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Azzone: “Ricerca e aziende, un incontro vincente ma da fare” Stampa E-mail

di Davide Canevari


A poche settimane dalla nomina a Rettore del Politecnico di Milano, raccogliendo l’invito ad entrare a far parte del Consiglio scientifico di Nuova Energia Giovanni Azzone aveva dichiarato: “Sarà per me un piacere partecipare con qualche pensiero Giovanni Azzone, Rettore del Politecnico di Milanoriguardante i temi dello sviluppo sostenibile di cui mi sono sempre occupato...”.
Pensieri che si sono concretizzati in questa ampia intervista di scenario che apre il primo numero dell’anno 2011 e offre numerosi spunti di riflessione. Non solo al mondo dell’energia in senso stretto.


Professore, tanto per cominciare…
Il suo insediamento coincide con una fase di profonda trasformazione nel mondo dell’università. Sicuramente non le tremano i polsi, ma come si governa, in questo contesto, un Politecnico?

**Sì, mi metto al timone in un periodo difficile, di tagli pesanti. La mia però non è la battaglia di un singolo ma di una squadra, della totalità delle persone che al Politecnico di Milano vivono e lavorano. Per avere successo, sono convinto che sia essenziale una visione condivisa degli obiettivi e delle priorità che dovranno caratterizzare le nostre azioni nei prossimi anni. Tra queste, ad esempio, il consolidamento del rapporto con il territorio, il rafforzamento del nostro ruolo internazionale, il sostegno alla ricerca di base e alle sue applicazioni, la promozione della interdisciplinarietà e lo sviluppo di infrastrutture tecnologiche.


Torniamo al tema caldo della riforma dell’università...
**Essa è, allo stato attuale, un cantiere aperto, i suoi risultati dipenderanno molto dai decreti attuativi che saranno realizzati nei prossimi mesi. È essenziale, per il Politecnico, che la riforma consenta sempre più ai nostri atenei di competere a livello internazionale: speriamo, quindi, che vengano rafforzate l’autonomia nel reclutamento dei docenti (consentendo condizioni competitive con quelle delle principali università del mondo) e la rilevanza del merito nell’attribuzione delle risorse pubbliche agli atenei. Alcuni aspetti della riforma fanno in questo senso ben sperare.

Il suo Ateneo si colloca nella regione italiana più produttiva, che vanta assoluti livelli di eccellenza europea. In un momento economico problematico, quale contributo può dare il Politecnico di Milano alle sfide della globalizzazione?
**Il Politecnico deve considerare l’Europa come il proprio bacino di interesse più naturale: solo in questo modo può diventare interlocutore di atenei e imprese localizzati in altre aree del mondo come gli Stati Uniti, la Cina, il Brasile o la Russia e contribuire così alla competitività del Paese. Se riusciremo a essere una porta di comunicazione tra l’Italia e l’Europa potremo davvero giocare un ruolo chiave per il nostro Paese e per la Lombardia.
Più in dettaglio, una Università come la nostra può rappresentare un motore di sviluppo territoriale attraverso due strade principali. La prima riguarda l’attrazione e la formazione di capitale umano che proviene da tutto il mondo. In questo modo possiamo irrobustire le competenze delle nostre imprese e creare figure professionali che possono affiancarle nel processo di internazionalizzazione.
Poi, la collaborazione nella ricerca. Per noi, il rapporto con l’impresa è strategico. Io vorrei sempre più costruire con le imprese più innovative vere e proprie partnership, in cui elaborare strategie congiunte, facendo sempre più lavorare insieme ricercatori dell’università e delle imprese.

