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Gnudi: “Nucleare e rinnovabili? Tecnologie complementari non antagoniste” Stampa E-mail

INCONTRO CON IL PRESIDENTE DI ENEL

di Danilo Corazza

Piero Gnudi, presidente ENEL
Sono passati dieci anni dall’avvio del processo di liberalizzazione in Italia e proprio a Piero Gnudi, presidente di Enel, spetta di diritto il compito di trarre un primo bilancio del percorso finora intrapreso dal Sistema Paese.
“Il nostro Paese - commenta Gnudi - è stato in prima fila nel processo di liberalizzazione del settore elettrico, iniziato in Europa alla fine degli anni novanta. Oggi l’Italia rappresenta la nazione con uno dei mercati elettrici più liberalizzati in assoluto”.
“Ciò nonostante, i costi della bolletta continuano a essere più elevati rispetto a quelli dei nostri vicini europei. Questo perché il mix di generazione italiano - rispetto alla media Ue - è sbilanciato sulle fonti più costose.
La concorrenza da sola non può compensare gli effetti di un mix di generazione troppo dipendente dal gas, privo di nucleare e con una quota ancora insufficiente di carbone.
Una situazione di squilibrio che oltretutto costituisce un grave fattore di rischio per la nostra stessa sicurezza negli approvvigionamenti di materie prime energetiche. L’Italia, va ricordato, è il Paese in Europa che maggiormente dipende dall’estero per le forniture energetiche, con un 85 per cento di dipendenza contro la media europea del 53 per cento. Enel sta da tempo lavorando per allineare il mix italiano a quello europeo, grazie al carbone pulito, alle rinnovabili e - in prospettiva - al nucleare”.
“In Italia - aggiunge Gnudi - con un mix equilibrato costituito da un 30 per cento di fonti rinnovabili, 25 per cento di carbone pulito, 25 per cento di nucleare e la restante parte di gas, potremmo allineare la bolletta delle famiglie e delle imprese a quella media europea, con una riduzione del 20-25 per cento, limitando allo stesso tempo tutti i tipi di emissioni”.




Sembra che anche per Enel il processo di liberalizzazione abbia rappresentato un’ottima occasione di crescita e che oggi l’azienda sia più forte e competitiva...
Il forzato dimagrimento imposto a Enel ha comportato la cessione di 15mila MW, la potenza installata di un Paese come il Belgio, e la perdita delle reti e dei clienti nelle principali città italiane. L’azienda, per continuare a crescere, ha dovuto guardare oltre i confini. Con le acquisizioni in Spagna, in Russia e nell’Est Europa, Enel è oggi un gruppo radicato in 40 Paesi di quattro continenti. È il secondo operatore europeo per capacità installata e il primo operatore privato in America Latina. Contiamo su oltre 95.000 MW di capacità produttiva, di cui circa la metà è fuori dei confini nazionali, così come oltre metà dei nostri 61 milioni di clienti e dei circa 80 mila dipendenti.

Enel ha raggiunto una sua dimensione ottimale per competere a livello internazionale, oppure sono allo studio nuove acquisizioni o accordi?
Enel ha completato il suo processo di trasformazione da monopolista italiano a grande gruppo internazionale. La diversificazione tecnologica e geografica che abbiamo conseguito ci consente di sfruttare importanti sinergie ed economie di scala e di ridurre i rischi, operando in Paesi caratterizzati da assetti regolatori tra loro molto diversi.
I buoni risultati raggiunti nelle principali aree in cui siamo presenti ci hanno permesso di creare valore per i nostri azionisti, anche in un contesto economico difficile e sfidante come quello che stiamo vivendo. Ma l’Italia rimane al centro della nostra strategia: lo dimostrano le dimensioni del nostro impegno e degli investimenti in nuove infrastrutture e in progetti di ricerca e innovazione sul territorio nazionale.

«Nel settore dell’energia
non ci possono essere contrapposizioni di tipo ideologico. Un Paese come il nostro
ha urgente bisogno di riequilibrare il proprio mix energetico,
se vogliamo che...»

