insolvenze finanziarie di questo e di quello, l’economia USA ha imboccato decisamente la strada della ripresa. Cito pochi indicatori per tutti: l’indice dell’Institute for Supply Management (ISM, indagine sulla produzione) ha indicato che il settore manifatturiero USA è in espansione nel mese di marzo 2011 per il ventesimo mese consecutivo. L’indice ISM composito è arrivato al 61,2 per cento in marzo. (un valore superiore al 50 per cento indica che l’attività manifatturiera è in genere in espansione). Il reddito disponibile delle famiglie è aumentato di 92,0 miliardi dollari, o 0,8 per cento nel mese di febbraio 2011, secondo il Bureau of Economic Analysis. La spesa di consumo delle famiglie è aumentata di 69,1 miliardi dollari, o 0,7 per cento, mentre il monte salari è aumentato dello 0,3 per cento. Le previsioni di crescita nei primi due trimestri del PIL reale USA sono intorno a 3,3 e 1,4 per cento.

La previsione media di inflazione nei due trimestri è intorno al 2,9 per cento. L’inflazione era all’1,5 per cento nel 2010. Se aggiungiamo che i tassi di interesse sono stabili e sempre sotto l’1 per cento, si ha la conferma della validità della politica monetaria della FED: la riduzione prospettica dei tassi reali ha fatto ripartire robustamente la domanda interna all’inizio di quest’anno, anche considerando che la crescita dei consumi è superiore alla crescita del monte salari. Quindi, sembrerebbe che far ripartire le aspettative di inflazione per indurre la gente a spendere abbia funzionato. [...]

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