             
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Born in Milan in 1962, Giovanni Azzone was recently elected Rector of Milan Polytechnic University for the four-year term 2011 to 2014. Member of the Scientific Council of Nuova Energia, he will be heading right the same university where in 1986 he got a degree cum laude in Industrial engineering specializing in related economics and management.
“I am taking the wheel in a very difficult moment, with huge cuts taking place” says Azzone. “However, mine is not a one-man battle; I am supported by a team made of the people whose life and work revolve around this University. Our objectives include the strengthening of our relations with the territory, the enhancement of our international role, providing better support to basic research and related applications, promoting cross-disciplinarity, and developing technological infreastructures”.
As for Polimi univeristy’s international dimension, the rector emphasises that “Europe has to be looked at as the place from where interest in our university can arise naturally: that’s the only way in which it can establish dialogue with foreign universities and companies located in the US, China, Brazil or Russia, thus contributing to enhancing our country’s competitiveness”.
“If we succeed in acting as a communication gate between Italy and Europe” says Azzone “we will definitely be able to play a key role for our country and for the Lombadia Region”. The relations with the world of production are vital for a Polytechnic University; indeed “ I wish I will be able to build real partnerships with the most innovative businesses, to define joint strategies through enhancing joint working between university researchers and businesses”.
And Milan could not but pay special attention to the energy sector. “Our choice to create an Energy Department, tackling the energy issues and their various environmental, economic and structural aspects, is a strategic one, especially now that our country and the world alike are paying increasing attention to developments in the energy sector, from the use of renewables to a rationalized use of energy”.
The rector also shared his view on the role The Politecnico could play in case of a nuclear energy comeback in Italy. “We are getting ready for it. We are currently nearing completion of new labs for research in the nuclear field, to build which we have invested 12 million euros from our own resources; I guess this is the best proof of our commitment towards this issue”.
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Come si conciliano le esigenze di una competizione ormai su scala planetaria e di una necessaria attenzione al territorio in ambito strettamente locale?
**Fare network a livello locale è un buon presupposto per proporsi in modo molto più convincente su scala mondiale. Unire punti di forza complementari a mio parere è sempre più necessario e importante.


È più difficile preparare o formare? In alti termini, acquisite delle conoscenze come inserirle in un contesto più ampio sotto il profilo economico e sociale?
**Gli studenti devono imparare non solo la teoria ma anche a lavorare insieme a progetti specifici. Le competenze tecniche dei nostri studenti devono essere affiancate da una nuova capacità di saper lavorare a contatto con figure professionali diverse, dovranno sempre di più impossessarsi di linguaggi diversi, imparare a lavorare su tavoli multidisciplinari e misurarsi con culture differenti. Questi sono aspetti che ritengo importantissimi, tanto da occuparmene in prima persona.
Anche dal punto di vista della formazione, il rapporto con il mondo produttivo è fondamentale, i nostri programmi didattici prevedono stage e tirocini in azienda e la stessa offerta formativa è pensata anche in funzione delle richieste del mondo del lavoro.


Quale porzione occupano l’energia e l’ambiente nella vostra didattica?
**Una porzione consistente e trasversale, che va dalla Scuola di Ingegneria Civile, Ambientale e territoriale alla Scuola di Ingegneria Industriale, dalla Scuola di Architettura Civile a quella del Design.


E come valuta la scelta di aver costituito un apposito dipartimento?
**La scelta di creare un Dipartimento di Energia, dedicato all’energia e alle differenti prospettive ambientali, economiche e strutturali, appare strategica in un momento in cui l’attenzione nazionale e mondiale è sempre più rivolta alle evoluzioni dello scenario energetico; dall’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile al risparmio e all’uso razionale dell’energia.


Energia, trasporti, edilizia, logistica, sono aspetti sempre più legati e interconnessi tra loro, in una logica di sviluppo sostenibile. Come si dovrebbe gestire, secondo lei, questa crescente complessità?
**È un tema per noi strategico. Ci stiamo lavorando attraverso tavoli, interni all’Ateneo e/o aperti all’esterno, su specifici problemi. Credo che operare su un problema aiuti a superare le barriere disciplinari e questo oggi è essenziale per identificare soluzioni veramente innovative.


Parliamo di efficienza energetica e di uso razionale delle risorse. Considera il suo Ateneo un esempio virtuoso?
Riuscite anche a mettere in pratica i consigli che fornite come formatori?
**Non partiamo da zero, sono già stati effettuati vari interventi ma pochi e isolati. Il mio intento, ed è anche uno dei punti del mio programma, è quello di creare a Leonardo un Campus sostenibile, a impatto zero. L’intervento è fondamentale e richiede un progetto di riqualificazione degli spazi a disposizione degli studenti e dei docenti e di miglioramento della qualità energetica e ambientale degli edifici.
Se vogliamo migliorare la nostra posizione nel GreenMetric Ranking of World Universities (che ci vede intorno al settantesimo posto) non possiamo più ignorare questo aspetto. Il Campus Leonardo deve diventare un biglietto da visita per il Paese.


