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PAUSA-ENERGIA
 
L'agricoltore del Duemila coltiva cibo e chilowattora Stampa E-mail
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di Elio Smedile


Lo scorso mese di febbraio è stato pubblicato dalla FAO uno studio dal titolo Integrated Food Energy System Work for People and Climate che propone una metodologia di gestione dell’azienda agricola basata sull’integrazione tra produzione alimentare ed energetica. Tale metodologia, denominata IFES - Integrated Food Energy System - è finalizzata all’intensificazione e alla valorizzazione della simultanea produzione di cibo ed energia.
Nello studio sono individuate due tipologie diverse: IFES1 caratterizzato dalla produzione di materia prima per l’alimentazione e per l’energia nella medesima area agricola; IFES2 caratterizzato dall’obiettivo di massimizzare le sinergie tra i prodotti agricoli alimentari, zootecnici, da acquacoltura e le fonti di energia rinnovabile anche su più aree differenziate. IFES 1 comprende sistemi di gestione basati sulla diversificazione dell’uso dell’area agricola e dei prodotti, combinando ad esempio (e ove possibile) colture annuali in successione ovvero colture annuali con colture perenni agroforestali. IFES 2 prevede la massimizzazione dell’efficienza complessiva anche tramite l’impiego di tecnologie agroindustriali per la valorizzazione di residui e rifiuti prodotti nel ciclo aziendale.

La produzione di energia è in massima parte basata sulle bioenergie, ma possono essere incorporate nel sistema anche fonti diverse, dal solare termico all’eolico, dal piccolo idroelettrico alla geotermia minore. Esse hanno spesso sinergie con il sistema agricolo: ad esempio, le pompe eoliche o solari possono provvedere alla fornitura dell’acqua per l’irrigazione, l’uso integrato e sinergico di un impianto eolico con un impianto bioenergetico può assicurare la fornitura dell’energia elettrica.
Il bilanciamento tra la produzione alimentare ed energetica e tra l’autoconsumo e la cessione dell’eccedenza ai mercati va considerata singolarmente nello specifico contesto locale.
I potenziali benefici di IFES per i Paesi in via di sviluppo sono rappresentati dalla sicurezza energetica e alimentare. L’agricoltore o la comunità locale divengono autosufficienti in termini di risorse alimentari e di energia e possono da questo ottenere un ricavo addizionale; l’agricoltore, non avendo bisogno di acquistare i combustibili fossili né i fertilizzanti, può destinare il risparmio a migliorare la produttività. I potenziali benefici di IFES per i Paesi industrializzati sono rappresentati essenzialmente dalla massimizzazione dell’efficienza d’uso delle risorse. Il rapporto evidenzia come tale approccio ecosostenibile si traduca in ultimo in un contributo alla mitigazione degli effetti del riscaldamento globale.
Le strategie proposte dal rapporto, sommariamente qui riportate, sono di indubbio interesse (soprattutto per i Paesi in via di sviluppo) ma presuppongono un profilo di agricoltore che abbia le capacità di operare in un sistema complesso con un approccio dinamico e innovatore. [...]

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