Soprattutto nel settore energia, un pesante vincolo allo sviluppo di nuovi progetti sembra essere quello di un quadro normativo poco chiaro e di regole in continua evoluzione. Quanto pesano queste due variabili? Quanto è migliore la situazione in altre nazioni nelle quali siete protagonisti?
Il compito della politica è essenziale per sostenere qualsiasi scelta strategica in campo energetico. Progetti estremamente complessi, investimenti infrastrutturali ad elevata intensità di capitale necessitano di un quadro legislativo e regolatorio chiaro, trasparente e soprattutto stabile nel tempo. Inoltre, tutte le infrastrutture energetiche indispensabili per lo sviluppo del Paese necessitano di tempi autorizzativi certi e ragionevoli, per non compromettere e scoraggiare gli investimenti dei privati.
Il settore delle fonti rinnovabili, per esempio, risente di un’eccessiva burocrazia e di una complessità normativa che ostacola la diffusione di queste tecnologie; lo testimonia il fatto che, per accorpare in un’unica raccolta le norme nazionali e comunitarie, le varie circolari e risoluzioni, le sentenze e le leggi regionali in materia di rinnovabili, è servito un volume di oltre 1.600 pagine.
Anche il progetto di rinascita nucleare italiano costituisce un esempio attuale e concreto della necessaria complementarietà tra Stato e mercato. Per soddisfare la metà del fabbisogno di potenza nucleare indicata dal governo, Enel-EdF prevedono investimenti per circa 18 miliardi di euro; un’opportunità di rilancio dell’industria, dell’occupazione e dell’economia italiana, che coinvolge oltre 500 aziende del sistema confindustriale nonché gli apparati di formazione e di ricerca.

Enel crede davvero in un ritorno del nucleare nel nostro Paese, e a quali condizioni? C’è chi afferma che già oggi l’Italia faccia i conti con un eccesso di capacità produttiva...
Innanzitutto è importante comprendere che quando si parla di generazione elettrica bisogna necessariamente guardare ad un orizzonte temporale di lungo periodo. Inoltre, già oggi siamo il Paese con il maggiore import netto d’Europa, con circa il 14 per cento del fabbisogno di energia elettrica nazionale soddisfatto dalle nazioni vicine.
Il ritorno all’atomo potrebbe consentire all’intero Sistema Italia una riduzione dell’import e un allineamento alle strategie energetiche di medio-lungo termine adottate dai principali Paesi industrializzati del mondo. L’Italia è l’unico tra i G8 che non dispone di questa tecnologia. La rinascita dell’industria nucleare in Italia non sarà tuttavia possibile se non concentriamo l’attenzione sul tema quanto mai importante della gestione del consenso. Il piano nucleare italiano è, infatti, destinato a impegnare il Paese per almeno un decennio in fase di realizzazione e per quasi un secolo in fase di esercizio e di decommissioning a fine vita utile delle centrali, prevista in 60 anni per i nuovi impianti di terza generazione avanzata come quelli che vogliamo costruire in Italia con EdF.
Occorre quindi che sia una scelta ampiamente condivisa, una scelta del Paese e per il Paese: c’è bisogno di sviluppare il dialogo su solide basi scientifiche attraverso la costruzione di un patto informativo corretto, capace di dare risposte alle paure irrazionali che rischiano di formare delle vere e proprie barriere emotive al nucleare. Su temi come lo smaltimento delle scorie radioattive, la sicurezza degli impianti, la tutela della salute e la protezione dei lavoratori e delle popolazioni vicine agli impianti c’è bisogno di ricostruire una cultura del nucleare capace di affermare alcuni concetti chiave: l’esperienza mondiale di oltre mezzo secolo dimostra che il nucleare è una tecnologia sicura, un’alternativa reale alle fonti fossili, un modo efficace per difendere l’ambiente.

