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PAUSA-ENERGIA
 
L’italia del 1960 cresceva più della Cina del Duemila Stampa E-mail

di Danilo Corazza


La lunga marcia... e la memoria corta. È davvero curioso riscontrare tanto sincero stupore in molti commentatori economici - in particolare energetici - chiamati a prendere in esame il fenomeno cinese. In fondo, è solo un déjà vu.
Certo, gli ordini di grandezza della Grande Muraglia fanno spavento, e non potrebbe essere diverso: la popolazione locale si misura in Giga (giusto per scomodare un termine caro al comparto elettrico).
Ma i tassi relativi di crescita del Pil - come dei consumi energetici, della diffusione di mezzi di trasporto, della domanda di petrolio, della generazione termoelettrica... - che oggi possono vantare le migliori economie asiatiche, non sono più eclatanti di quelli che la piccola Italia riusciva a mettere in cascina nei primi anni Sessanta.

Salendo a bordo della macchina del tempo - che ha pure il vantaggio di non emettere un solo grammo di CO2 - e facendo un balzo indietro di mezzo secolo, ecco la situazione che avremmo trovato.
Nel 1960 il Pil italiano segna un più 8,3 per cento, dopo due anni già all’insegna della robusta crescita (più 5,3 e più 6,6 per cento). Per tutto il periodo 1958-1963 il tasso di sviluppo medio della nostra economia si attesta attorno al 6,3 per cento. È il cosiddetto miracolo italiano. Dalle catene di montaggio tricolori escono dati che - fatte le dovute proporzioni e ben consapevoli del diverso contesto economico e sociale - oggi farebbero impallidire la stessa Cina e relegherebbero questa nazione tra i Paesi a crescita media. Assurdo? Non proprio...

Lancio agenzia Ansa del 28 agosto 1960: L’indice della produzione industriale nel mese di maggio ha segnato un aumento del 9,2 per cento rispetto al mese precedente. Comunicato della stessa agenzia, dell’11 ottobre: Nel primo semestre di quest’anno la produzione è aumentata del 17 per cento e le esportazioni del 40 per cento. E ancora, 30 gennaio 1961, nota di agenzia sempre a firma Ansa: Nel 1960 gli autoveicoli nuovi di fabbrica sono stati 731.182 contro i 473.833 dell’anno precedente, con un incremento del 54,5 per cento.
A due anni di distanza, nel 1963, risulteranno a listino 68 modelli di autovetture, a conferma di come le quattroruote, nel giro di un solo lustro, fossero diventate a tutti gli effetti un bene di massa. In molti oggi conservano un ricordo, magari sbiadito, di quel miracolo italiano. Pochi però rammentano la vera portata di quei numeri e come gli stessi osservatori stranieri guardassero all’Italia allora come a una case history di interesse planetario. [...]

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