Domanda e offerta. Oggi tra un neolaureato e un’azienda è possibile un incontro di reciproca soddisfazione? E a quali condizioni?
**Senz’altro sì. I nostri laureati trovano lavoro in tempi brevi e la ragione di questo successo sta nella solida formazione di base che, accompagnata da una formazione specialistica adeguata, crea una figura professionale dotata di alta flessibilità nelle competenze e quindi adatta alle esigenze di un ambiente competitivo sempre più globale e dinamico.
Questo è testimoniato dalle nostre indagini occupazionali e dalle attività del Career Service di Ateneo. Nato nel 2005, questo servizio offre costante supporto e guida a studenti e laureati per tutti gli aspetti legati alla carriera professionale e conta 1.500 aziende convenzionate per stage e 4.500 stage effettuati in un anno.
Anche l’enorme successo delle giornate dedicate al recruitment testimonia l’interesse del mondo del lavoro per i nostri laureati.


Una nota, ce lo auguriamo, non (troppo) dolente: il reperimento delle risorse. Quale ruolo possono giocare i privati? Fatte le debite distinzioni, con i 25 milioni di euro destinati al restauro del Colosseo che cosa si sarebbe potuto fare…?
**Con il continuo ridimensionamento dei trasferimenti statali, l’autofinanziamento è fondamentale se vogliamo continuare a garantire standard elevati, sulla didattica e sulla ricerca. Nel 2009 la quota di autofinanziamento del Politecnico di Milano ha raggiunto 70 milioni di euro, di cui metà da bandi competitivi e metà dal trasferimento tecnologico della ricerca. Se si considera anche l’apporto della Fondazione Politecnico, dei consorzi e degli spin-off si superano i 120 milioni annui.
Non possiamo però accontentarci di quanto fatto sinora. Il mio intento è quello di dire basta alle collaborazioni occasionali e di programmare a lunga scadenza, dando più spazio a intese di medio-lungo periodo con tutti i nostri partner, pubblici e privati che siano. Il nostro modello è l’intesa firmata nel 2008 con Eni che ha consentito sia a noi che a loro di migliorare il posizionamento mondiale della ricerca nel settore petrolifero.















E i 25 milioni per il restauro del Colosseo...
**Se cominciamo a comprendere che i finanziamenti all’università, come quelli alla cultura, possono essere un investimento che si ripaga, possiamo restaurare il Colosseo e allo stesso tempo, potenziare l’università.
Io per cominciare chiedo dieci milioni per attirare 40 docenti stranieri e dare al Politecnico di Milano quel tocco di respiro internazionale in più di cui si avverte la mancanza. È la mia prima richiesta ufficiale da Rettore a Istituzioni e imprese.


Quando sente parlare di fuga dei cervelli qual è la sua prima reazione?
**Se vogliamo giocare un ruolo di rilievo a livello internazionale credo che sia inevitabile che i nostri cervelli fuggano all’estero, soprattutto se vengono offerte loro occasioni migliori di quelle che possiamo offrire in Italia.
Noi stessi suggeriamo e cerchiamo di agevolare esperienze di studio e ricerca all’estero, cercando però di attirare da noi cervelli stranieri, per uno scambio proficuo di competenze e la creazione di reti di relazione.
In questo modo puntiamo a creare degli “ambasciatori” per il sistema Paese che possano poi rappresentare un interlocutore naturale per le imprese italiane.


Oggi, chi fa e chi finanzia la ricerca in Italia? È solo una questione di fondi o, anche, di organizzazione degli indirizzi generali?
**Le università italiane hanno un ruolo centrale nella ricerca e il Politecnico sicuramente produce ricerca di qualità, come dimostrato anche dalla Peer review cui ci siamo sottoposti. Per me puntare sulla ricerca significa non trascurare la ricerca di base e le sue applicazioni, favorire la collaborazione tra le diverse discipline e sviluppare le nostre infrastrutture. In Italia sono molti i centri di ricerca con i quali collaboriamo, il CNR e l’IIT ad esempio e molti altri. Ma non solo in Italia; abbiamo infatti collaborazioni con importanti università straniere, dal MIT alla Princeton University, dal Brasile all’India…
Una buona parte del finanziamento alla ricerca arriva dall’Unione europea e da agenzie internazionali. Uno dei nostri obiettivi è quello di intensificare ulteriormente la partecipazione a Progetti comunitari, questo anche per migliorare il nostro posizionamento nella comunità scientifica internazionale.
La ricerca però deve guardare al mondo produttivo, anche il privato deve considerare i grandi centri di ricerca e l’università come una risorsa, sia a breve che, soprattutto, a medio-lungo termine. Occorre, come detto prima, creare delle vere e proprie partnership su progetti di interesse comune sia con l’impresa sia con le Istituzioni. Non si tratta solo di reperire fondi, ma di fare vera innovazione per il progresso del Paese.


