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India: a voracious appetite for energy Stampa E-mail

by Sridhar Samudrala | President International Energy Consultant Corporation (IECC), India
by Giorgio Dodero | President IPG Industrial Project Group, Italy


Ospita il 15 per cento della popolazione mondiale, insegue una qualità della vita sempre più elevata, beneficia di una crescita economica di assoluto rilievo. E ha una fame vorace e una sete inestinguibile di energia.
Parte da questo sintetico spunto la monografia 2011 India Energy Handbook, dalla quale è stato estratto il presente articolo. Realizzata dall’editore americano PSI Media (con il quale Nuova Energia collabora da due anni), la pubblicazione scandaglia la realtà energetica del Paese asiatico e si concentra sulle opportunità di investimento in loco per le aziende straniere. In pillole, ecco alcuni dei dati più significativi riportati in questo lavoro.

La dipendenza dall’estero della bilancia energetica indiana è ritenuta - oggi, e a maggior ragione in proiezione futura - una criticità (il 35 per cento della domanda è assicurato dalle importazioni), pur essendo il gap nettamente inferiore rispetto a quello dell’Europa e dell’Italia in particolare.

La domanda complessiva di energia (total energy requirements) dovrebbe passare dai 546 Mtoe del 2011 ai 1.815 Mtoe del 2032, più che triplicando in soli 20 anni.

Sul nucleare - tecnologia che può attingere ad un know-how autoctono di rilievo - si stanno concentrando i maggiori investimenti. L’obiettivo è quello di arrivare ad una capacità di generazione pari a 63.000 MW entro il 2032.

Progetti di espansione altrettanto ambiziosi riguardano il carbone, il cui impiego dovrebbe crescere sensibilmente - e senza interruzione - almeno per i prossimi 20 anni. In termini di total energy requirements si dovrebbe passare dai 283 Mtoe attuali a 937 Mtoe nel 2032.

Per quanto riguarda il settore elettrico, dopo un periodo di crescita media della domanda pari al 5,3 per cento/anno (in termini di GWh), a partire dal 2011 si dovrebbe concretizzare un nuovo strappo al rialzo, con un incremento del 9 per cento/anno. Per il periodo 2009-2014 è stato stimato un investimento complessivo nel settore power di 160 miliardi di euro, 100 dei quali destinati alla generazione.

Il deficit di potenza è tale che, per esempio, nello Stato del Punjab è stato stabilito un giorno alla settimana di power cut per l’industria manifatturiera, con la possibilità di estendere il provvedimento a due giorni se la situazione non dovesse migliorare.

Attualmente la fonte idroelettrica copre circa un quarto della domanda interna e l’obiettivo del governo indiano è quello di mantenersi su questa quota anche nel medio e lungo periodo, grazie a nuovi massicci investimenti che dovrebbero portare la potenza complessiva installata a 150.000 MW.

Si stanno muovendo anche le altre rinnovabili. Al 31 marzo 2010 risultavano connessi in rete poco meno di 17.000 MW di renewable power (11.800 di eolico, poco più di 2.700 di piccolo idroelettrico al di sotto dei 25 MW, 1.300 di cogenerazione da biomasse). Trascurabile l’apporto del solare fotovoltaico che, tuttavia, riguadagna in parte terreno se si considerano gli impianti off-grid.

Le opzioni di sviluppo, già nel breve periodo, restano piuttosto ambiziose. Il Ministry of New and Renewable Energy ha confermato l’obiettivo aggressivo di tagliare il traguardo dei 25.000 MW da rinnovabili installati entro la fine del 2012. In una prospettiva di medio-lungo termine, grandi aspettative si concentreranno sul fotovoltaico (20.000 i MW attesi per il 2022).

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