Per quale motivo, secondo lei, si continua a mettere in contrapposizione rinnovabili e nucleare?
Una soluzione unica ai problemi energetici del mondo non esiste. Tutte le tecnologie vanno sviluppate contemporaneamente: ognuna di esse risolve un aspetto specifi- co, nessuna è in grado di affrontarli tutti con successo. Nel settore dell’energia non ci possono essere contrapposizioni di tipo ideologico. Un Paese come il nostro ha urgente bisogno di riequilibrare il proprio mix energetico, se vogliamo che il costo della bolletta, che pesa soprattutto sul sistema delle imprese, scenda a livello dei nostri vicini europei. Nucleare e rinnovabili non sono e non possono essere tecnologie antagoniste, sono complementari.
Gli impianti fotovoltaici ed eolici, per loro natura, hanno una capacità di generazione intermittente e non sono programmabili rispetto alla domanda di energia. A fianco delle tecnologie rinnovabili, che senza dubbio avranno un peso crescente nel sistema energetico del futuro, è quindi indispensabile una quota di energia da fonte nucleare in grado di generare elettricità in ogni ora, in ogni giorno dell’anno. E non dimentichiamo che è l’unica tecnologia immediatamente disponibile, in grado di abbattere in modo estremamente consistente le emissioni di CO2.
Tutte le tecnologie vanno impiegate, nessuna esclusa: rinnovabili, nucleare, carbone pulito e gas, in quote simili. È l’unico modo per affrontare seriamente la soluzione di quella che chiamo l’equazione energetica: avere energia abbondante, sicura, sostenibile e a costi ragionevoli. Continuando nel frattempo a sostenere la promozione del risparmio energetico e dell’efficienza, sia sul fronte della generazione sia dei consumi finali, e degli investimenti in progetti di ricerca e innovazione.

Siete soddisfatti degli esiti dell’operazione Enel Green Power?
Assolutamente sì. È stata un’operazione coraggiosa in un periodo di crisi dei mercati, qual è quello che stiamo attraversando. Ma eravamo certi del valore e dell’unicità di Enel Green Power, in un panorama che vede i diretti competitor operare quasi esclusivamente nell’eolico e con una presenza geografica molto limitata. La nostra società verde può invece contare su un mix tecnologico ben bilanciato, con un load factor medio del 44 per cento rispetto al 26 per cento degli altri operatori: grazie all’idroelettrico e al geotermico i nostri impianti, a parità di megawatt, lavorano molte più ore producendo quindi molti più megawattora.

«Progetti estremamente complessi, investimenti infrastrutturali
ad elevata intensità di capitale necessitano di un quadro legislativo
e regolatorio chiaro, trasparente e soprattutto stabile nel tempo»

Inoltre, EGP è presente in 16 Paesi, ciò che la pone al riparo da rischi regolatori, e ha una scarsa dipendenza dagli incentivi governativi che pesano per meno di un terzo dei suoi ricavi. Tutto questo i risparmiatori l’hanno compreso, tanto da generare la più alta domanda retail degli ultimi 10 anni. Un motivo di grande soddisfazione per me, unito al fatto che una larga parte di questa richiesta è venuta dagli azionisti Enel, a riprova che Enel rappresenta un’azienda affidabile per i propri azionisti.


Nel percorso di avvicinamento a un’economia realmente low carbon, la CCS può davvero rappresentare una valida strada, già nel breve e medio periodo?
Enel sta mettendo in campo tutti gli strumenti a disposizione per combattere il cambiamento climatico. Uno di questi è sicuramente la tecnologia di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica (CCS): tutte le stime più accreditate prevedono per molti decenni ancora un ruolo importante dei combustibili fossili nella generazione. Per questa ragione siamo in prima linea nella sperimentazione su scala industriale delle principali tecniche di CCS: ci stiamo concentrando, in particolare, sulla post combustione che sembra essere la più promettente e in grado di dare i migliori risultati nel breve periodo. Abbiamo realizzato a Brindisi uno dei pilots più grandi al mondo e abbiamo intenzione di realizzare, a Porto Tolle, un impianto dimostrativo su scala industriale che ha già ottenuto il riconoscimento dell’Unione europea.
Oltre che allo sviluppo della CCS, stiamo lavorando per implementare nuove tecnologie che aumentino l’efficienza delle rinnovabili, riducendone i costi di produzione, e migliorino le prestazioni, anche ambientali, degli impianti che impiegano combustibili tradizionali. Sottolineo, infine, l’impegno per il ritorno dell’Italia al nucleare che, ricordo, è anch’essa una tecnologia che abbatte tutte le emissioni, compresa l’anidride carbonica.

