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L’europa libera dalla liberalizzazione? Stampa E-mail

a cura di geipeg









Mi sono chiesto se tra le vittime della crisi planetaria potrebbe esserci anche la liberalizzazione dei mercati energetici europei.
Difficile dare una risposta certa e univoca a questa domanda. Mi sento un po’ Amleto… Quando l’economia prospera, i mercati sono in crescita e la mano invisibile di Adam Smith crea opportunità, il consenso sul fatto che le liberalizzazioni siano una cosa buona è giusta è pressoché unanime.
Sì, è così fin tanto che gira tutto bene!
Infatti, quando i mercati cominciano a muoversi in controtendenza, prevalgono la stagnazione o la recessione, la crisi assume aspetti di particolare gravità, allora il virtuoso presupposto di partenza rischia di invertirsi. Le liberalizzazioni non sono più viste come strumento di stimolo e prevale invece la tentazione di trasformarle in una semplice scorciatoia per fare cassa. In quest’ottica, ad esempio, l’attuale posizione della Grecia merita di essere valutata con particolare attenzione.
Provaci allora.
Ci ritorno dopo, ora sto pensando ai cugini d’Oltralpe. Mi preme ricordare che nei passaggi più difficili delle crisi economiche e finanziarie i singoli Stati sono naturalmente indotti a promuovere comportamenti protezionistici. Ecco un esempio evidente: l’approvazione in Francia, lo scorso aprile, della legge NOME (Nouvelle Organization du Marché Electrique). In estrema sintesi, questo provvedimento si presenta come una misura adottata per garantire alle utenze industriali una fornitura dell’elettricità a prezzi molto concorrenziali. Ma è chiaro che l’obiettivo finale è di accrescere la competitività del sistema produttivo locale. [...]

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