Il Politecnico di Milano vanta nel nucleare una prestigiosa tradizione cattedratica. E se l’atomo dovesse davvero ritornare in Italia?
**Ci stiamo preparando. Oggi, stiamo completando dei nuovi laboratori per le ricerche nel campo del nucleare, su cui abbiamo investito 12 milioni di euro di risorse proprie. Credo che, in questo periodo, sia la migliore testimonianza del nostro impegno sul tema.


Due domande secche. Gli studenti arrivano preparati al Politecnico?
**Le nostre aspiranti matricole provengono un po’ da tutti i tipi di scuola media secondaria e noi da tempo siamo proattivi nella creazione dei rapporti con le scuole. La loro preparazione è senz’altro migliorata da quando organizziamo incontri e attività (corsi di matematica on line, summer school, testi distribuiti gratuitamente per affrontare il test di ingresso, giochi di orientamento come University Explorer, eccetera) che preparano i ragazzi all’università.
Certamente con l’introduzione del test anticipato di ingegneria abbiamo ottenuto un livello di qualità dei nostri studenti superiore al passato e, in generale con il test, una riduzione significativa degli abbandoni al primo anno. Il TOL si può sostenere da marzo a luglio e può essere ripetuto integralmente o nelle sezioni in cui si evidenziano carenze formative.
Quello che noto, in generale, è che la “generazione internet” è dotata di una minore capacità di sintesi e di impostazione dei problemi rispetto al passato, compensata però da una maggiore capacità di acquisire informazioni in tempi estremamente ridotti e una dimestichezza innata con le tecnologie e le logiche di rete. Forse proprio perché le tecnologie digitali, i motori di ricerca e Internet inducono a trovare risposte immediate, non sono più abituati a concettualizzare il problema ma ad affrontarlo con una certa fretta, senza metodo e rigore, che per me, invece, pur amando le tecnologie, sono fondamentali.


La laurea breve avrà lunga vita?
**Dalle nostre indagini sull’occupazione risulta che il 70 per cento dei laureati triennali che non prosegue gli studi trova lavoro entro tre mesi, in particolare nelle edilizie (sia in campo architettonico, sia ingegneristico), nelle ingegnerie informatica e meccanica, nel design. Il mondo del lavoro, quindi, mostra un interesse nei loro confronti e per garantirgli percorsi di carriera attraenti è necessario che il Politecnico offra anche la possibilità di una formazione continua, favorendo il costante aggiornamento professionale dei nostri laureati.


Sostenibilità: solo uno slogan (e un onere) o un valore effettivo? E a quali condizioni?
**È un valore effettivo, è importante però che sia coniugata contemporaneamente in tutte e tre le sue dimensioni: quella ambientale, quella sociale e quella economica.


Expo 2015: quale ruolo per il Politecnico di Milano?
**Il Politecnico di Milano ha messo e metterà a disposizione di Expo 2015 le sue competenze in campo energetico, logistico e delle costruzioni. Milano si gioca molto con Expo, e vogliamo rischiare anche noi.
Un progetto, anche se ambizioso, a cui tengo molto è quello di creare un nuovo rapporto tra Università e Città. Vorrei che il Politecnico diventasse un soggetto più bravo a chiedere ma anche a dare. Che cosa? Informazioni, competenze, conoscenze, al mondo delle imprese ma anche della politica. Siamo un’istituzione pubblica e credo che sia nostro dovere supportare il Comune, la Regione, le imprese quando sono alle prese con problemi che affrontiamo tutti i giorni dal punto di vista scientifico. Un’altra sfida che mi pongo è quindi quella di sviluppare in Ateneo un Osservatorio su Milano, un laboratorio che sia davvero un luogo strutturale di confronto con la città dove occuparci di urbanistica, traffico, energia…
Mi piacerebbe che il banco di prova fosse proprio Expo 2015.

 
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