In questi ultimi mesi si è molto riscaldato il dibattito sull’attuale sistema di incentivazione alle rinnovabili (non solo in Italia, ma anche - ad esempio - in Francia). In fin dei conti, per il Sistema Paese è più un costo o un guadagno?
È un fatto che oggi gli incentivi alle rinnovabili pesino sulle bollette, ma è altrettanto certo che senza sistemi d’incentivazione almeno alcuni settori delle rinnovabili non sarebbero potuti decollare. Mi riferisco segnatamente all’eolico, che grazie al sostegno avuto oggi si appresta a raggiungere la cosiddetta grid parity, tanto che in alcuni Paesi del mondo dove c’è abbondanza di vento non è più incentivato. Il fotovoltaico, invece, ha ancora bisogno di incentivi per affermarsi come fonte in grado di reggersi sulle proprie gambe. Ma anche in questo caso, grazie alle nuove tecnologie e all’aumento della concorrenza, il costo dei pannelli è sceso costantemente negli ultimi anni. È quindi giusto che, via via che le tecnologie migliorano e i costi di produzione scendono, si riducano anche gli incentivi, come sta facendo l’Italia.

La ricerca sembra essere una nota dolente per l’Europa, e in particolare per l’Italia. Anche in questo settore il destino è quello di cedere il primato ai Paesi emergenti dell’Asia? Quali sono i principali progetti che vedono impegnato il gruppo Enel?
Nei prossimi anni, coerentemente con le linee strategiche sinora adottate, dovremo impegnarci per mantenere la leadership nei mercati di riferimento, perseguendo l’eccellenza operativa e continuando a investire in innovazione, in particolare nelle tecnologie per la cattura e lo stoccaggio della CO2 cui accennavo prima, nelle smart grid, nel solare termodinamico ad alta concentrazione e nella diffusione della mobilità elettrica. In ognuna di queste tecnologie abbiamo posizioni di eccellenza a livello europeo, se non mondiale.

«È un fatto che oggi gli incentivi alle rinnovabili pesino sulle bollette, ma è altrettanto certo che senza sistemi d’incentivazione almeno alcuni settori delle rinnovabili non sarebbero potuti decollare»

Nelle smart grid, ad esempio, con un investimento di oltre 2 miliardi di euro, abbiamo realizzato il più grande progetto infrastrutturale del Paese dell’ultimo decennio: il sistema telegestore, con oltre 32 milioni di contatori elettronici oggi tutti telegestiti e teleletti. Una realizzazione unica la mondo per qualità e dimensioni, che ci ha consentito di assumere il ruolo di guida nei principali progetti dell’Ue per lo sviluppo delle reti intelligenti. Nel solare termodinamico, insieme ad Enea, abbiamo realizzato a Priolo (Siracusa) la prima centrale al mondo che integra totalmente un ciclo combinato a gas con un impianto termodinamico che, grazie a un sistema di sali fusi, è in grado di accumulare il calore del sole per produrre energia anche di notte. A Fusina (Venezia), altro primato mondiale con la realizzazione della prima centrale a idrogeno di queste dimensioni.
Concludo questa panoramica sull’impegno di Enel nell’innovazione con la mobilità elettrica, ambito a cui da tempo dedichiamo risorse, entusiasmo e competenze.

Parliamo di un settore che ha un enorme potenziale...
Infatti. E non si tratta solo di ridurre le emissioni di CO2 legate al settore trasporti, che in Europa è responsabile di circa il 25 per cento delle emissioni complessive di gas serra, ma soprattutto le emissioni inquinanti e il rumore nelle nostre città. L’industria automobilistica sta facendo grandi progressi nella produzione di veicoli elettrici e batterie sempre più performanti. Ma per crescere e affermarsi, questi veicoli hanno bisogno di una rete di alimentazione che renda semplice e conveniente il rifornimento di elettricità. È qui che Enel entra in gioco. Forte della sua esperienza ed eccellenza tecnologica nel campo dei contatori elettronici e delle reti intelligenti, ha stretto partnership con alcuni importanti costruttori del settore e con le pubbliche amministrazioni.
Proprio lo scorso 3 dicembre abbiamo firmato il primo accordo regionale in Europa con la Regione Emilia Romagna che si impegnerà con noi nella diffusione della mobilità elettrica, grazie a innovative politiche di regolazione e incentivazione che potranno diventare un modello di riferimento a livello nazionale.

 
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