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Sarà intelligente, ma non lo è del tutto Stampa E-mail
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di Ugo Farinelli


Una rete elettrica intelligente (smart grid) secondo Wikipedia è una forma di rete elettrica che utilizza una tecnologia digitale. In realtà, è molto di più. La smart grid è diventata un po’ il simbolo - l’icona - di quello che sta diventando, o che vorremmo far diventare, il sistema elettrico, anzi, l’intero sistema energetico.
Se andiamo a cercarne l’origine, tutto è cominciato all’inizio degli anni ’80, sulla scia della seconda crisi energetica, la più grave. Ed è cominciato soprattutto in America, e in particolare in California.

Due fatti. Prima di tutto, quello che è stato chiamato il dibattito sul Negawatt iniziato da Amory Lovins e dal suo Rocky Mountain Institute: non sarà più conveniente risparmiare l’energia piuttosto che produrne in quantità maggiore? Lovins analizzava tutta una serie di interventi per aumentare il rendimento negli usi finali di elettricità in tutti i settori, mostrando come in molti casi il costo di adottare una tecnologia più efficiente fosse più a buon mercato che non produrre più energia. In questo modo, secondo l’analisi del Rocky Mountain Institute, sarebbe stato possibile risparmiare in condizioni economicamente vantaggiose, fino al 70 per cento dell’elettricità che veniva consumata negli Stati Uniti.

Anche se le valutazioni di Lovins erano certamente ottimistiche e in alcuni casi molto esagerate, il dibattito ha avuto il grande merito di richiamare l’attenzione sulle potenzialità di risparmio, che fino ad allora erano state fortemente sottostimate. Nel 1990, in un articolo congiunto su Scientific American, l’EPRI (organizzazione di ricerca delle società elettriche americane) e il Rocky Mountain Institute presentarono i relativi punti di vista sulle possibilità di risparmio e sui relativi costi. Essi concordarono di dissentire nello stesso articolo: un esempio raro di un civile confronto di idee.

Ebbene, anche se l’EPRI era di gran lunga più pessimista sulle possibilità di risparmio, la sua curva indicava tuttavia quasi un 30 per cento di opportunità di riduzione della domanda elettrica mediante aumento dell’efficienza in condizioni di economicità. Ma come fare a realizzare questo potenziale? [...]


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